11-11: Memories Retold – Anteprima gamescom 18

Una storia che solo i ricordi possono mantenere viva

11-11: Memories Retold – Anteprima gamescom 18
11-11: Memories Retold – Anteprima gamescom 18
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Colonia – È semplice raccontare una guerra passando per la canna di un fucile, seguendo la traiettoria di quel proiettile che farà la differenza fra la nostra vittoria o la sconfitta; è facile parlare della guerra più sporca, quella combattuta tra il fango e il sangue delle migliaia di soldati che sono sacrificati per difendere il proprio Paese, probabilmente inseguendo illusori ideali di fama e gloria che dall’alba dei tempi hanno motivato l’uomo a sfidare la morte a viso aperto. Il nemico non ha volto, è un ostacolo fra noi e il nostro obiettivo, non ci interessa chi lasciamo alle spalle perché abbiamo lo sguardo già volto in avanti, verso il prossimo ostacolo. Cosa succede però quando i dettagli si fanno più definiti e quell’entità astratta prende forma diventando una persona come noi, con una storia, una famiglia da cui tornare, una vita da voler vivere fino all’ultimo respiro? Quando alziamo il velo e ci riflettiamo in uno sguardo come il nostro, quello di chi desidera solamente fuggire da un orrore senza tempo?

Nel 2014 ci aveva pensato Valiant Hearts: The Great War a raccontare gli orrori della Prima Guerra Mondiale, sfruttando uno stile caricaturale che niente aveva tolto alla profondità emotiva del gioco. Questa volta tocca a Bandai Namco, in collaborazione con DigixArt e Aardman (lo studio britannico dietro l’animazione di Wallace & Gromit), raccontare le vicende di due soldati che si arruolano non per scelta bensì per dovere, che non possono opporsi al richiamo della guerra perché c’è qualcosa di più forte a motivarli, ma incapaci di impugnare un’arma per uccidere qualcuno. 11-11: Memories Retold guarda oltre la violenza per regalarci una storia umana: quella di Harry (doppiato da Elijah Wood), fotografo canadese di belle speranze che lascia la sua casa per unirsi al fronte occidentale in Europa inseguendo proprio quei sogni di fama e gloria con cui spera di far colpo sull’amore della sua vita, e Kurt (doppiato da Sebastian Koch), un ingegnere tedesco che dopo aver scoperto della scomparsa di suo figlio in guerra decide di arruolarsi per ritrovarlo.

Nessuno di questi due personaggi è addestrato alla guerra, non siamo davanti a un classico sparatutto ma a un dramma interattivo che sfrutta la tecnica della pittura a olio e su vetro per creare un’estetica particolare – frammentaria, se vogliamo, che rende i dettagli difficili da cogliere come se la memoria non riuscisse a rievocare i ricordi nella loro interezza e fosse costretta a dipingere invece un quadro generale della situazione. L’effetto finale è una presentazione che a livello artistico nessuno aveva mai messo in mostra prima.

Rinchiusi in un mondo che non appartiene loro, Harry e Kurt combattono su due fronti opposti ma i loro cammini finiranno inevitabilmente per incrociarsi l’undicesimo giorno dell’undicesimo mese, alle 11:00, del 1918: il momento in cui dovranno prendere la scelta più importante della loro vita. La scelta di renderli due nemici, a livello di bandiera, sottolinea una volta di più come in un conflitto di tale portata non ci siano buoni e cattivi, eroi o nemici – esiste solo la guerra, quella che non guarda in faccia nessuno e strappa, si prende ciò che vuole senza chiedere il permesso, soffoca qualunque voce, replica, speranza, distrugge e mastica impietosa. Perché la guerra non rende migliore nessuno, gratta e ci riduce a pelle nuda e viva; non eleva, ci riconduce ai nostri più bassi istinti fino a che non ci resta altro e ci lasciamo avvolgere da essi. La guerra è sempre una tragedia, senza se e senza ma. Non favorisce nessuno e questo gli sviluppatori hanno saputo tradurlo molto bene, alternando in continuazione il gameplay da Harry a Kurt senza che nessuno dei due apparisse superiore all’altro. Stiamo correndo con i nostri alleati per sfuggire alle sventagliate delle mitragliatrici tedesche e al contempo siamo quelli che riforniscono di munizioni le postazioni nella trincea: 11-11: Memories Retold non favorisce nessuno dei due personaggi, entrambi sono uguali e meritano di sopravvivere.

Il fatto che Harry e Kurt si incontreranno sul campo di battaglia è di fatto scioccante. Non è difficile capire come questo incontro determinerà tutto quanto accadrà in seguito nel gioco ma nonostante tutto rimangono molte domande senza risposta: durante il loro accidentale incontro, entrambi gli uomini si salvano la vita a vicenda, ma è solo attraverso gli occhi del gatto controllato verso la fine della demo che abbiamo potuto cogliere meglio i retroscena della situazione. Indubbiamente sia il felino sia il volatile cui dava la caccia sono elementi simbolici e fondamentali nella narrazione quanto nel gameplay e sebbene a prima vista possa sembrare strano manovrare un gatto nel bel mezzo di un conflitto mondiale, in realtà è un’implementazione brillante: gli animali non si curano di questioni più tipicamente umane come il conflitto e gli schieramenti, vivono la vita seguendo le loro regole, rimanendo neutrali e in questo modo ponendosi come un punto di vista assolutamente imparziale. Un elemento narrativo piuttosto unico ma, d’altronde, stiamo parlando di un gioco unico di per sé.

11-11: Memories Retold si comporta come un qualsiasi dramma interattivo: prendiamo il controllo del personaggio e interagiamo con l’ambiente che ci circonda, nel quale sono disseminati anche dei collezionabili che andranno a plasmare meglio il contesto. La direzione artistica, unita a una colonna sonora orchestrale toccante composta da Olivier Deriviere (autore delle musiche di Remember Me), mette in luce una volta di più il rispetto e la passione con cui gli sviluppatori stanno trattando un tema delicato come la Grande Guerra, cercando di mostrarcela attraverso un punto di vista diverso con l’obiettivo di trasmetterci cosa abbiano davvero passato persone come tutti noi costrette però a vestire la pelle del soldato e sacrificarsi in un conflitto che ha lasciato solo macerie. Persino nella breve demo che abbiamo avuto a disposizione, abbiamo colto tutto il suo retrogusto dolceamaro.


Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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