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Danganronpa V3: Killing Harmony -Recensione

Un nuovo anno scolastico a base di omicidi è appena iniziato!

Danganronpa V3: Killing Harmony -Recensione
Danganronpa V3: Killing Harmony -Recensione
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Danganronpa è una folle serie tutta made in Japan che da anni coinvolge i giocatori di tutto il mondo in avventure scolastiche a base di efferati omicidi e insani processi giudiziari dove anche l’impossibile può accadere. Arrivati al terzo capitolo, la formula (vincente) è rimasta la stessa: un gruppo di ragazzi intrappolato in una scuola è costretto a partecipare ad un gioco di vita e di morte dove il vincitore è colui che riesce a compiere un omicidio senza farsi scoprire, il nostro compito è scovare l’assassino di turno e svelare l’identità del mastermind Monokuma.

Alcuni studenti moriranno, altri uccideranno e solo alla fine chi sopravviverà al massacro giungerà tremante a scoprire una verità dal sapore amaro e sempre sconvolgente. Una pianista e un detective si risvegliano dentro l’armadietto di una scuola, appena messo piede fuori da questo, il duo è costretto a fuggire da un gruppo di robot assassini telecomandati da alcuni orsacchiotti: questo non è l’inizio di un trip a base di sostanze allucinogene ma i primi minuti di gioco di Danganronpa V3.

Lo sceneggiatore e creatore della serie, Kazutaka Kodaka, ci ha già abituati a trame assurde e la sua nuova creazione non è da meno, quella di Danganronpa è una formula già collaudata ma che non annoia grazie alle situazioni assurde in cui continuano a essere messi i protagonisti del gioco.
Ancora una volta è l’iconico orso a due facce Monokuma a rappresentare il mastermind del nuovo killing game, attenzione però, Danganronpa V3 può essere giocato anche senza conoscere i capitoli precedenti poiché il cast e la trama sono dissociati da Danganronpa 1&2 Reload e dalle annesse serie anime che ruotavano sulle vicende della Hope’s Peak Academy. I nuovi giocatori possono quindi stare tranquilli e recuperare in seguito ciò che si sono persi.

Dopo questa breve rassicurazione dedicata ai nuovi arrivati, è tempo di raccontarvi come si svolge la vita scolastica dei 16 alunni protagonisti di Danganronpa V3. Esattamente come nei capitoli precedenti, l’unico modo per essere promossi in questo raccapricciante istituito è l’omicidio. Non esistono lezioni da seguire e neanche esami, lo studente che riesce a uccidere qualcuno senza farsi scoprire ottiene l’agognato diploma a discapito dei restanti compagni di classe che verranno bocciati e quindi condannati a morte. Al contrario, se l’assassino viene scoperto, è esso stesso ad essere bocciato e quindi ucciso dal mastermind Monokuma durante quello che viene chiamato punishment time. Le punizioni di Monokuma sono sempre molto splatter e macabramente divertenti, se vi piace il black humor troverete pane per i vostri denti (vorremmo raccontarvene qualcuna, ma rovinarvi la sorpresa sarebbe un crimine punibile anch’esso con la morte). Gli omicidi stessi seguono lo stesso folle filone, le cause della morte della vittima non sono mai prevedibili ma sempre assurde, ogni caso è unico e appassionante, è impossibile annoiarsi durante la ricerca dell’assassino.

Danganronpa V3 può essere giocato anche senza conoscere i capitoli precedenti

Le indagini sulla scena del crimine sono estremamente importanti per giungere alla verità e funzionano a livello di gameplay esattamente come nei giochi punta e clicca. Nei panni della protagonista e pianista Kaede Akamatsu, sfruttando la visuale in prima persona, clicchiamo sugli elementi della stanza che ci sembrano sospetti, raccogliamo così le prove per il processo di classe che avverrà subito dopo. Anche ascoltare gli alibi e le testimonianze dei propri compagni è importante, dopotutto questa non è una scuola normale non solo per la presenza quotidiana (o quasi) di omicidi, ma anche per il fatto che gli studenti hanno tutti delle abilità speciali.
Come in ogni Danganronpa che si rispetti, gli studenti sono degli ultimate, ovvero, sono degli adolescenti che brillano in determinati ambiti come quello sportivo o culturale passando per quelli più strambi. Abbiamo ad esempio Shuichi che è il migliore detective sulla piazza, Mia l’inventrice pazza, Himiko la maga e addirittura Kokichi il più astuto leader malvagio di questa terra. La classe è piena di personalità curiose che rendono la vita scolastica ancora più al limite dello schizofrenico fra dialoghi irreali e certe volte anche spinti con riferimenti sessuali ben poco nascosti.

La pazzia giunge però ai suoi massimi picchi durante i class trial, i processi che coinvolgono l’intera classe nella discussione su chi sia l’assassino di turno.
Le meccaniche del processo sono rimaste le stesse dei passati Danganronpa. Il nostro compito è sempre quello di trovare e colpire con il giusto proiettile la frase che rappresenta una falsa testimonianza o, in alternativa, confermare di essere d’accordo con un’affermazione detta da uno degli studenti.
In altre fasi viene invece richiesto di assemblare le lettere di una parola chiave come in un vero e proprio puzzle, un minigioco che purtroppo potrebbe risultare difficile a chi non mastica bene l’inglese o il francese, le uniche due lingue in cui è stato tradotto Danganronpa V3. I minigiochi però non finiscono qui, in una delle fasi del processo è addirittura richiesto di premere dei tasti a tempo come in un rhythm game, in un’altra invece dobbiamo distruggere dei blocchi per rivelare un’immagine nascosta e in un altro ancora bisogna assemblare alcune vignette nell’ordine temporale giusto.

Ancora una volta è la grafica in 3D il tallone d’Achille di Danganronpa.

I processi di Danganronpa V3 ricordano un po’ la settimana enigmistica, ci sono tanti minigames da risolvere su cui spremere le meningi. Il divertimento però viene un po’ a mancare per via della poca intuitività e complessità dei comandi: soprattutto all’inizio, capita spesso di non capire immediatamente come funzioni un minigioco e di perdere dei punti vita ingiustamente. A peggiorare la situazione è anche il fattore del tempo limitato, il timer con cui dare le risposte giuste scorre inesorabile causando un certo panico non permettendo così di assimilare con calma le meccaniche di gioco.
Dando delle risposte sbagliate si perdono dei punti vita, arrivando a zero parte un sonoro game over oltre a rimanere senza i preziosi monocoin. I monocoin sono la valuta di gioco con cui nel tempo libero possiamo comprare dei regali da donare ai propri compagni o per giocare d’azzardo alle slot machine e ad altri passatempi della sala giochi.

Un altro momento fondamentale della vita scolastica di questa scuola degli orrori è proprio il free time. Durante questa fase possiamo conoscere meglio gli altri alunni e assistere ad alcuni dialoghi extra. Raggiungendo la giusta affinità si viene inoltre premiati con delle skills bonus da usare nei processi, abilità che se impostate permettono di ottenere, ad esempio, dei secondi in più per rispondere a un quesito o di perdere meno punti vita dando delle risposte sbagliate. Inoltre, per rimarcare ancora una volta la follia di Danganronpa V3, raggiungendo il massimo grado in una relazione, è possibile ottenere l’intimo del nuovo amico di turno: preparatevi quindi a mettere su una ridicola collezione senza senso di mutande di ogni tipo.
Un altro modo di passare il proprio tempo libero è quello di colpire oggetti, infatti prendendo a calci l’arredamento è possibile ottenere ulteriori monocoin; il vandalismo per una volta premia. Fra un calcio e l’altro è possibile trovare anche delle statuette di Monokuma, guardandosi attorno fanno infatti capolino dei malvagi orsacchiotti da raccogliere e collezionare, un’attività simpatica ma dalla poca utilità.
Durante le fasi del free time l’esplorazione della scuola è ancora una volta in prima persona, la grafica però passa dal 2D ad un mal curato 3D. Se durante le fasi visual novel Danganronpa V3 si rivela essere un gioiellino con i suoi colori sgargianti e le divertentissime animazioni dei personaggi, camminare per i corridoi dell’istituto è invece una sofferenza. Tutto ciò che è in 3D è povero di dettagli e dalle tonalità spente, in un’ambientazione così scarna la voglia di esplorare non sovviene e fortunatamente neanche il gioco stesso obbliga i giocatori a tale supplizio, dando la possibilità di teletrasportarsi in automatico nei vari punti d’interesse. Si tratta di una vera e propria occasione sprecata considerando le potenzialità grafiche della PS4.

Un must buy per gli appassionati della serie

Chiudendo un occhio sulla grafica 3D, fortunatamente, possiamo invece far gioire i timpani ascoltando l’ottima colonna sonora composta dal sempre verde Masafumi Takada. Ancora una volta il compositore è riuscito a cogliere perfettamente l’atmosfera del gioco regalandoci pezzi da brividi.
Promosso a pieni voti anche il doppiaggio giapponese ma, purtroppo, non si può dire altrettanto di quello inglese che si rivela essere discreto ma non eccezionale così come la localizzazione stessa che non sempre riesce a farci cogliere bene i numerosi giochi di parole di quella giapponese.

Conclusioni

Danganronpa V3 è un must buy per gli appassionati della serie ma, allo stesso tempo, rappresenta anche l’occasione perfetta per i nuovi arrivati di avvicinarsi al folle e sanguinolento mondo di Monokuma.

Il nuovo cast e la trama sono coinvolgenti e, fin dalle prime battute di gioco, la storia ha risvolti inaspettati. Nonostante gli anni, Danganronpa ha quindi ancora qualcosa da raccontare per tenerci attaccati allo schermo e stupirci.
L’unica vera bruttura del titolo è la povera grafica 3D utilizzata per rappresentare la scuola, un elemento che cozza con il bellissimo 2D presente nelle fasi di visual novel e in quelle punta e clicca.

In conclusione, Danganronpa V3 è promosso quasi a pieni voti, anche se con qualche difetto, rimane un titolo divertente e godibile per tutti.

Good

  • Un cast di personaggi folli inseriti in una trama altrettanto fuori di testa
  • I class trials non sono mai stati così divertenti
  • Un'ottima colonna sonora adatta all'atmosfera thriller del gioco

Bad

  • Il comparto grafico è poco curato durante l’esplorazione della scuola
  • ...sebbene certe volte i comandi risultino poco intuitivi
8

Imperdibile

Insistere per avere un Game Boy nel lontano 1998 è stata una delle migliori idee che abbia mai avuto, da allora non si è più allontana dal mondo videoludico. Più allenatrice di Pokémon che studentessa, quando il dovere la chiama studia giapponese, in realtà il secondo fine è capire la trama dei suoi JRPG preferiti.

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