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Morphite – Recensione

Un po' Metroid, un po' No Man's Sky

Morphite – Recensione
morphite
Data di Uscita:Genere:Sviluppatore:Versione Testata:

Quello dell’esplorazione spaziale, salvo il caso del chiacchieratissimo No Man’s Sky e i fasti avventurosi di Elite: Dangerous, è uno di quei generi che possiamo definire “di nicchia” senza troppa remore, un filone ludico rivolto ad una frangia di secolari appassionati ben felici di perdersi nei meandri di uno spazio enorme ed inesplorato (e molto spesso procedurale). Un genere particolarmente ostico sulle console Nintendo, non certo prive di titoli fantascientifici più o meno leggendari (qualcuno ha detto Metroid?) ma prive di un vero e proprio “simulatore d’esplorazione”, un titolo che accompagnasse per mano il giocatore attraverso le galassie più disparate a commerciare con alieni, ad analizzare superfici di pianeti lontani anni luce, a perdere sé stessi tra le stelle e le scie delle comete. Morphite, titolo ai limiti dell’indipendente dei ragazzi di Crescent Moon Games, rappresenta forse il primo esponente di questo particolare genere nell’universo della grande N.

Un titolo dai natali portatili, come parte delle meccaniche e la stessa direzione stilistica testimoniano a gran voce, ma che con le giuste modifiche si presta in modo interessante alle regole di Switch – prima su tutte quel concetto di portabilità che contraddistingue l’hardware Nintendo dal suo day one. Foste dunque alla ricerca di un biglietto per viaggiare attraverso diversi sistemi solari, per esplorare paesaggi alieni ed interagire con i rispettivi abitanti, pacifici e ostili che siano, Morphite potrebbe rappresentare il vostro lasciapassare per l’universo più profondo: magari non sarà pirotecnico come le esperienze “maggiori” appena citate, ma nel viaggio di Myrah c’è abbastanza carne al fuoco per perdersi svariate ore e, perché no, visitare un paio di posticini interessanti.

Protagonista di quest’avventura a gravità variabili è Myrah, una ragazza dalla vita particolarmente noiosa che abita all’interno di una stazione spaziale orbitante, sotto la protezione e le cure costanti di quella che negli anni è diventata la sua figura paterna di riferimento, Mr. Mason. Spedita in una missione preliminare in un pianeta vicino alla stazione orbitante per collezionare informazioni (tramite un apposito scanner) relative alla fauna e alla flora locali, Myrah finisce accidentalmente per imbattersi in un mistero a cui la sua esistenza è profondamente legata, incentrato su una particolare e rarissima sostanza chiamata Morphite. Ed è così, quasi per caso, che inizia un viaggio tra galassie lontane migliaia di chilometri alla ricerca di quella famigerata Morphite e dei segreti che essa cela. E, immancabilmente, alla ricerca di una lunga serie di segreti e ricordi che Myrah ha dimenticato. Spetterà al giocatore decidere come collezionare queste informazioni, se accontentarsi di quanto la storyline principale ha da offrire o approfondire la sceneggiatura quanto più possibile, spingendo al massimo l’esplorazione.

Senza mezzi termini, possiamo tranquillamente affermare che è proprio l’esplorazione il fulcro principale attorno a cui ruota l’interno gameplay di Morphite: una scelta indubbiamente chiara, quella dello sviluppatore, che pur introducendo un paio di boss fight interessanti e infarcendo svariati pianeti con creature più o meno ostili da scannerizzare e/o abbattere, tiene a sottolineare l’assoluto predominio della componente esplorativa e, di pari passo, la presenza di un ritmo che rifugge fisiologicamente dalla frenesia e dalla vocazione all’action. Diciamo dunque che sì, fatta questa premessa appare abbastanza naturale come le meccaniche portanti di Morphite palesino una certa ripetitività di fondo: si tratta, in estrema sintesi, di raggiungere un nuovo pianeta, scannerizzare qualsiasi essere vivente (animale o vegetale) si ponga dinnanzi ai nostri occhi, bastonare qualche occasionale creatura ostile o alieno poco ospitale e via, riprendere tutto da capo dopo aver speso il giusto tempo nell’upgrade del nostro equipaggiamento o della navicella con cui ci spostiamo da un pianeta all’altro. Come anticipato, ogni tanto avremo a che fare con creature più fastidiose o veri e propri boss (che, se scannerizzati, frutteranno a Myah un quantitativo enorme di crediti da investire nell’upgrade del proprio arsenale), ma potremo anche abbandonare temporaneamente la storyline principale ed avventurarci in una delle numerosissime side quest, molte delle quali ci permetteranno di scansionare nuove creature o di recuperare oggetti e power up speciali – utili, in alcuni casi, ad esplorare zone normalmente precluse.

Interessante la varietà delle location che Myrah andrà a visitare, con paesaggi (organizzati in quindici universi precostituiti) generati in modo procedurale e una pletora di stazioni spaziali in grado di promettere un livello ragionevole di varietà – anche se, in alcuni casi, il riutilizzo di asset e di pattern è abbastanza evidente e finisce per rendere alcuni passaggi un po’ troppo “generici”. Flora e fauna sono interessanti, seppur in certi frangenti troppo minimalisti, e dipendono in modo intelligente dalle condizioni ambientali e climatiche del pianeta che li ospita (l’abbondanza di acqua nell’ecosistema implicherà una vegetazione lussureggiante popolata da creature disparate, mentre in un satellite infuocato dove la temperatura sfiora i 100 gradi difficilmente potremo trovare oasi verdeggianti popolate da erbivori). Le dimensioni contenute, seppur assolutatmente significative, della mappa stellare di Morphite faranno sì che dopo il primo giro di boa difficilmente incontrerete creature inedite o quantomeno non familiari, anche se – come già ribadito più volte sinora – gran parte delll’avventura e della scoperta dipenderà da quanto tempo sarete disposti a concedere al titolo di Crescent Moon Games, dedicando il giusto peso all’esplorazione anche di quegli anfratti all’apparenza inutili. Diciamo subito che sì, la linea della narrazione principale finirà per mostrare solo una piccola parte dell’intera narrativa di Morphite: non aspettatevi certo colpi di scena sensazionali addentratovi nelle side quest o visitando piccoli satelliti teoricamente disabitati. Ma non v’è dubbio alcuno che, nella stragrande maggior parte dei casi, fermarsi a far rifornimento tra le stelle e partire alle volte di un nuovo piccolo pianeta significherà tornare alla base con qualcosa di utile nella stiva.

Il primo esponente di questo particolare genere nell’universo della grande N

Ultimo appunto, come da tradizione, per la direzione artistica di Morphite, che pur non nascondendo i propri natali mobile vanta uno stile grafico low-poly indubbiamente affascinante ed ispiratissimo tanto in modalità dock quanto – e soprattutto – nella variante portatile di Switch. Merito, inutile dirlo, di una palette cromatica varia e sgargiante, capace di dipingere universi brulicanti e vividi – come i primi scenari entro cui Myrah dovrà muoversi – per poi lasciarsi andare a paesaggi malinconici, desolati, a tratti persino ammalianti. L’obiettivo di Morphite, del resto, è quello di immergere il giocatore in questi universi incredibili: e al netto di un paio di passaggi, sotto questo punto di vista Crescent Moon Games ha colpito il bersaglio. Interessante il doppiaggio, rigorosamente in lingua inglese, strepitosa invece la colonna sonora, forte di un mix elettronico ispirato che rende la nostra esplorazione spaziale ancora più evocativa.

Conclusioni

Che Morphite fosse un titolo ambizioso ce ne siamo accorti tutti già dopo la prima ora di gioco. L’esploratore di universi procedurali di Crescent Moon Games rappresenta una scelta indubbiamente interessante per gli amanti del genere, forte di una direzione artistica assolutamente impressionante e, cosa ancor più interessante, di un mood “solitario” e malinconico che, inutile negarlo, ci ha fatto ripensare in più di qualche occasione ai fasti dei più gloriosi Metroid. Morphite deve molto a No Man’s Sky, questo è evidente, ma cerca “nel proprio piccolo” di garantire al giocatore un’esperienza gratificante, completa, in totale sintonia con quello che dovrebbe essere il concetto più puro di esplorazione.

Siamo lontani dalla perfezione, questo è evidente: il combat schema appare abbastanza raffazzonato, dimostrandosi il più delle volte (specie nelle boss fight) un semplice button mashing con una spruzzata di tempismo. Alla stessa maniera, è evidente la differente cura nel dettaglio delle location principali, che saremo “costretti” a visitare da storyline, rispetto a quelle facoltative – decisamente più spoglie e in un paio di occasioni poco ispirate. Nel complesso, tuttavia, Morphite funziona ben più che egregiamente: incanta riuscendo persino a stupire, pur riproponendo il medesimo pattern dall’inizio alla fine dell’avventura. Però ha fascino, fascino da vendere: e se anche voi vorrete contemplare qualcosa di mai visto nel pianeta Terra, forse avete trovato un’avventura che fa al caso vostro.

 

Good

  • Stilisticamente interessante
  • Ottima colonna sonora
  • Giocabilità profonda e ben calibrata...

Bad

  • ... anche se un po' ripetitivo
  • Combat system molto semplicistico
  • Narrazione leggera e poco incisiva
8

Imperdibile

Bello, simpatico, intelligente e super esperto di videogiochi, ha sviluppato un'incredibile capacità nello scrivere cazzate.. Gioca ai giochini elettronici dall'86 e ci scrive a riguardo dal 2006 o giù di lì.. Ma non fateglielo notare, che poi si monta la testa..

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