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The Occupation – Recensione

Tempus fugit

The Occupation – Recensione
The Occupation – Recensione

Inghilterra, 24 ottobre 1987. Un'improvvisa esplosione causa la morte di oltre venti persone e sarà compito del giornalista Harvey Miller portare alla luce l'intrigo nascosto dietro, in una lotta contro il tempo dove ogni decisione conta.

Data di Uscita:Genere:Sviluppatore:Editore:Versione Testata:

White Paper Games, lo studio che anni fa ci ha portato in un vero e proprio viaggio fra i ricordi con Ether One, ha presentato il suo nuovo gioco, un thriller politico carico di mistero: The Occupation. Lo sviluppo è stato rallentato da alcuni ritardi ma sembrava comunque trasmettere un promettente potenziale, perciò abbiamo affrontato la recensione guidati da aspettative piuttosto alte – fosse anche solo perché il contesto scelto non è un argomento abitualmente trattato. Cosa vuole raccontarci The Occupation, e soprattutto, sarà riuscito a soddisfare le attese “colpevole” di averci suscitato?

Inghilterra, 1987. Il periodo del pop britannico, delle grandi architetture, dei disordini politici. È il 24 ottobre, una bomba uccide oltre ventitrè persone e spinge a costituire il cosiddetto “Union Act” correndo il rischio di erodere le libertà civili ottenute fino allora. Il protagonista dell’intera esperienza è un giornalista, Harvey Miller, che viene incaricato di investigare sulla tragedia per svelare la verità: interrogare i testimoni sarà cruciale per l’indagine, poiché tutti hanno ricordi e percezioni diverse di quella notte, dunque saremo chiamati a dar fondo al nostro intuito di detective. Qualcuno però non è molto contento di vederci ficcare il naso e di per sé sarebbe un ostacolo gestibile, se non ci fosse un nemico molto più temibile a soffiarci sul collo: il tempo.

Laddove infatti The Occupation offre un margine di libertà estremamente ampio, coadiuvato da documenti da leggere e oggetti con cui interagire, la percezione dello scorrere del tempo è identica a quella reale. Ciò vuol dire che saremo spesso chiamati non soltanto a controllare l’orologio ma anche a prendere decisioni difficili che influenzeranno la partita: vogliamo provare a correre il rischio e affrontare una situazione di petto, o è meglio sacrificare minuti preziosi per non correre rischi? I reporter siamo noi, la storia sgocciola dalla punta di una penna sospesa sul foglio: l’esito dipende dalle nostre scelte.

The Occupation tratta con audacia un argomento delicato, quello dell’immigrazione: pare infatti che lo Union Act sia frutto della volontà di tenere quest’ultimi fuori dal Paese, cozzando però contro la disapprovazione di molti cittadini che scenderanno nelle piazze per manifestare il loro dissenso. Tuttavia dipende da noi portare alla luce la verità nascosta sotto questa facciata e la persona dietro al bombardamento – il che ovviamente significa dubitare dell’attuale colpevole.

Pianificato in maniera unica, il gioco si sviluppa entro quattro scenari durante i quali è necessario raccogliere tutti gli indizi nell’arco di un’ora – ciò spiega perché accomunare le due linee temporali, quella nostra reale e fittizia del videogioco, abbia un peso non indifferente sull’esperienza. Tutto ciò che troveremo sarà registrato nel dossier, pronto per essere usato nelle interviste poste alla fine di ogni capitolo. La loro evoluzione dipende spesso dal numero di indizi che saremo riusciti a trovare (una situazione che ricorda L.A. Noire) e bisogna ammettere la solidità degli indizi mostrati in relazione al contesto che decideremo di esplorare.

The Occupation si rivela un’interessante esperienza stealth

Sotto il suo affascinante e piuttosto stimolante racconto politico, The Occupation inciampa purtroppo nel gameplay: mi sono trovata spesso infastidita e piuttosto frustrata da tutti i bug e le meccaniche non sempre funzionali, ma se riuscite ad andare oltre questi aspetti (o quantomeno a sopportarli), vi troverete un’interessante esperienza stealth dove i vostri unici poteri sono l’intuito e la furbizia. Durante le vostre indagini nell’edificio governativo incontrerete diversi puzzle e porte che richiedono tesserini d’accesso che dovrete cercare. Tuttavia, ricordatelo, siete liberi di fare ciò che preferite – nascondere le bugie che avete scoperto, esporre le persone coinvolte, persino saltare le riunioni. Questo, però, consapevoli che ci saranno sempre delle conseguenze.

L’aspetto stealth di The Occupation viene piuttosto inficiato dai bug che affliggono il gioco ma nel suo svolgimento ricorda, seppur alla lontana, titoli come BioShock e il già menzionato L.A. Noire: nelle quattro ore a vostra disposizione non verrete in possesso di alcuna arma, perciò, di nuovo, viene posta molta enfasi sulla vostra capacità investigativa ed etica.

Il cuore di questo gioco sono un’impeccabile doppiaggio e l’atmosfera vintage. L’ambientazione è molto ben contestualizzata, tanto da riuscire ad assorbirvi nel corso della sua narrativa. I personaggi del gioco sono ottimamente caratterizzati e vivono un arco narrativo molto particolare, complicato diremmo, in particolare l’impiegata Scarlet – consumata dal senso di colpa e spesso in conflitto con le scelte da lei stessa compiute.

The Occupation è senza dubbio un riflesso della realtà ma lascia a noi il compito di prendere le nostre scelte. Possiamo essere un giornalista etico oppure giocare con la storia che alla fine sveleremo, muovendoci nel sottile confine fra luce e oscurità. Certo, dovrete anzitutto lottare per superare i vari bug e problemi che presenta, ma si tratta ugualmente di un titolo molto audace da parte di White Paper Games, meritevole di essere giocato se siete in grado di guardare oltre le sue difficoltà tecniche.

Conclusioni

The Occupation è una storia politica avvincente che si impegna ad affrontare alcuni temi politici complessi e sempre attuali nel tentativo di aprire nuovi orizzonti. Chiunque sia interessato a una storia che guarda oltre i soliti cliché per raccontare uno spaccato di vita vera potrebbe trovarlo molto interessante. Ciononostante non siamo sicuri che l’eccellente doppiaggio e l’estetica visiva possano compensare i problemi tecnici.

Good

  • Narrativa avvincente
  • Doppiaggio impeccabile
  • Estetica coinvolgente

Bad

  • Diversi bug e problemi tecnici
  • Il gameplay a volte è molto noioso
6.5

Discreto

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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