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JackQuest: The Tale of The Sword – Recensione

Nella tana dell'orco

JackQuest: The Tale of The Sword – Recensione
JackQuest
Data di Uscita:Genere:Sviluppatore:Editore:Versione Testata:

Il 2018 è stato un grande anno per gli indie di stampo metroidvania, action/platformer o chiamateli un po’ come vi pare. Ci riferiamo a giochi come Dead Cells che hanno saputo conquistare critica e pubblico in egual modo (e persino strappare qualche award a titoli con ben più A). Il 2019 si preannuncia un anno altrettanto succoso per i fan del genere, in attesa del nuovo Ori e del ritorno del creatore di Castelvania, Koji Igarashi, con il suo Bloodstained: Ritual of the Night.

Nell’attesa di questi già pre-annunciati successi però, altri piccoli studi si dilettano con questo (sotto-)genere: è il caso di NX Games e del suo piccolo ma interessante JackQuest: The Tale of The Sword. Un gioco semplice, dal classico aspetto pixelloso, che mette in primo piano il gameplay e poco si preoccupa della trama, regalando qualche ora di divertimento ad un prezzo contenuto.

JackQuest: The Tale of The Sword non ha una trama pretenziosa o chissà quale tema profondo: il protagonista è nel bel mezzo di un appuntamento romantico, quando una gigantesca mano verde sbuca dal terreno e afferra la sua amata Nara. Per salvarla, Jack si addentra nella tana dell’orco malvagio, popolata da creature ostili e piena zeppa di trappole. Fortunatamente a circa 3 metri dall’entrata trova una magica spada parlante che lo aiuterà nell’impresa.

Il gameplay è semplicissimo, con un attacco normale, uno speciale (che para anche dai danni nel momento dell’utilizzo), e i classici doppio-salto e scatto per avanzare tra spunzoni, palle chiodate rotanti, getti di fuoco e simili. Purtroppo però la difficoltà è davvero minima, tant’è che ho finito il gioco senza scatto e senza arco, scoprendo solo in seguito della loro esistenza: potete quindi comprendere che non sia poi così pericolosa la tana di questo Korg, anche se non è raro morire per mano di qualche ragno spara-ragnatele se non si fa attenzione.

JackQuest è un gioco semplice che mette in primo piano il gameplay, regalando qualche ora di divertimento ad un prezzo contenuto

Scovare i cuori e i cristalli nascosti per aumentare la propria vita e il “mana” per utilizzare l’attacco speciale è la parte più interessante, che vi porterà a saltare contro ogni muro ed esplorare ogni angolo della mappa, alla ricerca di passaggi segreti. Anche i boss si rivelano divertenti, sebbene presentino solo due pattern differenti di attacco, e in grado di mettere fuori combattimento varie volte prima di individuare le loro mosse ed eliminarli per sempre.

L’aspetto del dungeon – si tratta di un’unica grande caverna – e la colonna sonora rispecchiano perfettamente lo stile semplice e classico di JackQuest, accompagnando il giocatore attraverso qualche ora di divertimento in tutta tranquillità e senza troppe pretese.

Conclusioni

JackQuest: The Tale of The Sword è un Metroidvania classico e semplice, senza troppe pretese, che offre qualche ora di divertimento ad un prezzo contenuto.

I disegni pixellosi e la colonna sonora dai toni epici richiamano subito agli albori del genere, così come la trama semplicissima che lascia il focus totale sul gameplay.

JackQuest è rivolto a chi ama semplicemente lanciarsi nella tana di un orco, affettare qualche mostro ed evitare trappole come ai vecchi tempi. Peccato solo per la difficoltà un po’ blanda.

Good

  • Un'avventura semplice e immediata
  • Focus sul gameplay con movimenti precisi e boss "tosti"
  • Prezzo contenuto...

Bad

  • ... ma la difficoltà è un po' bassa per il genere
  • Platinabile in due ore di gioco
  • Niente di innovativo
6

Discreto

Cresciuta con un fratello più grande di 7 anni, le console sono state il suo pane quotidiano fin dalla nascita. Dopo l'uscita della PlayStation si è buttata sui j-rpg, ma nel suo cuore rimane indelebile il ricordo del riccio supersonico targato Sega.

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