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Utawarerumono: Mask of Deception – Recensione

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Utawarerumono: Mask of Deception – Recensione
Utawarerumono: Mask of Deception – Recensione
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Se esistesse un premio per il gioco dal titolo più impronunciabile, sicuramente, “Utawarerumono” sarebbe fra i candidati. Non lasciatevi però ingannare da questo scioglilingua, Utawarerumono è in realtà un nome altisonante e misterioso che significa colui di cui si canta, spiegandolo meglio, questo termine vuole indicare un eroe di cui si decantano le gesta come nella letteratura epica. Ci troviamo quindi di fronte alla nascita di una leggenda di cui possiamo essere partecipi, un’avventura ambientata in un mondo fantasy che non aspetta altro di essere vissuta.
Si tratta di un’occasione resa ancor più speciale dal fatto che per l’occidente Utawarerumono: Mask of Deception è il primo capitolo della serie ad essere stato localizzato in lingua inglese, dopo aver saltato l’appuntamento con l’antecedente Utawarerumono pubblicato ben più di 15 anni fa esclusivamente in Giappone.

Un po’ visual novel e un po’ gioco di ruolo strategico, Utawarerumono: Mask of Deception è l’intrigante risultato nato dalle fatiche del team di sviluppo Aquaplus. Ne sarà valsa l’estenuante attesa per noi occidentali?

Utawarerumono: Mask of Deception

Un ragazzo con indosso solo un camice d’ospedale vaga confuso in mezzo alla neve quando un enorme insettoide decide di attaccarlo facendolo fuggire a gambe levate. Dopo varie vicissitudini che lo portano addirittura ad incontrare un altro mostro ancora più temibile, finendo dalla padella alla brace, il giovane sembra ormai essere spacciato ma, fortunatamente, una fanciulla con orecchie e coda animalesche lo salva da morte certa.
La sua salvatrice è niente di meno che Kuon, la quale decide di prendersi cura di lui e di rinominare il suo nuovo amico Haku in onore dell’eroe dell’Utawarerumono. I riferimenti al capitolo precedente sono fin da subito palesi ma non compromettono la comprensione di Mask of Deception.

Haku si trova sperduto e senza memoria in un mondo tecnologicamente arretrato al livello medievale e abitato da creature dalle sembianze ferine. Tutto ciò che lo circonda è una novità per i suoi occhi e per quelli del giocatore di cui viene solleticata la curiosità. Ad esempio, una delle prime scoperte di Haku riguarda il vestiario tradizionale dotato di un foro per la coda di cui egli è sfornito, tale dettaglio genera ilarità e imbarazzo così come le tante stramberie che appaiono sullo schermo e che riescono a strappare una risata: dall’enorme pulcino Cocopo passando per la medusa volante ed altre assurdità.
Dai momenti divertenti si passa però anche a delle fasi di trama più serie, Haku non ha idea di chi sia in realtà e cercando di recuperare la memoria si imbatte in pericoli di ogni tipo e, in seguito, in eventi e incontri che danno una svolta decisiva al suo destino.

Il mondo fantastico di Utawarerumono è coinvolgente e descritto fin nei minimi particolari.

Utawarerumono: Mask of Deception è un gioco estremamente ricco di dialoghi come ci si aspetta da ogni visual novel che si rispetti, certe volte però capita qualche sporadico sbadiglio quando la vita quotidiana dei protagonisti è descritta fin troppo nel dettaglio, ma le tante gag presenti e i punti cruciali della storia più emozionanti rendono la lettura per la maggior parte del tempo molto gradevole. Al contrario di tante visual novel però, in Utawarerumono non ci sono scelte da fare che cambino gli eventi, il lettore è passivo davanti allo scorrere della storia. Chi non ama leggere è quindi avvertito, in Utawarerumono la maggior parte delle ore di gioco sono trascorse in tale modo, è un po’ come avere un libro animato su schermo, interrotto ogni tanto da qualche raro combattimento.

Utawarerumono: Mask of Deception

La componente strategica di questo titolo è un aspetto che fa timidamente capolino ogni una o addirittura due ore di lettura a seconda anche della abilità e velocità del giocatore nel destreggiarsi con la lingua inglese, l’unica disponibile per i testi di gioco e che fortunatamente non sono troppo complessi da capire.

I combattimenti in Utawarerumono sono molto facili, se capita un game over si può addirittura fare un rewind fino all’azione sbagliata

Quando finalmente Haku scende in battaglia, l’azione si svolge su una mappa 3D dove il terreno in cui si muovono i personaggi è rappresentato da una griglia. Il giocatore sceglie le unità da schierare in campo a seconda delle varie situazioni e degli elementi presenti sul campo. Ad esempio, un’unità affine all’acqua come Atuy è avvantaggiata se combatte sopra a una casella di tale elemento, Kuon è più forte in un riquadro terra e così via. Lo stesso identico concetto vale anche per i nemici, è bene quindi controllare sempre l’area di gioco per non trovarsi svantaggiati.
Una volta finiti i preparativi, l’azione si svolge a turni muovendo le proprie truppe sulle varie caselle. Ci si può avvicinare a un nemico ed attaccarlo in un corpo a corpo, decidere di attendere che sia l’avversario a fare il primo passo o correre ad occupare le caselle elementari migliori.
Le scelte sono diverse e variano anche a seconda della tipologia di personaggio, un mago come Maroro è bene che non combatta in prima linea per via della sua bassa difesa, esattamente come la guaritrice Nekone o l’arciere Kiwru. Le classi in cui di dividono le unità sono estremamente classiche e facili da comprendere.

Nella lotta c’è anche una componente leggermente action che consiste nel premere a tempo il pulsante d’attacco quando appare un cerchio: in una variante si richiede di rilasciare X per caricare un attacco e nell’altra di schiacciarlo quando la circonferenza si restringe fino a scomparire. Più si è precisi e più il danno aumenta, dando la possibilità di segnare dei colpi critici. Lo stesso identico discorso si applica alla fase difensiva, premendo con il giusto tempismo il pulsante di difesa si possono evitare danni ingenti. Continuando ad attaccare ed a difendere con successo, le unità possono raggiungere così lo stato di overzeal, guadagnando dei succosi turni extra e addirittura dei letali attacchi speciali chiamati Final StrikeArrivando infine alla vittoria, gli eroi ottengono  dei nuovi pezzi di equipaggiamento, crescono di livello e accumulano dei punti bonus da distribuire fra le varie statistiche, come quelle di difesa o d’attacco.
I combattimenti risultano quindi tutto sommato molto gradevoli, sebbene semplici e dalle meccaniche un po’ scarne e già viste. Il problema principale di Utawarerumono risiede però principalmente nell’assenza di modalità e mappe di gioco extra.

Un’avventura in salsa fantasy tutta da scoprire

La semplicità è un aspetto che ritroviamo anche sotto la componente grafica tridimensionale, le ambientazioni sono variegate ma hanno pochi dettagli così come le animazioni dei personaggi e dei loro attacchi. Quando invece si passa alla modalità visual novel, al contrario, troviamo tanti artwork estremamente curati e in stile anime i quali appaiono vivi più che mai grazie all’ottimo doppiaggio giapponese, l’unico disponibile nel gioco.
Sotto l’aspetto sonoro, è degna di lode la canzone Nuedori cantata dalla talentuosa Suara, una voce già conosciuta per i brani della serie animata dedicata a Utawarerumono. Pregievoli anche le tracce composte e rimasterizzate presso i leggendari Abbey Road e EastWest Studios.

Conclusioni

Utawarerumono: Mask of Deception è un’avventura in salsa fantasy tutta da scoprire. I suoi personaggi e la trama riescono a rendersi interessanti fin dall’inizio, facendo restare il giocatore con il fiato sospeso fino all’ultimo, soprattutto nelle fasi di trama più concitate.
Utawarerumono però non è solamente una visual novel, fra i numerosissimi dialoghi presenti troviamo anche degli sporadici combattimenti in stile gioco di ruolo tattico. Quest’ultimi sono stati realizzati in maniera semplice, tendendo al minimalismo: il risultato finale risulta comunque gradevole ma si poteva fare di più.
Nel complesso, Utawarerumono: Mask of Deception è un titolo piacevole da giocare ma potrebbe non esserlo per tutti, gli amanti dell’azione storceranno il naso per la carenza e l’elementarità dei combattimenti, al contrario, chi ama la lettura fantastica e gli anime troverà pane per i suoi denti.

Good

  • Trama e personaggi accattivanti
  • Artwork in stile anime gradevoli
  • La longevità dell’avventura sfiora le 50 ore di gioco

Bad

  • ...ma alcuni dialoghi sulla quotidianità dei protagonisti sono superflui
  • Poche mappe e modalità extra disponibili
7

Niente male

Insistere per avere un Game Boy nel lontano 1998 è stata una delle migliori idee che abbia mai avuto, da allora non si è più allontana dal mondo videoludico. Più allenatrice di Pokémon che studentessa, quando il dovere la chiama studia giapponese, in realtà il secondo fine è capire la trama dei suoi JRPG preferiti.

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