Playdate: la nuova console portatile “avveniristicamente retro”

Il Game Boy del futuro?

Playdate: la nuova console portatile “avveniristicamente retro”

Siamo nel 2019 e mentre sono tutti focalizzati sulla prossima generazione di console, c’è chi invece ha deciso di intraprendere una strada tutto fuorché canonica. Non parliamo di Google Stadia, ma di Playdate, una console portatile che ha senza dubbio carattere da vendere. Basta guardare il suo design per capire che ha qualcosa di mai visto prima, ma esplorandola più a fondo si capisce quanto la sua “stranezza” non si fermi lì. Playdate non è solo un “nuovo device” o uno dei tanti clone dell’immortale Game Boy, ma è un’idea nuova di intrattenimento portatile, indirizzata a chi cerca qualcosa di realmente diverso.

Dietro questo progetto c’è Panic, azienda che ha sempre sviluppato software per Mac e iOS, ma che si è buttata nel mondo dei videogiochi già qualche anno fa, con la distribuzione di Firewatch. Evidentemente gli sviluppatori voglia di fare qualcosa di più, così hanno ideato Playdate, una console piccolissima (misura solo 74mm × 76mm × 9mm) con uno schermo in “bianco e nero” e soprattutto, una manovella laterale.

Complici di questa manovella sono gli svedesi di Teenage Engineering, di cui abbiamo parlato più volte su queste pagine per via dei loro “strani” sintetizzatori portatili, i pocket operator (e di cui vi parleremo nuovamente a breve, con la recensione del nuovo OP-Z); infatti il design di Playdate è stato sviluppato in collaborazione con loro, e proprio a loro è venuta l’idea di questa manovella che, a seconda del gioco, potrà avere usi differenti. E no, se ve lo state domandando, non serve per “ricaricare” la console.  Si tratta di una sorta di “stick analogico” che può avere diversi usi a livello di gameplay: in uno dei giochi mostrati, serve a mandare avanti e indietro il tempo, guardate il tweet in basso per capire meglio.

Ma le “stranezze” non finiscono qui. Come vi abbiamo detto, lo schermo (da 2.7 pollici con risoluzione 400×240) è monocromatico, anche se definirlo tale è riduttivo, visto che Panic lo definisce uno “schermo in bianco e nero premium”. Certo, in un mondo in cui si punta alla potenza grafica, Playdate va controcorrente, ma se ancora non l’avete capito, stiamo parlando di una console che è fuori da qualsiasi canone, e lo schermo ne è la conferma.
Non sarà retroilluminato, perché realizzato in modo da essere così nitido e definito che sia sotto la luce del sole, che con quella di una lampada, risulterà spettacolare.  Nonostante tutto Playdate avrà Wi-Fi, Bluetooth e una porta USB-C per la ricarica, ma per il momento le notizie sull’hardware finiscono qui, il resto verrà svelato più avanti.

L’altra vera novità di Playdate saranno i giochi, che verranno distribuiti “a stagioni”: in pratica una volta acquistata la console riceverete i 12 giochi facenti parte della prima stagione, uno a settimana. Il sistema di distribuzione non solo sarà digitale quindi, ma periodico, ed a prescindere da quando la comprerete, la vostra stagione inizierà sempre con un gioco, a cui se ne aggiungerà uno ogni settimana (ah, i giochi resteranno poi giocabili per sempre).
Tra gli sviluppatori coinvolti ci sono anche nomi importanti come Keita Takahashi (papà di Katamari Damacy) con  Crankin’s Time Travel Adventure che è proprio il gioco che sfrutta la manovella per comandare il tempo ed il cui obiettivo è arrivare all’appuntamento con Crankette, evitando una serie di ridicoli ostacoli.

Arriviamo al dunque: Playdate uscirà nei primi mesi del 2020 al prezzo di 149 dollari, e si potrà prenotare alla fine di quest’anno direttamente sul sito ufficiale, anch’esso rigorosamente giallo. Sarà che in qualche modo richiama alla mente il Game Boy e che il suo design è davvero particolare, sarà che ci attirano le “idee strane”, o forse sarà solo che siamo vecchi ed abbiamo voglia di vedere cose nuove, fatto sta che questa “nano console” è già entrata di diritto nella nostra wishlist, e siamo certi che ne sentirete parlare nuovamente su queste pagine.
Intanto vi lasciamo con questo tweet di Campo Santo, con una scena presa direttamente da Firewatch


E' passato troppo tempo per ricordare il mio primo approccio al mondo videoludico... Limpido è invece il ricordo della prima console, un Atari 2600, e dei giorni interi passati a giocarci. Da allora sono cambiate molte cose: i videogiochi sono diventati il mio lavoro, non ho più tutto quel tempo per giocarli ed ormai sono pochi quelli che mi lasciano a bocca aperta. Ma al di là di tutto, l'amore c’è ancora, così come la voglia di arrivare un giorno a crearne uno… Ecco, se non si fosse capito, sono un eterno “sognatore"!

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