Avengers: Endgame – Recensione

L'epica conclusione di una saga decennale

Avengers: Endgame – Recensione

Premessa: questa recensione non contiene alcun tipo di spoiler sul film, leggetela senza la preoccupazione di rovinarvi la sorpresa.

Ha avuto tutto inizio nel 2008, quando un magnate delle armi si è costruito un cuore artificiale e ha cominciato a combattere quello stesso crimine di cui si rendeva partecipe; quando un uomo, un semplice uomo, non ha avuto paura di dire al mondo chi fosse dietro la maschera – esponendosi molto più di quanto sarebbe opportuno fare, certo, ma dimostrando un coraggio unico.

“Io sono Iron Man” è la chiusura di un film ma al tempo stesso l’inizio del Marvel Cinematic Universe, il primo punto di un cerchio che per dieci anni ci ha accompagnato in una giostra di emozioni positive e negative, rendendo di carne e sangue figure che fino a quel momento erano state di carta. Ma quando dall’altra parte dello schermo vediamo un attore in carne e ossa, quando qualcuno accetta di diventare l’eroe del nostro immaginario, allora la situazione si fa diversa, ci prende di petto, amplifica le nostre sensazioni fino a renderle percettibili a livello fisico.

Abbiamo riso con un gruppo di scalcinati, improbabili eroi a zonzo nello spazio su note anni ’80, inseguito uno spettro della memoria che porta l’inverno nel proprio nome, indossato un’armatura per celare la nostra parte più umana e vulnerabile, camminato in mezzo agli dei e volteggiato a filo di ragnatela nei cieli di New York, abbiamo spaccato tutto ma soprattutto ci siamo vendicati. Può suonare strano associare la parola vendetta a dei supereroi, eppure è quella che meglio li rappresenta tutti: perché non sono invincibili, sono fallaci e deboli, tragicamente umani, persino chi fra loro ne ha solo le sembianze.

Ed eccoci qui, dieci anni più tardi, in ginocchio con loro – sangue fra i denti serrati e un sudario di rimorsi a gravare sulle spalle – ma ancora vivi, ancora pronti a rialzare la testa e combattere. A qualunque costo. È così che fanno gli eroi, no? Arrivano fino alla fine, lottano anche per chi non c’è più, si fanno carico dei sacrifici che lastricano il loro cammino e lo portano con sé, perché attraverso loro gesti ne viva il ricordo.

Avengers: Endgame è questo ma anche di più, l’opera magna dei fratelli Russo che segna un nuovo possibile punto di svolta nell’intrattenimento. I registi dirigono con una sapienza di cui già avevano dato prova in Avengers: Infinity War un film che ha un grosso compito da portare a termine – e non entrano in gioco le aspettative di milioni di fan: deve chiudere quel cerchio di cui sopra, mettere il punto finale alla storia di tutti, perché i vendicatori possano riposare e solo poi risorgere. Immaginate Avengers: Endgame come un’onda. Travolge, poi si ritira, ripiega su se stessa e concede di prendere fiato prima di tornare ancora più forte.

Joseph ed Anthony Russo fanno esattamente questo, gestendo il ritmo del film secondo un continuo alternarsi di scene ad alto impatto (emotivo e non) con momenti rilassati al limite del parodistico che tuttavia non scivolano mai in una farsa scadente di cui almeno un film MCU ha sofferto tempo fa, mantenendo intatto lo spirito di ogni personaggio. Al contempo però, nel loro voler contrastare in ogni modo il famoso schiocco di Thanos, gli Avengers mettono in luce le loro debolezze, i dubbi, le paure, il rimorso: sono logorati, impotenti di fronte a qualcosa che sembra oltre la loro portata ma determinati a fare di tutto perché quel singolo finale su oltre quattordici milioni profetizzato dal Dottor Strange si avveri.

Immaginate Avengers: Endgame come un’onda. Travolge, poi si ritira, ripiega su se stessa e concede di prendere fiato prima di tornare ancora più forte

Sono uomini e donne rotti, delineati attraverso una sceneggiatura magistrale e un’interpretazione che tocca il proprio apice nelle situazioni di maggiore drammaticità, restituendoci personaggi che non potrebbero essere più vivi di così. È difficile rendere l’idea di cosa sia davvero Avengers: Endgame senza entrare nel dettaglio, senza spendere righe e righe su Tony, Steve, Natasha, Thor e tutti gli altri, perché questo film è il miglior atto d’amore verso eroi che hanno infranto la quarta parete e toccato le corde più profonde del nostro cuore, nonché l’epica, degna conclusione di 22 storie che si sono susseguite, intrecciate e scontrate nel corso di dieci anni.

Ma è anche un omaggio incredibile ad alcuni dei migliori momenti dei fumetti (uno in particolare che ha strappato un applauso al pubblico in sala), la dimostrazione di quanto i fratelli Russo abbiano saputo amalgamare una narrazione che non perde mai mordente persino quando sembra che vada troppo a rilento con alcune fra le migliori scene d’azione mi sia capitato di vedere, per coreografia, gestione dei tempi e scarica di adrenalina, un continuo andare e venire di una speranza che si trova – concedetemelo – a uno schiocco di dita salvo poi sfuggire, tentarci, illuderci, lasciarci con il fiato sospeso e i muscoli tesi di un’anticipazione che non è più solo degli eroi ma sublima e diventa nostra.

Siamo lì con loro, a sperare nella salvezza di un mondo che non ci compete eppure al contempo sentiamo appartenerci. Sul piano tecnico e registico si rende possibile, come già accennato, un nuovo punto fermo nell’intrattenimento di massa, che parla ai più appassionati ma non lascia indietro chi semplicemente vuole godersi un epico film sui supereroi.

Avengers: Endgame è l’epica conclusione di una saga decennale

Dove però Avengers: Endgame colpisce è al cuore, in una gestione dei personaggi e delle loro tragedie fatta di tanti piccoli tasselli che lentamente si incastrano gli uni con gli altri facendocene desiderare ancora, consapevoli che qualcosa sta trovando la sua conclusione ma incapaci di accettarla fino in fondo. Perché la storia tende sempre a ripetersi senza insegnare nulla che non sia l’ineluttabile: il lieto fine esiste solo nelle favole e Avengers: Endgame non lo è.

Non aspettatevi Infinity War parte 2, i due film sono diversi tra loro eppure perfettamente complementari in un modo che supera persino le migliori aspettative. Avengers: Endgame è l’epica conclusione di una saga decennale, capace di fondere un’ottima azione a una drammaticità che scivola sotto la pelle, il tutto scandito da momenti geek che faranno la felicità dei fan accaniti. Potente, emotivo, imperfetto nella sua perfezione, è ciò che avreste voluto e molto di più.


Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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