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Mutant Year Zero: Road to Eden – Anteprima E3 2018

Mutanti e proiettili

Mutant Year Zero: Road to Eden – Anteprima E3 2018
Mutant Year Zero: Road to Eden – Anteprima E3 2018
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Los Angeles – Abbiamo avuto il piacere di dare una prima occhiata a Mutant Year Zero di The Bearded Ladies e Funcom già in occasione della GDC di San Francisco, dove il team svedese ha mostrato per la prima volta il suo gioco in azione. Il primo teaser ci aveva folgorato, e il gameplay ci ha solo dato il colpo di grazia, tra il sapiente uso della materia d’origine, il gioco di ruolo post-apocalittico Mutant (anch’esso svedese), e la mal celata somiglianza con X-COM, ma dopo averci messo su le mani all’E3 2018 ci è letteralmente passata la voglia di anche solo sentirlo nominare. Non perché sia brutto, tutt’altro, ma perché è maledettamente difficile, e questo può rappresentare tanto un bene quanto un male.

Di sicuro l’idea del team di buttarci nella mischia, su loro stessa ammissione, in un combattimento presente in una fase avanzata dell’avventura, con tanto di nemici al livello il doppio del nostro, non è che abbia aiutato, diciamocelo. Né ci hanno rassicurato le loro parole: “Tranquilli, quando lo giocherete ce la farete a superare questo combattimento. Ora no, ma quando ci arriverete voi stessi nella vostra partita, andrete alla grande”. Ma bando alle ciance, veniamo alle nostre prime impressioni.

Come anticipato, la demo che abbiamo potuto provare era tratta da una fase avanzata del gioco, e nello specifico, dovevamo ripulire la House of Bones dai criminali che la pullulavano, potendo provare nel mentre l’anima “esplorativa” del gioco, anche se già da ora, la sensazione che emerge è che si tratterà di brevi e scarne sezioni, utili a raccogliere qualche oggetto utile per il crafting, qualche nota con cui scoprire qualcosa di più sull’affascinante sfondo narrativo, ma soprattutto a studiare al meglio la situazione ed adottare l’approccio che più si preferisce.

In questa breve sezione innevata abbiamo infatti potuto avanzare silenziosamente, eliminando con discrezione i nemici in avanscoperta (cogliendoli alla sprovvista e massacrandoli prima che potessero richiamare l’attenzione degli alleati), salvo poi arrivare nel luogo effettivo dello scontro, molto vasto e con vari fronti da poter assaltare.

Essendo morti un bel po’ di volte, assaggiando così tutta la sua essenza trial & error, complice la potenza devastante dei nemici, la semplicità con cui perdevamo vita e la scarsità di medikit a disposizione, abbiamo anche potuto osservare come ogni nuova prima mossa era in grado di portare il combattimento verso tante direzioni differenti, segno della profondità del gameplay escogitato da The Bearded Ladies, ma anche della sua curva di apprendimento davvero ripida. Basti pensare che, potendo controllare liberamente il party (composto, per ora, dai già noti Dux, Bormin e Selma, ognuno dotato di speciali abilità) prima del combattimento, e potendolo persino dividere, va da sé che le opzioni di approccio non fanno che aumentare vertiginosamente.

Mutant Year Zero

Una volta dato il La alla battaglia, però, le cose cambiano: si passa ai punti abilità entro cui pianificare il proprio attacco (tutto a turni) alla scacchiera entro cui muoversi, e avendone solo 2 per turno, diventa fondamentale valutare ogni singola mossa.

Un errore che abbiamo commesso molto spesso ha a che vedere con una maledetta meccanica legata alle armi: una volta terminati i proiettili, bisogna sacrificare un’azione per ricaricare la pistola o il fucile – in base alla capienza del caricatore -, e non potete capire quanto è brutto piazzarsi strategicamente davanti un nemico morente, magari senza protezioni di sorta perché non si hanno sufficienti caselle a disposizione, salvo poi non potergli sparare e beccarsi un attacco critico da lui. Ci è successo un sacco di volte, ma tante, davvero, roba da spaccare il pad (sì, lo abbiamo provato su PC, sia con mouse e tastiera che con il controller Xbox One), ma hey, fa parte del gioco.

Il parco abilità a nostra disposizione è molto vasto, con cariche, doppi movimenti (a discapito dell’attacco), granate, e persino elementi ambientali distruttibili, andando così a compromettere la copertura di un nemico, cosa fattibile anche sfruttando la verticalità dei livelli, e la presenza di posizioni da cui sfruttare al meglio certe armi e certe skill dei nostri eroi deformi. Nel ventaglio di mosse a nostra disposizione, c’è un’azione in particolare che permette di sacrificare un attacco durante il turno, che viene però attivato automaticamente nel momento in cui un nemico passa entro il nostro range di azione, a testimonianza della profondità tattica di Mutant Year Zero: Road to Eden.

Difficile, insomma, e sì, siamo morti un sacco di volte, inutile nasconderlo. I nemici erano palesemente meglio equipaggiati e più potenti, tant’è che i nostri attacchi li scalfivano a malapena. Erano inoltre sempre pronti a sommergerci di fuoco (che continua a bruciare per vari turni e brucia tutto ciò che ci passa sopra), e gli bastavano pochi colpi per mandarci al tappeto.

Ma l’unico elemento realmente frustrante era la maledetta percentuale, odiatissima tanto negli X-COM, quanto nei Total War: la percentuale di riuscita dell’attacco va sempre e comunque presa in considerazione durante la propria pianificazione, e in tal senso, il gioco ce la indica di continuo, a dimostrazione della sua buona fede. Quando però si spreca un 50%, o persino un 75%, la rabbia non può che salire a livelli stellari. Ma anche questo fa parte del gioco, quindi è un po’ ingiusto lamentarsene, lo sappiamo. Certo è che quando il gioco uscirà, vedere troppe volte il Game Over non sarà il massimo della vita, e per quanto il team si è assicurato di vederci soffrire e di massacrarci, staremo a vedere quanto realmente bilanciata sarà l’esperienza finale.

Mutant Year Zero: Road to Eden è tosto da morire, complice anche la scelta del team di metterci davanti ad una demo volutamente più ardua del solito. Eppure non vediamo l’ora di prenderci la nostra vendetta, quando uscirà su PC, Xbox One e PS4 entro l’anno, perché i suoi combattimenti a turni così profondi dal punto di vista strategico e ricchi di opzioni promettono di essere stimolanti e appaganti, e lo stesso vale per la sua atmosfera decadente e ricca di lore affascinante.

Persino le fasi esplorative, per il momento scarne e apparentemente inutili, sembrano in realtà avere la loro utilità, sempre e comunque ai fini tattici, lasciandoci decidere da che direzione iniziare lo scontro e cercare di tenerne noi le redini. Ma che fatica vedere tutte quelle volte la schermata del Game Over…


Traduttore e blogger freelance, adora (s)parlare di videogiochi e musica spaccatimpani tutto il dì. Quando può suona, gioca e legge, di tutto, anche le etichette degli shampoo. Terrore dei recensori e abbassatore di voti seriale, ha brillantemente sostituito le fatture ai suoi amati boss di Dark Souls, respingendo con caparbia ossessione e gioco di scudi qualsiasi backstab della vita sociale.

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