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The Elder Scrolls Online: Tamriel Unlimited – Recensione

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Nel continente di Tamriel

The Elder Scrolls Online
The Elder Scrolls Online Tamriel Unlimited

L'acclamata serie Elder Scrolls arriva online, senza bisogno di un abbonamento. Un viaggio nel profondo delle infide caverne di Skyrim alla ricerca di tesori perduti, tantissime missioni ed enormi battaglie in multigiocatore. Ogni decisione presa in The Elder Scrolls Online determina il proprio destino e plasma il mondo circostante.

Data di Uscita:Genere:Sviluppatore:Editore:

The Elder Scrolls Online è un titolo di cui abbiamo ampiamente discusso, e su cui i giocatori hanno ormai da un anno, su PC, espresso le loro opinioni e le loro perplessità. Dopo tutto questo tempo, il titolo arriva anche su console con una revisione assolutamente necessaria, per non dire forzata, che ha visto l’abbandono della sottoscrizione mensile a favore di un sistema “buy to play” (una volta comprato non sono richiesti ulteriori esborsi) che ha permesso a Zenimax Online di dare al proprio mmorpg una seconda partenza.

Tamriel Unlimited è a conti fatti proprio questo, un secondo trampolino di lancio col quale The Elder Scrolls Online va a tuffarsi nel vasto mare dell’utenza console, che è a tutti gli effetti un mercato florido per il genere, laddove era (ed è) invece fin troppo saturo e pieno di concorrenza su PC. Non entreremo nel dettaglio in merito ad alcune opzioni o funzionalità, di cui vi abbiamo già ampiamente parlato nella recensione originale, ma vi illustreremo come si comporta il mondo di Tamriel (online) su PS4 e Xbox One.

A conti fatti, al di là di qualche spunto interessante, The Elder Scrolls Online è un titolo che poco si discosta dai canoni del genere di appartenenza: si crea un personaggio a scelta tra classi e razze differenti, e si sceglie in questo modo in quale tra le fazioni presenti portare il proprio contributo. Tre fazioni, che vanno a scontrarsi per acquisire il controllo sul trono reale, mentre il principe daedrico Molag Bal semina distruzione per il mondo tramite le sue “ancore”, che gli permettono di unire il suo piano temporale con quello di Tamriel. La nostra avventura, nemmeno a dirlo, inizia proprio in una prigione, nel regno di Molag Bal, e ci porterà in lungo e in largo per tutto il continente per cercare di ridare al trono un nuovo imperatore.

Nonostante le epiche premesse, l’incoerenza della lore del titolo con l’effettiva storia raccontata nei “canonici” The Elder Scrolls va a smorzare l’immedesimazione, fattore cardine di ogni avventura fin’ora affrontata nelle tante regioni di Tamriel. La narrazione, e il modo in cui sono strutturate le missioni, ricalcano morbosamente quanto fatto nei capitoli offline, ma senza il realismo e la stessa forza narrativa propria delle avventure Bethesda. Senza troppi giri di parole, Zenimax Online non è riuscita a proporre un’avventura all’altezza, che risulta indigesta per svariati motivi. 

Questo titolo è sì un Elder Scrolls, ma a fare la parte del leone in questo caso è la sua natura MMORPG

Oltre alla ripetitività di fondo, purtroppo propria del genere, la “main quest” assume un ruolo forzatamente marginale, costringendo il giocatore ad affrontare una missione ogni 5 livelli. Nel mezzo, ci sono una sterminata serie di missioni secondarie che andranno a farci accumulare esperienza, soldi ed equipaggiamento necessari a proseguire per la nostra avventura. Peccato che questo espediente risulti tedioso sul lungo termine, andando a discapito di chi ha poco tempo da investire o di chi proprio non riesce a digerire alcune quest secondarie, fatte di alti ma soprattutto di tanti bassi.

In questo senso, chi si aspetta di ritrovare in questo titolo l’interazione con gli npc o più in generale con il mondo di gioco resterà certamente deluso: come per altri esponenti del genere, The Elder Scrolls Online è un theme park ed è quindi basato sulla progressione di livelli e l’esplorazione e l’avanzamento in macro-zone. Al di là dei rimandi, visibili soprattutto nella struttura dell’interfaccia, a Skyrim, questo titolo è sì un Elder Scrolls, ma a fare la parte del leone in questo caso è la sua natura da MMORPG. 

Per fortuna che a gettare un po’ di pepe sul tutto ci pensa il sistema di crescita del personaggio, che offre una versatilità e una personalizzazione senza precedenti, permettendo a chiunque (ma proprio chiunque) di sperimentare sul proprio personaggio, con i dovuti limiti, lo stile di gioco che preferisce. Ogni personaggio infatti, fuori dalla classe di appartenenza, potrà sviluppare un ramo di abilità completamente estraneo allo stile di gioco indicato. Un approccio che si estende anche ad armi ed armature, permettendo ad esempio ad un Imperiale di adoperare staffe o bastoni magici. Aggiungete la possibilità, a partire dal livello 15, di utilizzare un secondo set di equipaggiamento e skill, permettendovi di cambiare stile di gioco in pochi secondi, ed avrete tra le mani svariate opzioni tra cui scegliere.

Nonostante tutto, si resta sempre legato ad un sistema di tank, damage dealer e supporter, con cui bisogna fare i conti una volta raggiunto l’endgame, che appare interessante per l’approccio utilizzato dagli sviluppatori, ma che risulta poco lungimirante sul lungo termine. Oltre al classico PVE infatti, ci si potrà immergere in vere e proprie battaglie, assedi che coinvolgeranno le terre di Cyrodil, dove i giocatori saranno chiamati a dare manforte alla propria fazione di appartenenza.

A gettare un po’ di pepe sul tutto ci pensa il sistema di crescita del personaggio, che offre una versatilità e una personalizzazione senza precedenti, permettendo a chiunque (ma proprio chiunque) di sperimentare sul proprio personaggio, con i dovuti limiti, lo stile di gioco che preferisce

Quando funziona, il PVP permette di dare vita a delle battaglie mastodontiche, contornate addirittura di baliste e catapulte. Peccato per la barriera linguistica e la buffa gestione della componente sociale, che potrebbe scoraggiare chi non ha un’ottima comprensione della lingua inglese, privando di fatto della possibilità di poter sperimentare di queste modalità di contorno.

Come anticipato qualche riga sopra, gli sviluppatori hanno abbandonato il sistema di chat testuale (relegata a mere frasi predefinite) e hanno invece preferito l’implementazione di una chat vocale di prossimità, che ci permette di conversare con i giocatori nelle immediate vicinanze. Una soluzione scomoda, invadente e che spesso costringe l’avventuriero solitario ad uscire dalla chat dell’area, perché troppo caotica o semplicemente popolata da persone fastidiose. Un difetto non da poco, se si pensa che l’interazione tra giocatori dovrebbe stare alla base di qualsiasi mmorpg. 

Ma oltre all’attinenza del titolo ai canoni del genere, quanto è stato modificato il feeling, pad alla mano, di un titolo che pur sempre si fregia del nome The Elder Scrolls? Pur ricalcando pedissequamente l’interfaccia di Skyrim, il titolo perde (in parte) l’immediatezza propria del quinto capitolo della serie, risultando a tratti difficile da digerire. In aiuto vengono tasti di scelta rapida per le abilità, assegnabili ad un set predefinito dei tasti del controller, e una ruota che ci permette si selezionare in velocità l’oggetto desiderato. La sensazione che si prova giocando a The Elder Scrolls Online con il pad è ottima, sia per quanto riguarda i combattimenti che per la gestione di operazioni più complesse.

In merito al combattimento è però invariata la situazione rispetto ad un anno fa: non c’è la giusta fisicità e le poche abilità selezionabili (ottimo per chi si approccia per la prima volta al genere) rendono il combat system leggermente meno entusiasmante del dovuto. Un problema che si va ad affiancare alla mancanza di interazione col mondo di gioco, marchio di fabbrica della serie, che va purtroppo a perdersi nelle necessità imposte da un’universo online. Ancora una volta, il lavoro svolto da Zenimax Online appare quindi controverso, con alcuni approcci interessanti ma con dei problemi e dei compromessi che rendono The Elder Scrolls Online uno strano ibrido, paradossalmente più difficile da consigliare agli appassionati della serie che ad un appassionato di mmorpg.

Sul fronte visivo c’è poco da fare, il titolo non riesce a stupire in positivo, con una presentazione che si avvicina più ad Oblivion che a Skyrim in quanto a definizione e qualità delle texture. Molti MMORPG hanno intrapreso diverse strade per permettere a chiunque di poter iniziare una nuova avventura senza preoccuparsi di requisiti esorbitanti e quant’altro: World of Warcraft è uno di questi, che però ha saputo soppesare la semplicità grafica con un comparto stilistico assolutamente fuori parametro. The Elder Scrolls Online delude, perché su console la presentazione grafica appare spoglia e priva di un certo tipo di bellezza che ha saputo donare ai capitoli offline una certa magia legata all’esplorazione. Anche questa volta, le esigenze dettate dal genere hanno portato ad una misera rappresentazione di ciò che rende realmente indimenticabile un’esperienza con un The Elder Scrolls a caso.

Il comparto artistico, pur restando fedele alla serie, non riesce a compensare le mancanze sopracitate. Ed è un peccato, perché sul fronte sonoro la strada calcata è ottima, con sonorità classiche ed un doppiaggio inglese di alto livello, a patto di poterne godere se si conosce la lingua.

Conclusioni

The Elder Scrolls Online è uno strano esperimento, che non si può definire realmente riuscito: siamo a metà strada tra un titolo singolo giocatore ed un mmorpg, con alcune scelte discutibili come l’eccessivo utilizzo del phasing che vanno addirittura a minare il gioco cooperativo, magari con un gruppo di amici, se non si è dello stesso livello. Lo strano approccio alle dinamiche sociali, ed una narrazione davvero poco convincente rendono questo un titolo difficile da inquadrare, se non pad alla mano.

Siamo di fronte ad un mmorpg a metà, e da un The Elder Scrolls riuscito solo in parte. Quanto di questo conti poi, resta solo a voi deciderlo: dopotutto raggiungere Tamriel è decisamente più semplice, senza un abbonamento a cui dare conto.

7

Niente male

Inizia la sua carriera videoludica con un Game Boy e una cartuccia di Wario Land. Da allora non ha più smesso, e continua a perdere decimi all'occhio destro giocando a The Legend of Zelda e a qualsiasi titolo stuzzichi il suo (finissimo, a detta di molti) palato da videogiocatore. Quando non gioca si dedica al perfezionamento della sua imitazione di Joe Bastianich, senza disdegnare la compagnia di un buon film.

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