Devil May Cry 5: Special Edition – Recensione

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Si torna a massacrare demoni in 4K a 60 fps con la complicità di Vergil

Devil May Cry 5: Special Edition – Recensione
Devil May Cry 5: Special Edition – Recensione

Devil May Cry 5: Special Edition è la versione riveduta e corretta dell'ultimo capitolo della saga di Dante e soci, che comprende tutti i contenuti pubblicati fino a oggi e diverse nuove chicche per gli appassionati - non da ultimo, lo spettacolare Vergil.

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La notizia di una riedizione di Devil May Cry 5 non ci ha davvero sorpreso: la serie hack ‘n’ slash tutta brutalità e stile ideata da Hideki Kamiya, del resto, è tutt’altro che nuova a questo genere di operazioni. Bisogna risalire al lontano 2006, che con Devil May Cry 3: Special Edition segna l’inizio di quella che potremmo considerare una sorta di tradizione, portata avanti con costanza. Capita a volte che le cosiddette edizioni migliorate non si sprechino poi tanto a differenziarsi dal materiale originale, riproponendo eventualmente come una versione graficamente migliore e più stabile senza tuttavia fare altra differenza.

DMC, in tal senso, è sempre stata diversa, esagerata potremmo dire, proprio com’è nella sua natura. E dunque già nel 2006 abbiamo visto fiorire nuove difficoltà, nuove boss fight, il Palazzo di Sangue ripreso dal meno apprezzato Devil May Cry 2 ma, soprattutto, un nuovo personaggio giocabile nella forma di Vergil – l’amato/odiato fratello di Dante. Passano gli anni e la serie continua con Devil May Cry 4 nel 2008, al quale quattro anni dopo segue una riedizione in pompa magna della prima trilogia (poi riproposta nel 2018 su PlayStation 4, seppur con risultati un filo poco entusiasmanti).

Nel 2013 la serie tenta il reboot con il mai troppo apprezzato DMC: Devil May Cry, che guarda caso otterrà una riedizione nel 2015 chiamata Definitive Edition, che porterà su schermo i tanto agognati 60fps assieme a non pochi ribilanciamenti e migliorie alla qualità della vita. Sempre nello stesso anno, molto a sorpresa, giunge a sette anni dalla pubblicazione originale Devil May Cry 4: Special Edition, che porta con sé ben tre nuovi personaggi giocabili – Vergil, Trish e Lady. Se all’epoca può aver fatto alzare qualche sopracciglio, vista in retrospettiva ha molto senso data l’uscita di Devil May Cry 5 e la direzione che la storia ha voluto prendere.

Mancherebbe ancora qualcosa alla lista delle riedizioni ma attraverso il nostro viaggio nella memoria siamo arrivati dove volevamo e soprattutto abbiamo contestualizzato la totale assenza di sorpresa nei confronti di Devil May Cry 5: Special Edition. Era solo questione di tempo, che si è perfettamente sovrapposta con il lancio delle nuove console in tutto il mondo. Non ci soffermeremo sulla recensione del gioco in sé, per quella vi rimandiamo all’articolo pubblicato a suo tempo, offrendo invece il giusto spazio a tutti quei contenuti che – per mantenere viva la tradizione di riedizioni ricche e succulente – sono ora proposti.

Cosa rende dunque questa Special Edition tanto speciale? Se dovessimo dare un parere del tutto personale, ci saremmo accontentati anche solo di Vergil e della sua incredibile presenza scenica, ma ovviamente non è tutto qui. Com’è ovvio, ci sono per prima cosa ogni DLC pubblicato nel corso del tempo e i contenuti della Deluxe Edition. Niente per cui strapparsi i capelli, si tratta più che altro di una puntualizzazione.

La prima grande novità è proprio Vergil: il gemello di Dante scende in campo e conquista la scena, perché è fantastico da giocare. Chiunque abbia giocato alla DMC 4: Special Edition si può fare un’idea di cosa lo aspetta. Il set di Vergil è l’iconico di sempre: la katana Yamato, i bracciali e gambali Beowulf e la leggendaria Force Edge (qui Mirage Edge), spada appartenuta nientemeno che a Sparda. Il modo in cui queste tre armi si intercambiano tra di loro per dar vita a una serie mozzafiato di combo non solo è priva di qualsiasi sforzo da parte del giocatore ma, come ci si aspetta da un personaggio che ha fatto la ricerca del potere il suo stile di vita, fuori scala in termini di distruttività.

Vergil dispiega molta della profondità profondità ludica di Dante, ma lo fa con la semplicità stilistica ed espressiva di Nero

Con solo tre armi e uno stile disponibili, Vergil dispiega molta della profondità profondità ludica di Dante ma lo fa con la semplicità stilistica ed espressiva di Nero, per un connubio assolutamente perfetto. Sempre da DMC 4, i giocatori ritroveranno l’indicatore della concentrazione per aumentare non solo la forza d’attacco di Vergil ma anche le mosse. Far salire la concentrazione richiede da parte vostra gestire Vergil esattamente come si comporterebbe: ossia, è vero che subire danni svuota l’indicatore ma lo fa anche un utilizzo sconsiderato degli attacchi e una mancata osservanza dell’approccio di Vergil. Stoico, composto, algido. All’atto pratico vuol dire che verrete premiati se resterete fermi in un unico punto o, al più, se camminerete lenti. Ciò non significa che Vergil non possa davvero muoversi, farà piuttosto uso del teletrasporto per pararsi di fronte ai nemici; un po’ sulla falsariga del Trickster di Dante ma meno limitato e limitante, affinché l’azione non vada mai davvero in pausa.

Questo non deve però portarvi erroneamente a pensare che Vergil sia una copia carbone della controparte di DMC 4, sia perché i veterani della serie non ci metteranno molto a riconoscere alcuni aspetti di DMC 3 sia per quanto riguarda il funzionamento del Devil Trigger. Una singola pressione porterà infatti a generare il suo doppelgänger, il quale si occuperà di copiare le vostre azioni con un ritardo che può essere velocizzato o rallentato a piacere in modo da estendere le combo e infliggere molti più danni. Tenendo invece premuto il comando ci si presenterà davanti in tutta la propria devastante potenza la forma Sin Devil Trigger, tramite la quale Vergil assumerà la sua forma demoniaca completa. Un uso accorto di questa meccanica e dell’indicatore di concentrazione vi permetterà di liberare attacchi brutali, in grado di spazzare via chiunque ma che possono anche essere concatenati per non dare un attimo di respiro ai boss. Insomma, Vergil è devastante tanto quanto divertente ed è stato introdotto al suo meglio: i fan non avrebbero potuto desiderare di più.

Chiuso il capitolo Vergil, le altre due importanti aggiunge a Devil May Cry 5: Special Edition sono rispettivamente la Turbo Mode e la Legendary Dark Knight Mode – entrambe riprese dall’edizione speciale di DMC 4 e piuttosto lineari nella loro espressione. La Turbo Mode aumenta la velocità di gioco del 20% ed è perfetta per quei giocatori che, padroneggiato il gioco, vogliono dar vita a esecuzioni ancora più impressionanti.

Per quanto riguarda la Legendary Dark Knight Mode, si tratta di una difficoltà che segue le orme della ben nota Figlio di Sparda e rafforza moltissimo i nemici sia dal punto di vista dell’offensiva sia dei punti salute. Ma non è finita qui, perché laddove il gioco base vi mette davanti, ad esempio, cinque o sei nemici, questa modalità li decuplica portando il combattimento a uno contro cinquanta o anche sessanta demoni. Se non è questo l’inferno, in Terra e non, cos’altro potrebbe esserlo? Come al solito, si tratta di una modalità per veterani che non vedono l’ora di ritinteggiare lo schermo con sangue e budella demoniache, mantenendo il proprio livello di stile fisso a SSS. Devono giusto pagare un piccolo prezzo di performance non sempre stabile ma, al di là di questo, troveranno qui la massima espressione del massacro.

Le opzioni ray tracing di Devil May Cry 5: Special Edition sono interessanti ma prevedono dei compromessi

A proposito di performance, non potevamo chiudere la recensione senza parlare proprio di quelle migliorie che l’edizione speciale offre grazie alle potenzialità delle nuove console. Va detto che le opzioni a disposizione sono sorprendenti ma persino in questo caso ci sono dei compromessi. Di base, il gioco performa come nell’ormai scorsa generazione ma a una risoluzione migliore: eccoci dunque godere del 4K a 60 fps. A questo bisogna aggiungere due ulteriori opzioni in merito al tanto decantato ray tracing, dalle quali emergono lievi pecche in base alla vostra scelte.

Partendo dalla modalità Ray-Tracing (Grafica), notiamo sensibili migliorie che vanno dai riflessi delle pozzanghere o del vetro a una sorta illuminazione aggiuntiva che va a migliorare gli effetti su schermo come le particelle e la nebbia che rifrange la luce. Splendido a vedersi, in un gioco che già lasciava di stucco nella sua versione “vanilla”, ma paga il prezzo di un frame rate instabile che fluttua dai 60 fps usuali ai 30. Stando così le cose, forse non sarebbe stato male un cap su quest’ultimo valore.

La seconda opzione è Ray-Tracing (Performance), che mantiene solidi i 60 fps ma abbassa la risoluzione a 1080p, con una perdita di nitidezza sugli schermi 4K e delle texture più sporche. Per quanto belle, queste opzioni sembrano più orientate a dare il loro meglio su versioni Pro delle console di nuova generazione. Anche così, tuttavia, si dimostrano interessanti e valide se saprete scendere a compromessi.

Le ultime due osservazioni riguardano anzitutto la possibilità di “sbloccare” il frame rate fino a 120 fps. Il virgolettato è d’obbligo perché non significa che il gioco riesce a raggiungere stabile i 60 fps, bensì che oscilla tra 60 e 120 a un ritmo piuttosto sostenuto. Un televisore che supporta una frequenza di aggiornamento variabile, come quello su cui abbiamo effettuato la nostra prova, ridurrà un minimo i cali ma mai abbastanza, specie considerato che Turbo Mode e Legendary Dark Knight Mode non sono disponibili quando questa modalità o il ray tracing sono attivi.

Il secondo punto a favore riguarda invece la velocità dei caricamenti. Devil May Cry 5: Special Edition sfrutta al meglio gli SSD delle nuove console per accelerare in modo sensibile i numerosi caricamenti che lo costellano: significa che, a dispetto della quantità rimasta immutata, la loro velocità ne risente al punto da non farli durare più di cinque secondi – in alcuni casi anche tre. Una vera e propria boccata d’aria fresca, che va a favore sia della rigiocabilità in generale sia del paesaggio tra una schermata e l’altra o tra le diverse modalità. Qualcosa che, onestamente, troviamo molto più utile rispetto allo sblocco del frame rate.

Conclusioni

Nel complesso, Devil May Cry 5: Special Edition è un pacchetto impressionante, che merita tutta la vostra attenzione se non possedete il gioco originale. Vergil è un personaggio fantastico da sfruttare nel pieno delle sue distruttive potenzialità, che prende il meglio delle sue precedenti versioni di DMC 3 e DMC 4: Special Edition per presentarsi più in forma che mai.

La Turbo Mode, assieme alla Legendary Dark Knight, sono un ottimo stimolo per i veterani che vogliono andare oltre, pur soffrendo la prima di un lieve calo nel framerate. Per quanto riguarda le opzioni di ray tracing, sono altrettanto ottime a patto che sappiate scendere a compromessi e accettiate la loro incompatibilità con le due modalità di cui sopra.

Per il resto siamo di fronte al gioco che abbiamo imparato ad amare, con i suoi pregi e difetti. Devil May Cry 5: Special Edition è più distruttivo, adrenalinico e folle che mai, almeno tanto quanto è gratificante e divertente. Non avete davvero più scuse per non giocarci.

Devil May Cry 5: Special Edition è disponibile da GameStopZing Italia.

Good

  • Vergil è uno spettacolo da giocare
  • Evidenti migliorie grafiche e di risoluzione
  • Le opzioni di ray-tracing si lasciano guardare
  • Turbo Mode e Legendary Dark Knight alzano la sfida

Bad

  • Rispettive pecche per le due opzioni di ray tracing
  • Le due nuove modalità si giocano con dei compromessi
8.3

Imperdibile

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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