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Riot: Civil Unrest – Recensione

Fare politica senza fare politica

Riot: Civil Unrest – Recensione
Riot Civil Unrest immagine in evidenza
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Separare il fine politico di Riot: Civil Unrest dalle sue aspirazioni ludiche è il più grave degli errori che si possano commettere nell’analizzare, giudicare, fruire della produzione frutto della volontà e dell’inusuale visione di Leonard Menchiari. Ignorare completamente questo scopo formativo ne mortificherebbe il concept, stravolgendo totalmente la visione d’insieme di un prodotto certamente imperfetto, sicuramente controverso, inevitabilmente indirizzato ad un ristrettissimo pubblico pronto ad accettare gli inevitabili compromessi di un titolo che ambisce a fare ben altro che divertire ed intrattenere.

Diciamolo senza girarci attorno: da giocare, Riot: Civil Unrest non è affatto piacevole. Non propone profonde e raffinate meccaniche, non vanta una direzione artistica unica nel suo genere, non instrada l’utente in una serie di modalità corpose e curate sin nei minimi dettagli.

Per un gioco che ha visto i natali su Steam già nel lontano dicembre 2017, recentemente proposto anche su console, motivo per cui ne (ri)parliamo in questa sede, potrebbe sembrare un po’ poco, il desolante epitaffio di un prodotto dai buoni intenti, dalle belle speranze, incapace di traslare all’atto pratico i pregevoli ideali che pur lo hanno concepito.

Non è del tutto sbagliato pensarla così, visto che si ha la costante sensazione che ci sia qualcosa di “rotto”, che non funzioni, che renda dannatamente difficoltoso persino il semplice navigare tra i menù. Si fa a botte con un sistema di controllo tutt’altro che reattivo; si resta sbigottiti di fronte ad una definizione dell’immagine davvero insufficiente; ci si chiede per quale motivo non sia stato realizzato un tutorial, o quantomeno di una guida testuale, utile ad orientarsi tra le icone e gli indicatori che, teoricamente, regolano e suggeriscono l’andamento della partita.

Riot Civil Unrest screenshot

Si viene colti dal tremendo dubbio, che diventa progressivamente una certezza, che ci sia una precisa (quanto folle) scelta di design votata all’indeterminatezza, all’imprecisione, all’impossibilità di reclamare il pieno controllo della situazione, concetto persino paradossale visto il medium di riferimento.

Riot: Civil Unrest è una simulazione di sommossa, uno strategico che vi permette di schierarvi con i rivoltosi o di prendere il controllo delle forze dell’ordine. Ogni scenario ha specifici obiettivi, che vanno dalla difesa delle barricate all’occupazione di un luogo, passando per la messa in fuga dei manifestanti.

Riot: Civil Unrest è una simulazione di sommossa, uno strategico che vi permette di schierarvi con i rivoltosi o di prendere il controllo delle forze dell’ordine

Per entrambe le fazioni, all’inizio di ogni partita, è prevista una fase di preparazione, momento in cui scegliere come e di cosa equipaggiare le proprie “truppe”. Da una parte, si possono scegliere oggetti e strumenti con cui tenere alto il morale, resistendo alle cariche della polizia. Dall’altra, si dovrà scegliere cosa sfoderare nel momento del bisogno tra manganelli, lacrimogeni e scudi di plexiglas.

Nonostante stick analogici e tasti frontali servano, teoricamente, a muovere i diversi gruppi di unità nello scenario e ad utilizzare gli strumenti di cui godono, non appena la sommossa entra nel vivo bisogna fare i conti con innumerevoli variabili che rendono estremamente difficile governare ed indirizzare dimostranti e polizia dove si vuole.

La calca, gli scontri, la paura, sono fattori che influenzano pesantemente l’andamento della partita. A livelli di difficoltà elevati, avere la meglio è davvero difficile, soprattutto all’inizio, quando, proprio a causa della già criticata assenza di un tutorial, si fatica e non poco a comprendere il rapporto causa-effetto che genera ogni abilità e item che si attiva.

Riot Civil Unrest screenshot

Il mucchio di anonimi pixel che compongono la folla tende a confondersi spesso e volentieri, celando icone, nascondendo i contatti tra i due schieramenti, disorientando l’utente che, come per magia, viene quasi proiettato all’interno dello schermo, finalmente consapevole del sottilissimo messaggio politico veicolato dal gioco.

Riot: Civil Unrest è volutamente caotico, coerentemente basato su un sistema di controllo “rotto”. È una simulazione nel senso più letterale ed intimo che si possa immaginare. Non vuole essere un gioco, che segue e propone regole chiare e condivise. Si tratta di un’esperienza, un modo, sicuro e distaccato, per provare in prima persona l’ansia e il terrore che ogni sommossa genera in entrambi le formazioni contrapposte.

L’opera di Leonard Menchiari e di IV Productions fa politica senza schierarsi, ma è anche frutto di un atto di coraggio, raramente cavalcato nell’industria

L’opera di Leonard Menchiari e di IV Productions fa politica senza schierarsi. Non sostiene né la causa dei rivoltosi, né quella delle forze dell’ordine, ma rende palpabile, empirica, esperibile la costante di ogni rivolta: la sua imprevedibilità, l’incapacità di controllarla e di prevederne le conseguenze.

La scelta di riproporre eventi realmente accaduti e relativamente recenti, come le insurrezioni della Primavera Araba o i disordini accaduti durante le proteste dei No-TAV, è un atto di coraggio, raramente cavalcato nell’industria, che difendiamo, approviamo e, soprattutto, che ha il grande merito di rendere ancora più tangibile e credibile il contesto e il concetto su cui si regge l’esperienza.

Conclusioni

Riot: Civil Unrest non va considerato come un gioco in senso classico, e acquistarlo con la pretesa di divertirsi è un errore di valutazione che non va fatto in alcun modo. Approcciato come un’opera d’arte contemporanea ed interattiva, al contrario, è possibile carpirne la natura, comprendendo che le storture sono in realtà le basi significanti del prodotto stesso.

Graficamente avrebbe potuto presentarsi meglio, certo. Né neghiamo che una campagna più corposa o l’inserimento di uno striminzito tutorial ci avrebbe ulteriormente allietati. Eppure, come si farebbe con un quadro, una scultura o una pièce teatrale, le scelte dell’autore vanno rispettate ed eventualmente criticate dopo averne correttamente interpretato il senso e la finalità.

Sicuramente non avete mai giocato nulla di simile. Sta a voi apprezzarne e assaporarne il sottile intento politico e formativo, o fermarvi alle sembianze di sbilenco strategico in tempo reale.

 

Good

  • Unico nel suo genere
  • Affronta tematiche interessanti ed estremamente attuali
  • Saprà mettere in difficoltà gli amanti del genere

Bad

  • Fin troppo criptico
  • Non fa nulla per farsi amare dal grande pubblico
7.5

Niente male

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