Atelier Lulua: The Scion of Arland – Recensione

Alla scoperta di Arland... ancora una volta

Atelier Lulua: The Scion of Arland – Recensione
Atelier Lulua: The Scion of Arland – Recensione

Sintesi, esplorazione e combattimento sono da sempre i punti chiave della serie Atelier, che con questo suo nuovo capitolo si apre ai neofiti come nessun altro gioco aveva fatto prima. Atelier Lulua: The Scion of Arland vi accompagnerà in un nuovo entusiasmante viaggio tra vecchie conoscenze e nuovi incontri.

Data di Uscita:Genere:Sviluppatore:Editore:Versione Testata:

Nel 1997, Gust ha dato il via alla serie Atelier, che con i suoi ben trentasette giochi è arrivata fino a oggi passando attraverso ventidue piattaforme (incluso WonderSwan). A differenza di JRPG standard dove il destino del mondo o qualcosa di similmente grave è in mano a un piccolo gruppo di eroi, i giochi Atelier si concentrano sulle idee di alchimia e sintesi, in genere con storie molto più contenute e personali incentrate su una delle molte protagoniste principali.

La serie Atelier è riuscita, nel corso degli anni, a raccogliere un rispettabile seguito in Occidente senza che lo sviluppatore abbia cercato di cambiare troppi punti chiave per adeguarsi ai gusti del pubblico nordamericano ed europeo. Un’arma a doppio taglio, in un certo senso, ma è anche il motivo per cui la popolarità della serie è in crescita lenta eppure costante: cercate una vera esperienza di gioco di ruolo giapponese? Atelier fa al caso vostro. Ciò non significa che la serie non si sia evoluta dai suoi umili inizi. Atelier Firis: Alchemist of the Mysterious Journey ha introdotto una svolta estremamente interessante che l’ha resa una delle migliori voci della serie, ma anche una delle più complesse, con la seconda metà del gioco un po’ dispersiva rispetto alla prima parte dell’avventura. Gust ha provato a tornare alle origini della serie con Atelier Lydie e Suelle: The Alchemists and the Mysterious Paintings, ma purtroppo il gioco sembrava estremamente limitato rispetto al predecessore. Ed eccoci finalmente ad Atelier Lulua: The Scion of Arland. Qui lo sviluppatore trova la formula alchemica per l’equilibrio perfetto, pubblicando un gioco estremamente divertente sia per i neofiti sia per i veterani della serie.

Atelier Lulua: The Scion of Arland è il quarto capitolo che coinvolge Arland e, in quanto tale, presenta personaggi familiari come le eroine Rorona, Totori e Meruru – assieme a moltissimi altri personaggi secondari. Sebbene la maggior parte dei vecchi personaggi abbia un ruolo importante nella storia del nuovo gioco, è possibile seguirlo e capirlo anche senza aver giocato una delle versioni precedenti. Il nuovo capitolo segue la titolare Lulua, giovane aspirante alchimista e figlia di una precedente protagonista, Rorona. Testarda e forse un po’ troppo confidente nelle proprie capacità, Lulua procede discretamente nell’apprendimento delle arti alchemiche quando a un tratto viene colpita in testa da un pesante libro che si materializza dal nulla. Solo lei può leggere le pagine di questo volume – chiamato “Alchemyriddle” – e le ricette di ciò che le serve cominciano ad apparire magicamente su molte pagine bianche. Armata del misterioso tomo, assieme ai suoi amici e la sua insegnante, Lulua si lancia in un’avventura lungo Arland per scoprire altri segreti di Alcehmyriddle.

La storia non è certo l’aspetto più forte di Atelier Lulua: The Scion of Arland, se non altro a causa della scrittura piuttosto incostante. Nonostante la presenza di molti cliché anime che cominciano a perdere il loro smalto, i personaggi sono simpatici e hanno abbastanza carisma per coinvolgervi nelle varie situazioni che si trovano a vivere. La trama si infittisce mano a mano che i capitoli si susseguono, ma alcune sottotrame e relazioni tra i personaggi non sembrano sviluppate a dovere, e questo rende la narrazione un po’ troppo tirata in alcuni punti, come se gli scrittori avessero esaurito le idee. Parlando di personaggi, l’esperienza sarà leggermente diversa per chi ha giocato la trilogia originale: i nuovi sono senza dubbio affascinanti ma c’è una soddisfazione completamente diversa nel sapere cos’ha fatto Rorona dalla fine del gioco precedente e quanto è cresciuta, solo per fare un esempio. Dato che Atelier Lulua non tenta nemmeno di sintetizzare gli eventi dei giochi precedenti, alcuni riferimenti non significheranno niente per chi non li ha giocati, tuttavia come abbiamo detto l’esperienza resta godibile anche a loro.

La storia non è il punto forte di Atelier Lulua: Scion of Arland

Se la storia non è tra le migliori caratteristiche del gioco, il gameplay di Atelier Lulua: The Scion of Arland è tra i migliori mai visti, grazie al perfezionamento della storica formula della serie. Accessibilità è la parola chiave qui: le cose sono state molto semplificate per abbassare al minimo il livello della noia continuando a garantire la stessa profondità a cui sono abituati i fan storici. Atelier Lulua: The Scion of Arland è un JRPG in tutto e per tutto. Durante l’avventura, che porterà Lulua attraverso tutta Arland, i giocatori avranno accesso a tre diversi hub e una grande varietà di luoghi che vanno dalle foreste ai castelli, alle rovine antiche e altro ancora. Gli hub dispongono di servizi diversi come negozi, locande, atelier per sintetizzare oggetti e via discorrendo. Le aree al di fuori di questi hub offrono molti materiali da raccogliere, pescare ed estrarre, nonché nemici, tutti visibili sul campo.

Il loop del gameplay in Atelier Lulua: The Scion of Arland non è molto diverso da quello visto nelle precedenti voci della serie. Dopo gli eventi della storia, i giocatori devono completare un importante compito di alchimia e, per farlo, devono esplorare il mondo circostante e trovare gli ingredienti corretti. A rendere le cose molto interessanti sono le meccaniche Ancient Tome, che vengono utilizzate per scoprire le ricette dell’alchimia. Dopo ogni evento della storia, Lulua proverà a decifrare i suggerimenti scritti sul tomo, che richiedono ai giocatori di viaggiare in determinati luoghi e ottenere certi ingredienti. Scoperti i suggerimenti, si potrà decifrare quanto scritto sul tomo e sbloccare la ricetta.

Questo sistema è una svolta su quanto già visto nei capitoli più recenti della serie, quindi non è del tutto originale, ma funziona abbastanza bene. La mancanza di un limite di tempo, rispetto al resto della serie Arland, è una caratteristica estremamente gradita, poiché dà ai giocatori più libertà nelle loro attività, soprattutto se vogliono imparare la meccanica dell’alchimia senza doversi preoccupare di una condizione tanto arbitraria. L’alchimia ha, nemmeno a dirlo, un ruolo centrale nel gioco poiché per far avanzare la storia è necessario sintetizzare determinati oggetti. Similmente ai vecchi capitoli della serie, per creare oggetti i giocatori devono raccogliere i materiali giusti, ciascuno con valutazione e qualità differenti. Maggiore è la qualità, migliore sarà il risultato finale. Alcuni materiali godono anche di alcune abilità speciali che possono essere ereditate dall’oggetto alla fine del processo alchemico e aumentarne l’efficacia, sia esso un equipaggiamento o un consumabile in battaglia. Come molte altre funzionalità, l’alchimia è stata semplificata senza perdere la sua profondità e l’assenza dei limiti di tempo consente ai giocatori di approfondirla ancora di più.

Atelier Lulua: Scion of Arland è senza dubbio raccomandato per i fan storici, ma è molto accessibile anche ai neofiti

Per quanto riguarda il sistema di combattimento, non aspettatevi nulla di diverso dalla struttura a turni che ha caratterizzato i capitoli precedenti. In Atelier Lulua: The Scion of Arland i giocatori possono avere fino a cinque personaggi in battaglia, due dei quali di supporto. Solo gli alchimisti usano gli oggetti, pertanto il loro ruolo è il più importante soprattutto durante le battaglie contro i boss. Gli scontri regolari non sono impegnativi ma il ritmo veloce li rende quantomeno divertenti e poco ingombranti sulla lunga distanza. Una nuova caratteristica molto interessante è l’abilità Interrupt, grazie alla quale uno degli Alchimisti può utilizzare un oggetto in qualunque momento durante la battaglia, persino durante i turni dei nemici.

Sotto il profilo tecnico Atelier Lulua: The Scion of Arland è delizioso: il delicato stile artistico ispirato agli anime si adatta perfettamente al tono della narrazione e del gameplay. Quasi non esistono toni scuri, tutto è luccicante e luminoso, e le tonalità assumono un aspetto acquarellato che per certi versi ricorda il bellissimo stile che CANVAS ha sempre adoperato per la serie Valkyria Chronicles. Gli ambienti sono piacevolmente diversi – sia che ci si ritrovi nelle misteriose e avanzate rovine di un’antica civiltà, all’interno di un oscuro vulcano, o lungo i dorati campi di grano accanto a un’umile fattoria – e il ciclo rotante giorno / notte valorizza incredibilmente alcuni panorami. Abbinata alla grafica c’è una colonna sonora che ricorda in qualche modo il fascino della serie Kirby, mentre una serie di tracce rilassanti vi trasportano nel magico mondo di Arland. Non è particolarmente accattivante nel complesso ma merita l’ascolto in cuffia.

Conclusioni

Atelier Lulua: The Scion of Arland si rivela un ottimo capitolo nella serie di lunga data di Gust e, proprio come le ricette di Lulua, siamo di fronte a un prodotto finale raffinato che riflette alcuni dei migliori tratti dei suoi predecessori. Se riuscite a passare sopra a una scrittura non particolarmente brillante e imparate a dominare un sistema di crafting all’apparenza intimidatorio, scoprirete che Atelier Lulua: The Scion of Arland ha molto da offrire con il suo sistema di combattimento sorprendentemente coinvolgente, le splendide località e le gratificanti sezioni di gameplay. Senza dubbio raccomandato per i fan di lunga data della serie, è molto accessibile anche per i neofiti che vogliono conoscere la serie.

Atelier Lulua: The Scion of Arland è un gioco di ruolo molto ben realizzato che sicuramente merita il vostro tempo.

Good

  • Molto accessibile per i neofiti
  • Meccaniche dell'alchimia semplificate
  • Sistema di combattimento coinvolgente

Bad

  • Storia non molto interessante
  • I neofiti mancheranno i riferimenti ai giochi precedenti
7.8

Niente male

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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