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Wolfenstein II: The New Colossus – Recensione (Switch)

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Ucronie portatili

Wolfenstein II: The New Colossus
Wolfenstein II: The New Colossus – Recensione (Switch)

Wolfenstein II: The New Colossus è il seguito dell'acclamato sparatutto in soggettiva Wolfenstein: The New Order, sviluppato dal pluripremiato studio MachineGames. Una coinvolgente avventura che catapulta i giocatori nell'America soggiogata dai nazisti, in una missione per reclutare i coraggiosi combattenti della resistenza rimasti. Affronta i nazisti in luoghi emblematici come la piccola città di Roswell in New Mexico, le strade e i bayou di New Orleans, e una Manhattan post-atomica. Imbraccia armi potentissime e sfrutta abilità del tutto nuove per farti strada tra legioni di soldati nazisti potenziati e supersoldaten in questo spettacolare sparatutto in soggettiva.

Data di Uscita:Genere:PEGI:Sviluppatore:Editore:Versione Testata:

Era il 2014 quando Wolfenstein: The New Order arrivava sulle nostre console e PC, riportando nella modernità uno dei nomi più noti e ricchi di storia nel mondo dei videogiochi, sinonimo di first person shooter tanto quanto Doom. Non è un caso che entrambi siano figli di Id Software, la nota casa di sviluppo autrice, se vogliamo, del genere e di questi due illustri esponenti. Eppure la storia moderna di Wolfenstein non è stata altrettanto epica, con iterazioni non sempre convincenti e mai all’altezza dei lavori passati.

Quello che MachineGames e Bethesda avevano creato era assolutamente superlativo: un fps fortemente incentrato sulla narrazione, ma con un feeling da shooter classico piuttosto intenso e soddisfacente. Era qualcosa che apparteneva al passato, ma allo stesso tempo si incastrava perfettamente nel presente e in ciò che il mercato chiedeva. Seppur poco meno di un anno dopo l’uscita delle versioni PS4, Xbox One e PC, il sequel diretto, Wolfenstein II: The New Colossus, arriva su Nintendo Switch, sorprendentemente, dimostrando un notevole e inaspettato supporto da parte di Bethesda per la ibrida di Nintendo. Anni dopo l’intenso e violento viaggio nella fantastoria nazista, vale la pena guardare a The New Colossus con interesse?

Dopo aver eradicato il generale Deathshead, eliminando una delle figure più importanti legate all’avanzata nazista, ritroviamo un Blazkowicz, il nostro protagonista, in fin di vita dopo aver compiuto uno dei più grandi colpi alla macchina nazista dopo la guerra che ha visto la sconfitta del mondo intero. The New Colossus riparte proprio da lì, dopo il coma di cinque mesi di “BJ” e la resistenza, messa sempre più alle strette dal comandante nazista Frau Engel. Sono pochi i titoli che riescono nel giro di un paio di minuti a capitalizzare l’attenzione sulla storia che cercano di raccontare, sui motivi per cui stiamo impugnando il pad o il mouse facendoci strada tra nemici senza vita comandati da un’intelligenza artificiale. Wolfenstein II: The New Colossus è uno di questi, perché si apre con una delle introduzioni più deprimenti e violente della storia, uno sguardo sulla violenza umana che si protrae poi per tutta la durata dell’avventura, attraverso dialoghi potenti e mai scontati, splendidamente scritti e recitati nell’ottimo doppiaggio italiano.

Quello di William Blazkowicz è un viaggio di sola andata, insieme a coloro che considera ormai una famiglia: la compagna Anya, Set Roth, Caroline e molti altri sono uniti a lui da un indissolubile legame di sopravvivenza e morte. Il racconto di MachineGames è crudo e non risparmia un colpo, non si avvale di censure ma la sua storia prova ad immaginare fin dove la violenza può spingersi, e qual è il limite massimo di resistenza per un uomo che ha vissuto davanti agli occhi il dolore più basso e pesante. Questa parentesi americana di Wolfenstein lo conferma come una delle storie più interessanti ed emotive nel panorama degli fps, grazie anche ad un saggio uso dei flashback, dove scopriamo anche retroscena sulla gioventù di Blazkowicz, ma anche grazie ad una regia assolutamente d’impatto: pronta in ogni momento a portare il giocatore nel vivo della storia e a fondo delle menti dei suoi personaggi. Pur essendo l’unico titolo fin’ora disponibile per la console Nintendo, Wolfenstein II: The New Colossus è un ottimo biglietto d’ingresso per la sanguinolenta giostra dei MachineGames: all’inizio del gioco sarà possibile infatti guardare un video riassuntivo degli eventi del primo, che in qualche minuti ci danno elementi sufficienti a comprendere il ruolo di Blazkowicz in tutto questo; compresa la possibilità di scegliere in quale “timeline” giocare, a seconda di chi si sceglie di salvare tra due personaggi nel primo capitolo. Sempre interessante anche la scelta di avere un “hub” giocabile come pausa tra una missione e l’altra, il sottomarino nazista chiamato “Martello di Eva” che, oltre ad essere quasi liberamente esplorabile, ci permette di parlare con i tanti personaggi secondari presenti, scoprire retroscena e segreti attraverso collezionabili e documenti e, in sostanza, a dare respiro ma anche corpo alla ben più intensa e discendente parabola dell’avventura principale.

Wolfenstein Switch

Del resto, Wolfenstein II è un first person shooter piuttosto classico, che espande e arricchisce le idee del primo, presentandosi come uno “spara spara” che unisce tradizione e modernità in un bel minestrone, come vi abbiamo raccontato nella recensione delle versioni “maggiori”. Abbiamo armi piuttosto standard come pistole e fucili, con la possibilità di potenziarle una volta ottenuti dei kit speciali, per arricchirne le opzioni di fuoco e le possibilità di gameplay. Già ben nota l’opzione che permette di imbracciare due armi contemporaneamente, per quella sensazione di onnipotenza che non fa mai male di fronte alla feccia nazista. Pur con una varietà abbastanza soddisfacente di armi, dove il titolo di MachineGames stupisce è nel level design, piuttosto ispirato in molti dei livelli presenti (la campagna dura più di 10 ore, a seconda del livello di difficoltà da voi preferito) con mappe complesse, sviluppate su più livelli e spesso estese in verticale, mettendo da parte il feeling asettico di alcuni shooter e i “corridoi” che tanto venivano amati nella scorsa generazione di console. La versione Switch, nemmeno a dirlo, è da questo punto di vista esattamente come le altre versioni: stessi contenuti, stesse armi, nessuno compromesso. O meglio, l’unico compromesso è quello grafico.

Wolfenstein II: The New Colossus è un grande gioco anche sulla console Nintendo

Quello che ho notato però, giocandolo con i due joy-con uniti come gamepad, è una strana sensibilità degli analogici durante lo spostamento della visuale, come se fosse troppo veloce o troppo lento per mirare con precisione assoluta. Certo, il tutto è regolabile nel menù opzioni, ma la sensazione è che un titolo come questo possa non essere propriamente adatto al tipo di analogici che i joy-con adottano. Interessante l’aggiunta del sensore di movimento, che ci permette di mirare spostando la console per una soluzione che, in qualche modo, può tornare utile nelle situazioni più concitate. Si tratta pur sempre di aggiunte a quella che è un’esperienza completa al 100%, fatta di collezionabili da raccogliere, abilità da sbloccare portando a termine le sfide (uccisioni in modo particolare o la raccolta di determinati documenti) e un endgame interessante, soprattutto con l’uso dei codici enigma. Wolfenstein II: The New Colossus è un grande gioco anche sulla console Nintendo, nonostante i chiari limiti tecnologici.

Parliamo infatti di una risoluzione dinamica che, a seconda del carico computazionale, processa le immagini a diversi livelli di dettaglio. Partendo da una risoluzione massima di 720p, il motore scala fino a 540p ma anche a livelli inferiori come 360p, soprattutto se giocato in modalità portatile. La risoluzione dinamica funziona allo stesso modo sia in modalità docked che portatile, ma dove pesa meno è sicuramente sullo schermo di Switch piuttosto che su uno schermo full HD. La mancanza di dettaglio è meno palese, e l’assenza di motion blur è meno nauseante sul 6 pollici della console Nintendo, che in ogni caso mantiene un frame rate stabile in entrambe le opzioni a 30 frame per secondo, nonostante evidenti cali (ma nulla che lo renda ingiocabile) nelle situazioni più concitate.

Inutile girarci attorno: soprattutto in alcuni frangenti, il gioco è molto poco definito e sfocato, ma ciò non toglie al lavoro di Panic Button, gli autori del porting, il merito di aver letteralmente compresso e inscatolato un’esperienza così graficamente d’impatto come Wolfenstein II. Nonostante la perdita di dettaglio ingente, il titolo scorre abbastanza fluido e non ha perso un centesimo del carisma stilistico o del “look” delle versioni originali. Certo, con le dovute eccezioni: alcune ambientazioni soffrono dei limiti di Switch, soprattutto quella di New Orleans o in presenza di specchi d’acqua, ma nel complesso il lavoro svolto può considerarsi un compromesso più che accettabile.

Conclusioni

Avere una delle migliori esperienze narrative e shooter su Nintendo Switch è un bel guadagno, la console ibrida si arricchisce di Wolfenstein II: The New Colossus e lo fa in modi sorprendenti, rivelandosi una versione piuttosto onesta di un titolo decisamente ambizioso. Gli evidenti passi indietro dal punto di vista grafico si fanno sentire certo, ma Panic Button ha dimostrato una certa maestria nel giocare col motore grafico e con i limiti di Switch, riuscendo ad ottenere un risultato onesto e convincente per la maggior parte dell’avventura, pur lasciando spazio ad alcune sezioni dove questi limiti si fanno più marcati. Questa versione non sarà quella di riferimento per giocare Wolfenstein II: The New Colossus, chiaro, ma trovatela un’altra console portatile che vi permette di giocare un titolo come questo ovunque vogliate. Una bella vittoria, no?

Good

  • Una delle ucronie più terrificanti mai raccontate in un gioco
  • Nessun compromesso in termini di contenuti
  • Rende meglio in modalità portatile
  • Resa grafica accettabile...

Bad

  • ... ma limitante in alcune sezioni di gioco
  • Gli analogici dei joy-con non sembrano adatti al gioco
8

Imperdibile

Inizia la sua carriera videoludica con un Game Boy e una cartuccia di Wario Land. Da allora non ha più smesso, e continua a perdere decimi all'occhio destro giocando a The Legend of Zelda e a qualsiasi titolo stuzzichi il suo (finissimo, a detta di molti) palato da videogiocatore. Quando non gioca si dedica al perfezionamento della sua imitazione di Joe Bastianich, senza disdegnare la compagnia di un buon film.

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