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Megaton Rainfall – Recensione

Un nuovo eroe protegge la Terra

Megaton Rainfall – Recensione
Megaton Rainfall
Data di Uscita:Genere:Sviluppatore:Versione Testata:

Megaton Rainfall è quel tipo di gioco che così, su due piedi, un po’ ti spiazza. Sì, perché anche solo immaginare di trovarsi di fronte ad un titolo sviluppato (quasi) interamente da una sola persona – all’anagrafe Alfonso del Cerro – per cinque lunghi anni, un buon “92 minuti di applausi virtuali” al dev li giustifica abbondantemente. Il titolo d’esordio di Pentadimensional Games, one-man-software house fondata poco meno di tre anni fa in quel di Madrid, è un’opera curiosa e interessante, che sfruttando l’oramai assodata tecnologia del prodigioso caschetto VR di casa Sony permette di realizzare uno dei sogni più segreti e longevi dell’essere umano: sfrecciare nei cieli a velocità supersonica, scagliando bordate energetiche dalle mani contro enormi navicelle aliene e giocando con il tempo a proprio piacimento, rallentandone o modificandone il normale scorrere come se nulla fosse. Il tutto cercando di non mietere troppe vittime umane innocenti, che se ne stanno col naso rivolto all’insù osservando il casino pazzesco che il loro semidio preferito sta compiendo. Niente male per un titolo indie che posta poco più di 15€, vero?

Megaton Rainfall è un’esperienza ibrida, che non richiede necessariamente PS VR per essere portata a termine ma che, vuoi per una sapiente gestione della profondità, vuoi per un paio di sequenze aeree capaci – almeno inizialmente – di assottigliare gran parte della nostra riserva di fiato, merita indubbiamente di essere vissuta col visore ben ancorato sul capo. La motion sickness è sempre dietro l’angolo, che siate figli di una divinità (come il protagonista del titolo in esame) o meno: ma con la giusta pratica, un minimo di pazienza e qualche minuto speso a trovare la configurazione di gioco che più si adatta all’esperienza di ciascuno, la creatura di del Cerro riesce a regalare più di qualche sequenza davvero memorabile. Anche perché, parliamoci chiaro: non capita tutti i giorni di abbattere navicelle mentre si sfreccia a velocità Mach3 sopra i cieli di una qualsivoglia metropoli terrestre: e, seppur con qualche limite tecnologico fisiologico, il risultato di Megaton Rainfall è ben al di sopra delle aspettative.

L’obiettivo di Megaton Rainfall, tutto sommato, è ragionevolmente semplice. C’è un gigantesco mondo procedurale progressivamente messo sotto scacco da ondate di navicelle e altre amenità aliene, una minaccia che dovremo rapidamente spedire al mittente svolazzando da un luogo all’altro del pianeta sfruttando le devastanti abilità del nostro alter ego, che verranno sbloccate man mano che ci si addentra nell’avventura, Non siamo certo di fronte ad un campione di sceneggiatura, questo è innegabile: tuttavia, lo schema ludico creato dallo sviluppatore funziona in modo esemplare, dimostrando un giusto equilibrio tra frenesia, tatticismo e oculatezza nelle nostre manovre di attacco. Questo perché, l’avrete capito, gli esseri umani sono inermi come formiche di fronte agli occhi di una divinità celeste, e sparare cannonate a destra e a manca senza un minimo di attenzione finisce inesorabilmente per tradursi in un costo di vittime umane inaccettabile. Un costo che verrà costantemente evidenziato da un apposito indicatore su schermo, che una volta riempito sancirà il Game Over e la necessità di affrontare nuovamente la missione.

I poteri in nostro possesso, come accennavamo poco fa, vanno ad aumentare più ci si addentra nel playthrough: si inizia dalle tradizionali scariche elettriche a lungo raggio, passando poi a colpi speciali potenziati dall’impatto devastante che, se mal calibrati, rischiano di ridurre in briciole grattacieli o interi quartieri. Volare a velocità supersonica verso l’obiettivo corrente, gentilmente evidenziato da apposito indicatore, è un’esperienza assolutamente riuscita, in grado di trasmettere un senso di velocità ai limiti dell’inedito nel panorama di PlayStation VR. Interessanti anche le fasi combat, che per ovvi motivi non si riducono ad una mera sequenza “spara spara” ma, piuttosto, richiedono l’identificazione del punto debole di ciascun nemico su schermo (evidenziato in rosso) per essere espletate al meglio: inutile sottolineare che, superati i primi livelli, i punti deboli dei nemici più coriacei non saranno facilmente accessibili – senza considerare il fatto che, a prescindere, vi ritroverete a sparare contro abomini alieni in movimento, con tutte le complicazioni del caso.

Il risultato di Megaton Rainfall è ben al di sopra delle aspettative

Decisamente interessante è la varietà di nemici proposta da Megaton Rainfall, e con essa la conseguente necessità di modificare il proprio approccio offensivo. Avremo a che fare con nemici veloci, e proprio per questo molto difficili da colpire, con navicelle equipaggiate con cannoni estremamente potenti o addirittura con strutture in grado di alterare la normale gravità. Tocca dunque muoversi rapidamente da un punto di interesse all’altro, elaborando una strategia offensiva più evoluta del “fuoco ad ogni costo” e scegliere il potere offensivo più appropriato, a seconda dell’occasione. La generazione procedurale degli scenari dona freschezza ad ogni combattimento: ed è oggettivamente innegabile il piacere di scivolare come saette nel mezzo di strutture metropolitane che esplodono e si sgretolano ad un palmo dal nostro naso – uno scenario dall’indiscutibile fascino, tra detriti e nubi di polvere sospese a mezz’aria che ostacolano la nostra visuale. Sarà necessario un rodaggio fisiologico iniziale per padroneggiare a dovere la sacra arte del volo (sia che si utilizzi lo schema tradizionale a leve analogiche, sia che si opti per la più divertente gestione tramite rotazione del capo), ma la pazienza e l’addestramento verranno ripagati da sequenze al cardiopalma indubbiamente coinvolgenti.

megaton rainfall

Al netto di un’esperienza coinvolgente e complessivamente ben riuscita, Megaton Rainfall si scontra inesorabilmente con alcuni difetti – legati per lo più al lavoro “solitario” del buon Alfonso del Cerro. Non siamo di fronte ad un campione di longevità – come spesso accade per un titolo dalla chiara matrice VR, anche se la rigiocabilità di Megaton Rainfall è tutto tranne che trascurabile: al termine di ciascun livello verremo infatti giudicati in base al tempo impiegato e ai danni inferti/subiti/perpetrati sui poveri esseri umani. Una gioia per i perfezionisti, che avranno il proprio da fare per scalare le classifiche ed ambire ai punteggi più alti. Tecnologicamente siamo di fronte ad un titolo impressionante per le dimensioni dello studio che l’ha prodotto, ma che proprio in virtù dell’utilizzo della generazione procedurale soffre di un abbattimento evidente delle texture o, più in generale, di una risoluzione a tratti altalenante e di un livello di dettaglio che, specie nelle aree urbane più concentrate, tende ad appiattirsi. Fortunatamente non siamo di fronte a nulla in grado di rovinare la forte immedesimazione del giocatore nei panni di questo eroe divino: ribadiamo ancora una volta lo stupore iniziale, nel ritrovarsi sospesi chilometri sopra l’atmosfera ad osservare l’orbe terrestre sotto ai nostri piedi.

Al netto di tutto questo, rimane un’ultima considerazione per quanto concerne la modalità di gioco: come anticipato in apertura di recensione, Megaton Rainfall offre un supporto opzionale alla realtà virtuale, permettendo ai non affezionati della recente tecnologia di vivere l’esperienza divina in modo più “tradizionale”, seppur ad un costo non certo banale. Per quanto rimanga giocabile e con un gameplay assolutamente sui generis, l’appeal scaturito dal vivere in prima persona i panni di una potente semi-divinità non trova una controparte davvero degna in assenza di VR – dove, come lecito aspettarsi, i difetti tecnologici e l’assenza di dettagli risultato ancor più evidenti. Il nostro consiglio, a meno di non soffrire pesantemente di chinetosi, è quello di trovare una configurazione “adatta” alla propria esperienza e affrontare brevi sequenze di Megaton Rainfall: se il vostro stomaco rimarrà dalla parte dei buoni, ne vale assolutamente la pena.

Conclusioni

Megaton Rainfall, al netto di un paio di difetti, rappresenta indubbiamente una delle esperienze più curiose ed interessanti dell’intero panorama attuale di PlayStation VR. La creatura di Alfonso del Cerro, dopo una faticosa gestazione durata la bellezza di un lustro, merita indubbiamente di essere provata, e questo al netto di un costo (poco più di 15€) su cui c’è davvero poco da discutere: frenetico, appassionante e coinvolgente, il playthrough di Megaton Rainfall è un excursus fuori dal coro su quelle che sono le potenzialità del prodigioso caschetto di casa Sony, corroborato da un gameplay ragionevolmente accessibile a chiunque e, a patto di non soffrire di motion sickness, da una progressione ragionata e coinvolgente.

Non siamo certo di fronte al titolo capace di far pendere l’ago della bilancia sull’eventuale acquisto dell’hardware VR di casa Sony, questo è chiaro, ma Megaton Rainfall ha degli innegabili meriti, tanto in termini tecnologici (un uso razionale della tecnologia procedurale in primis) quanto – e soprattutto – di giocabilità. Se anche voi, almeno una volta, avete sognato di vestire i panni di una divinità e salvare il pianeta, sfrecciando nei cieli e abbattendo alieni a suon di potenti colpi d’energia, il titolo del “piccolo” team spagnolo potrebbe essere davvero quello che fa per voi.

 

Good

  • Esperienza VR coinvolgente e frenetica
  • Buona personalizzazione della telecamera

Bad

  • Graficamente un po' altalenante
  • Giocato in "non VR" perde gran parte del proprio appeal
7.8

Niente male

Bello, simpatico, intelligente e super esperto di videogiochi, ha sviluppato un'incredibile capacità nello scrivere cazzate.. Gioca ai giochini elettronici dall'86 e ci scrive a riguardo dal 2006 o giù di lì.. Ma non fateglielo notare, che poi si monta la testa..

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