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Operation Babel: New Tokyo Legacy – Recensione

Operation Babel: New Tokyo Legacy – Recensione
Operation Babel: New Tokyo Legacy – Recensione

Quando la fine del mondo si avvicina, l’alieno o qualsiasi altro essere maligno soprannaturale colpisce spesso e volentieri Tokyo. Ci sono tante mete geografiche ma la capitale del Giappone sembra proprio essere la loro preferita. Tokyo però non è così sprovveduta e di fronte a tali minacce ha sempre dalla sua parte degli adolescenti dotati di poteri speciali che, puntualmente, riportano la pace nella terra del Sol Levante combattendo i cattivi di turno.
Questo tipo di stereotipo, presente da decenni in tanti film e cartoni animati di origine nipponica, lo ritroviamo anche nel mondo videoludico e Operation Babel: New Tokyo Legacy è senza dubbio uno dei titoli di questo stampo avendo come protagonisti dei ragazzini giapponesi contro dei mostri che minacciano la terra.

Si tratta di un genere di storia che forse ha un po’ stancato, ma che continua comunque a essere riproposta trovando pur sempre dei consensi soprattutto fra i più giovani. Sarà riuscito Operation Babel: New Tokyo Legacy a rendersi interessante nonostante le premesse di trama un po’ scontate?

Tokyo 20XX. Dopo un breve periodo di pace, una nuova minaccia denominata Embryo è apparsa nel cielo, nessuno sa cosa sia realmente e gli unici che possono indagare su questa misteriosa massa sono i membri della squadra Xth. Nei panni dell’eroe Kazuma Togi, un abile spadaccino dell’Hinowa Academy, inizia la nostra nuova avventura, entrando a far parte proprio di questo corpo speciale al servizio dell’umanità riprendendo la storia da dopo gli eventi del precedente gioco ,Operation Abyss: New Tokyo Legacy, di cui ben poco viene narrato ai neofiti.
Ciò che caratterizza la squadra Xth è che i ragazzi appartenenti ad essa non sono dei comuni esseri umani, possiedono tutti dei Blood Codes, ovvero, il sangue di valorosi guerrieri del passato come la famosissima eroina tragica Giovanna d’Arco o l’eroico condottiero Genghis Khan, passando per altre famose personalità realmente esistite o di fantasia. Senza tali abilità non sarebbero in grado di affrontare i Variants, i temibili mostri che vivono nell’Abisso, un enorme e pericoloso labirinto in cui si nascondono gli indizi necessari per risolvere l’enigma dell’Embryo.

Seguito diretto di Operation Abyss, il nuovo capitolo Operation Babel riprende la storia da dove era stata lasciata precedentemente

L’intera esplorazione dell’Abisso avviene in prima persona, percorrendo stretti corridoi in cui trovare qualche pezzo di equipaggiamento utile qua e là e molti Variants contro cui combattere. Avventurarsi in un dungeon purtroppo è un’esperienza poco entusiasmante per via della ripetitività delle ambientazioni e delle situazioni presenti che non vanno al di là del risolvere qualche semplice enigma o dell’aggiramento delle classiche trappole da evitare. La monotonia purtroppo è un difetto che affligge l’intera opera fin dalle prime ore di gioco, rovinando interamente l’esplorazione dell’Abisso.
Imbattendosi in un nemico la situazione non migliora affatto, i combattimenti avvengono a turni e, ancora una volta, è la noia a farla da padrona. La maggior parte dei nemici può essere infatti uccisa usando attacchi a caso o buttandosi in un’offensiva all’unisono, la componente strategica è messa in secondo piano se non del tutto assente. Fortunatamente però gli scontri possono essere velocizzati in una sorta di modalità fast forward per rendere un po’ meno tedioso il tutto. Considerando la dettagliata personalizzazione dei sei eroi della squadra Xth, è un vero peccato che il battle system non sia stato altrettanto curato.

Come accennato precedentemente, ogni eroe possiede il sangue di un eroe leggendario che ne determina le abilità in pieno stile RPG. Se in Operation Abyss il Blood Code poteva essere solo uno, con Operation Babel arriviamo a poterne avere ben due simultaneamente nel cosiddetto sistema Cross BloodPer esempio, il protagonista Togi a inizio gioco può avere le capacità difensive della guerriera Brunhilde e allo stesso tempo quelle magiche della dea Amaterasu. Esistono moltissime combinazioni disponibili grazie alla presenza di ben dodici classi con cui giocare, tutti possono creare il proprio combattente preferito nei minimi particolari. Equipaggiare due Blood Code porta però ad avere lo svantaggio di una crescita più lenta, dovendo dividere i punti esperienza per entrambe le classi, ciò rappresenta l’unico vero e proprio svantaggio del sistema Cross Blood.
Oltre a Togi, il giocatore può inoltre personalizzare i restanti cinque membri della squadra, non solo nel Blood Code ma anche nell’aspetto, scegliendolo fra ben quarantacinque artwork in stile anime e ottanta voci disponibili. Inoltre, anche il tipo influisce sulla crescita delle statistiche del personaggio: un personaggio buffo è più veloce e fortunato, uno saggio conosce bene la magia ma è fisicamente debole e così via.

Operation Babel si presenta ai giocatori come un dungeon crawler in pieno stile old school.

Un altro aspetto in cui si può lasciar correre la fantasia è quello riguardante l’equipaggiamento: procurandosi i giusti oggetti o sintetizzandoli è possibile usare abilità o magie appartenenti addirittura a una terza classe. Ottenere il materiale necessario può però rivelarsi un’impresa non semplice, gli oggetti utili a creare gli artefatti migliori vengono infatti rilasciati dai Variant nel sistema Rise&Drop che premia solamente i giocatori amanti del pericolo.
In tale sistema, il giocatore è chiamato ad affrontare catene di nemici sempre più forti per ottenere i premi più rari, in caso di game over tutti i progressi fatti nelle precedenti battaglie vengono perduti.
Operation Babel offre quindi anche un alto livello di sfida, soprattutto per chi vuole mettersi alla prova contro orde di forme aliene assetate di sangue dimenticandosi, ancora una volta, di accompagnare nell’avventura i neofiti del genere. Un’altra difficoltà che potrebbe scoraggiare soprattutto i più giovani è rappresentata anche dalla mancata localizzazione del titolo in lingua italiana, orientarsi fra i numerosi e complessi menù di gioco è già un impresa di per sé, aggiungendo anche la difficoltà di doverlo fare in una lingua straniera potrebbe far storcere il naso ai più.
A incorniciare la mediocrità di Operation Babel c’è purtroppo anche il comparto sonoro, composto da tracce facilmente dimenticabili, buono invece il doppiaggio giapponese, l’unico disponibile nel titolo.

Conclusioni

Se Operation Abyss: New Tokyo Legacy vi è piaciuto, Operation Babel è il titolo che fa per voi.

Rispetto al predecessore ci sono stati dei miglioramenti significativi come l’aggiunta dell’intrigante sistema di Cross Blood che permette di creare guerrieri con classi ibride, senza dimenticare la presenza di nuove abilità e artwork per personalizzare i propri personaggi.
Sono invece rimasti irrisolti i problemi riguardanti la ripetitività sia del comparto grafico che dei combattimenti, fra corridoi e nemici tutti uguali, il rischio di annoiarsi è dietro l’angolo.
Per quanto riguarda i nuovi arrivati che si affacciano al mondo di Operation Babel, per loro sarà come avventurarsi in una selva oscura. Il gioco purtroppo non spiega in maniera chiara ciò che è successo durante la trama del primo capitolo, inoltre, le meccaniche del gameplay non sono semplici da assimilare specialmente durante le prime ore di gioco.In conclusione, Operation Babel è un dungeon crawler con molti difetti e qualche idea azzeccata, consigliato solo agli appassionati più sfegatati del genere.

Good

  • Un ottimo sistema di customizzazione dei personaggi
  • Tantissimi artwork in stile anime di pregevole fattura.

Bad

  • Battle system piatto e estremamente tedioso.
  • La trama regala ben più di uno sbadiglio
  • Dungeon graficamente poco curati e monotoni
5

Mediocre

Quando non è impegnata con i videogiochi, alleva Umbreon e beve sangue in abiti Gothic Lolita.

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