Mario + Rabbids Kingdom Battle: Donkey Kong Adventure – Recensione

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Uh, guarda, le banane!

Mario + Rabbids Kingdom Battle
Mario + Rabbids Kingdom Battle: Donkey Kong Adventure – Recensione

Mario + Rabbids Kingdom Battle è la storia di un incontro inatteso tra Mario e gli irriverenti Rabbids. Il Regno dei Funghi è stato travolto da un vortice misterioso che ha "trasportato" i Rabbids in un luogo in cui regnava la tranquillità. Per riportare la pace Mario, Luigi, la principessa Peach e Yoshi uniscono le forze con gli eroi Rabbids in un viaggio attraverso quattro mondi diversi. Una coloratissima avventura strategica vi attende!

Data di Uscita:Genere:PEGI:Sviluppatore:, Editore:

Mario + Rabbids Kingdom Battle è stato un gioco che fin dalla sua presentazione mi ha convinto a comprare Nintendo Switch. Non The Legend of Zelda: Breath of the Wild, non Super Mario Odyssey che pure rappresenta il grande ritorno del baffuto eroe in un open world dai tempi di Mario 64; no, è stato questo bizzarro e impensabile crossover con i conigli più stupidi del mondo videoludico a calamitare tutta la mia attenzione e credere fortemente in un progetto che, lo ricordiamo, ha radici italiane grazie all’idea di Davide Soliani. In collaborazione con Nintendo, Ubisoft Paris e Milan hanno dato vita a un gioco di ruolo tattico a turni dove siamo chiamati a difendere il Regno dei Funghi dall’invasione dei Rabbids, con il caos che ne consegue: aiutati dalle loro controparti in cosplay, ciascuna delle quali guarda a un aspetto caratteriale del personaggio di riferimento e lo fa proprio fino a renderlo parossistico, Mario, Luigi, Peach e Yoshi dovranno strada lungo una serie di combattimenti all’ultima casella, nei quali la collaborazione, la pianificazione di ogni mossa e la scelta della squadra ideale faranno la differenza fra vittoria e sconfitta. Nel mezzo ci sono fasi esplorative intervallate da esilaranti sketch e dai commenti di Beep-0, il piccolo robot alla guida del più folle gruppo di eroi nonché unico dotato della parola lì dentro.

Per saperne di più sul gioco base, leggete la nostra recensione perché oggi siamo qui a parlarvi del primo DLC che espande l’avventura regalandovi altre ore di divertimento: con una copia di Mario + Rabbids Kingdom Battle Gold Edition che include i contenuti del Season Pass – dunque oltre a Donkey Kong Adventure anche il pacchetto Pixel e Steampunk per le armi, e Ultra Challenge per sfide singole e mappe co-op – mi sono cimentata in questa nuova storia affiancata dal buon gorilla e da un vecchio Rabbid brontolone afflitto dalla sciatica. Perché sebbene il DLC sia pensato per focalizzarsi sull’universo di Donkey Kong, vuoi per l’ambientazione e per la colonna sonora ispirata alle tracce originali, la star è di nuovo l’unica, inimitabile, #sassy Rabbid Peach.

Questo potrebbe da un lato far storcere un po’ il naso, non perché Rabbid Peach non sia un bel personaggio (anzi, è forse il migliore di tutte le controparti a disposizione) quanto piuttosto perché con l’introduzione di un alleato dal forte peso come Donkey Kong, ci si sarebbe potuti aspettare di vederlo più sviluppato rispetto a qualche bonario, enorme sorriso e occasionali interventi per riportare il lamentoso Rabbid Cranky sulla retta via. Va anche detto però che la storia messa in scena ha come oggetto di riferimento Rabbid Kong e la sua débâcle contro Rabbid Peach durante il primo capitolo del gioco base – motivo per cui non potete sbloccare il DLC se non l’avete completato. Dopo essere stato miseramente messo al tappeto e aver fatto ritorno all’area del castello, lo scimmione albino ha la malaugurata idea di picchiare troppo forte la lavatrice interdimensionale con cui i Rabbids hanno invaso il Regno dei Funghi, rimettendola in funzione e facendosi aspirare al suo interno assieme ad altri; a complicare definitivamente le cose arriva Rabbid Peach, la cui dipendenza da social e cellulare la spinge a usare come fonte di ricarica proprio la presa di corrente della lavatrice. Si crea così un cortocircuito che trasporta la nostra eroina e Beep-0 altrove, su una soleggiata isola tropicale dove saranno attaccati da un branco di Ziggy Tropicali (la versione esotica degli avversari originali) prima di essere salvati dall’intervento di Donkey Kong e Rabbid Cranky – la cui caratterizzazione da anziano in pensione probabilmente propenso all’osservazione quotidiana di cantieri gli fa contendere il posto di miglior personaggio con la nostra influencer preferita. Dopo aver realizzato non solo la presenza di un Mega Bug proprio come nel Regno dei Funghi ma anche la possibilità che quell’isola rientri nelle mire di conquista di Rabbid Kong, i nostri eroi fanno squadra per andare alla ricerca dei frammenti di lavatrice andati perduti nello schianto, mossi dalla volontà di non lasciar invalidare la garanzia dell’elettrodomestico tornare indietro dai loro compagni che, almeno si spera, li stanno aspettando.

Narrativamente parlando, il gioco si inserisce bene fra il primo e il secondo capitolo senza creare incongruenze con la storia originale. Dal punto di vista del gameplay, come potete immaginare, lo svolgimento è lo stesso ma sono state prese alcune scelte volte ad adattare le meccaniche al contesto, andando dunque ad allargare e approfondire un sistema già sfaccettato di per sé. Laddove Donkey Kong non è infatti protagonista in termini narrativi, lo è senza alcun dubbio in termini ludici: tutto è stato pensato per adattarsi al suo ambiente, dalle banane che prendono il posto delle monete, al suo moveset e soprattutto al level design interamente costruito attorno alle sue abilità. La qualità è, se possibile, ancora migliore rispetto al gioco base restituendo con maggior forza la passione e l’ispirazione degli sviluppatori per creare un contenuto che non camminasse sul pericoloso filo del “more of the same”. Tutt’altro, anzi, perché se le meccaniche principali sono per forza le stesse – alternanza di esplorazione, combattimento, enigmi – il modo in cui sono state riprogettate rende le dieci e più ore necessarie al completamento del DLC quasi insufficienti per il grado di immersione offerto; l’inevitabile ripetitività nel gamplay passa in secondo piano a fronte del coinvolgimento.

Donkey Kong Adventure approfondisce un gameplay già sfaccettato di per sé

Lo sviluppo del personaggio, tramite l’utilizzo di rune, ricalca quello originale ma tanto Donkey Kong quanto Rabbid Cranky si differenziano a sufficienza per dar vita a una nuova esperienza di battaglia. Il primo alterna l’utilizzo di attacchi a distanza con altri ravvicinati mettendo a frutto la sua essenza di ominide: può scagliare banane boomerang per colpire i nemici lontani, oppure attirarli a sé suonando i bonghi e poi percuotere violentemente il terreno infliggendo danni cumulativi. Senza contare poi i suoi movimenti e, di nuovo, l’adattamento del mondo di gioco alla sua proverbiale agilità: Donkey Kong non è solo in grado di acchiappare e lanciare qualunque cosa, dagli alleati fino ai nemici e agli oggetti stessi, ma può sfruttare le apposite pedane DK per attraversare grandi distanze e spesso raggiungere punti altrimenti inaccessibili ai compagni. Questo porta a una completa rivalutazione di ogni singolo stage in base all’obiettivo richiesto e alle nuove possibilità a disposizione: l’Acchiappa e Lancia va in sostituzione della canonica scivolata e, se ben sfruttata, può permettere una concatenazione di attacchi bilanciando incredibilmente bene l’inedito moveset del gorilla con quello ben noto di Rabbid Peach e la via di mezzo rappresentata da Rabbid Cranky (un tank fatto e finito ma comunque piuttosto originale, grazie all’uso di malus e attacchi aerei ad ampio raggio). Assieme ai moveset, anche i nuovi obiettivi di gioco conferiscono una solida identità a questo DLC, riuscendo a intrattenere persino i veterani con trovate inedite molto gradite e non sempre così semplici da portare a termine. Questo grazie alla caratterizzazione dei nemici, le cui classi diverse e una maggiore tendenza al movimento e all’uso delle coperture ci costringono a un approccio ancora più strategico per non sprecare turni preziosi o trovarci bloccati in situazioni spinose – garantendo così un ulteriore senso di dinamicità e urgenza ai combattimenti.

Easter egg, siparietti comici e quella stessa cura per il dettaglio evidenziata nel gioco originale rendono l’isola tropicale un costante omaggio a Donkey Kong Country, con qualche “leggerissima” contaminazione da parte dei Rabbids. Ancora una volta il lavoro svolto dal team italiano è encomiabile e riflette non solo la passione ma il rispetto mostrato adesso per ben due brand storici di Nintendo: gli appassionati non resteranno delusi mentre si destreggeranno fra enigmi variegati quanto basta per rendere soddisfacenti le fasi esplorative, il tutto accompagnati dalle composizioni di Grant Kirkhope, che attingendo a piene mani dal bacino dei titoli Donkey Kong realizza una colonna sonora nuova e al contempo incredibilmente nostalgica. Infine, nessuna incertezza nemmeno dal lato tecnico: 30fps stabili e risoluzione a 720p quando in modalità portatile, aumentata poi a 900 in docked. Le uniche sbavature che ho riscontrato, oltre a un mancato spessore narrativo per Donkey Kong ma controbilanciato dal peso ludico, è un dislivello a tratti fastidioso nella curva di difficoltà delle sfide: trattandosi tuttavia di contenuti extra, sbloccabili come sempre dopo aver completato la storia principale, non vanno ad intaccare un divertimento assicurato. Se vi è piaciuto il gioco originale, questo DLC è un acquisto obbligato. Se invece non avete ancora avuto modo di provare questo bizzarro mash-up, allora la Gold Edition potrebbe essere l’occasione migliore per scoprirlo.

Conclusioni

Donkey Kong Adventure va oltre ogni aspettativa, dimostrandosi un’ottima partenza per il supporto di Mario + Rabbids Kingdom Battle. Superando agilmente l’ostacolo del “more of the same”, questo DLC amplia un sistema di combattimento già consolidato con il gioco base, arricchendolo e facendo sentire Donkey Kong e Rabbid Cranky come due personaggi a sé, in grado di fare davvero la differenza senza ricorrere a pattern copiati dai personaggi originali. Il gorilla in particolare dispone di un moveset in strettissima simbiosi con l’ambiente di gioco, adattato in modo da metterne completamente in luce le potenzialità e al tempo stesso adattarlo agli stili degli altri due personaggi: gli sviluppatori spingono i giocatori a rielaborare strategie magari già consolidate per trarre il massimo da tutte le possibili combinazioni che Donkey Kong può offrire. Il suo essere più in disparte nella storia a favore di Rabbid Peach è ottimamente controbilanciato dal forte peso in termini ludici, sebbene non mi sarebbe dispiaciuta una sua maggiore presenza narrativa. Sommando tutte le qualità, dalla cura per i dettagli fino a una longevità che supera le dieci ore, siamo di fronte a un nuovo standard per Mario + Rabbids Kingdom Battle, che guadagna ancor più valore da questo DLC.

Good

  • Ricco di contenuti
  • Ore e ore di divertimento
  • Nuovi e interessanti aspetti di gameplay
  • Level design ancora una volta di qualità

Bad

  • Sbilanciata la difficoltà di alcune sfide opzionali
  • Narrativamente, Donkey Kong è un po' in ombra
8.5

Imperdibile

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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