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Hi score girl

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Hi Score Girl: 5 chicche sull’anime videoludico del momento

Inaspettatamente lo show più videoludico di Netflix.

Hi score girl

Forse non l’avrete notato, ma di recente Netflix ha aggiunto un anime davvero interessante al suo catalogo. E no, non si tratta di robottoni giganti o demoni volanti: no, questa volta è il nostro mondo a essere messo in primo piano. Sto parlando di Hi Score Girl, una commedia romantica che ha come sfondo l’evoluzione della storia videoludica giapponese e mondiale.

Questo anime, ispirato dal manga di Rensuke Oshikiri, segue la vita di un giovane adolescente di nome Haruo Yaguchi, un ragazzino poco incline allo studio ma incredibilmente dotato quando si tratta di videogiochi. Haruo vive nei primi anni ’90, ed è ossessionato dalle console e dalle sale giochi, in particolar modo dalla serie Street Fighter di Capcom. In quel periodo i videogiochi hanno avuto un vero e proprio boom, complici le console casalinghe che iniziavano a introdursi nelle case di tutti, rivoluzionando il concetto di intrattenimento domestico oltre quello che offriva la “semplice” TV.

Il mondo di Haruo viene sconvolto quando scopre che una ragazza benestante e bravissima a scuola, la silenziosa Akira Ono, è decisamente più brava di lui a Street Fighter II: il Guile di Haruo viene infatti devastato dal fortissimo Zangief di Akira più e più volte fino al crollo mentale del nostro protagonista. Da questa  premessa nasceranno diverse situazioni che porteranno i due a diventare amici e rivali, e forse anche qualcosa di più, nel corso degli anni che li vedranno passare dalle scuole medie alle superiori.

Hi Score Girl è un vero e proprio piccolo documentario sulla storia del videogioco, una serie piena di citazioni e easter egg che anche un giocatore esperto potrebbe non conoscere. Diamo un occhiata a cinque curiosità davvero imperdibili per ogni gamer che si rispetti!


5 – Il Guile Turtling, le mosse a Z e i trick da 1 frame

I veterani di Street Fighter II potrebbero ricordarsi del Guile Turtling, una tecnica infame che permetteva di vincere anche contro persone decisamente più abili. Facendo abbassare il buon Guile e iniziando a lanciare a raffica i “Sonic Boom” (tecnica a lungo raggio di Guile) si riesce a tenere a distanza gli avversari più pericolosi in corpo a corpo, proprio come Zangief.

Il Guile Turtling è stato visto male nelle scene competitive e non sin dai primissimi anni ’90, venendo etichettata sostanzialmente come una pratica scorretta utilizzata da chi non sa giocare a Street Fighter. Nell’anime a utilizzarla è proprio il protagonista Haruo, messo alle strette dalle capacità schiaccianti di Akira Ono. Ma non solo, Haruo spiega con dettaglio e perizia come imparare a fare le mosse a Z come lo Shoryuken e come effettuare i complicatissimi trick da 1 frame. Peccato che nulla di tutto questo gli servirà contro l’incredibile abilità della sua rivale.

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4 – Akuma e l’onta del Ryu marrone

Akuma, conosciuto in Giappone come Gouki, è uno dei lottatori più temibili dell’universo di Street Fighter. Questo terribile combattente è apparso per la prima volta in Super Street Fighter II Turbo, nel 1994. Ma non poteva essere selezionato normalmente dalla rosa dei combattenti, come si fa ai giorni d’oggi. No, Akuma era un personaggio segreto che poteva essere sbloccato solamente premendo una determinata combinazione di tasti durante la scelta del lottatore.

Nella scena competitiva chi usava Akuma era considerato temibile, ma c’era sempre un pericolo: quello di sbagliare la sequenza di tasti. In quel caso il gioco selezionava Ryu con il costume marrone, e questo gettava un marchio di disonore che etichettava il giocatore come incapace di premere una banale sequenza di tasti. Ovviamente nell’anime una scena del genere è presente.

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3 – Il PC Engine / TurboGrafx-16

Una console che in pochi ricorderanno: il PC Engine nacque nel 1987 e venne commercializzato in occidente con il nome di TurboGrafx-16. Si tratta di un dispositivo creato da NEC che andava a scontrarsi direttamente con il NES di Nintendo e il Genesis di SEGA. Il PC Engine poteva contare su di una potente CPU ad 8 bit ed una GPU a 16 bit dedicata, una potenza che davvero in pochi potevano avere. Ovviamente il PC Engine e la sua versione portatile, il PC Engine GT, sono in possesso di Haruo che li venera come veri e propri cimeli.

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2 – Gamest, la bibbia dei videogiochi

In Giappone non c’era giocatore che all’inizio degli anni ’90 non comprasse Gamest, la rivista mensile considerata praticamente la bibbia del videoludo. Su Gamest non c’erano solo coverage perfetti dei beat’em up che tanto andavano all’epoca, ma si potevano trovare annunci di console usate, giochi di seconda mano e persino interi cabinati arcade in vendita. Inoltre era possibile scrivere al magazine per cercare altri giocatori e parlare con loro. Insomma, era un modo di sognare una vita piena di videogiochi. Ovviamente Haruo non si perde nemmeno una copia di Gamest.

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1 – PlayStation, Saturn e l’impatto del 3D nei picchiaduro

Verso le ultime puntate dello show fanno il loro ingresso due colossi dell’intrattenimento casalingo: il SEGA Saturn e ovviamente lei, la primissima PlayStation. Haruo sceglie il Saturn ma si ritrova a desiderare la PlayStation: un amore impossibile, perché i primi segni delle console war c’erano già e imponevano di essere fedele al proprio marchio. Haruo non cede, ma rimane sbalordito nel vedere quello che la serie Tekken porta nel mondo dei picchiaduro: i combattimenti in 3D sono completamente diversi da quanto aveva visto in passato, e PlayStation e Saturn avevano spalancato una porta in un mondo completamente nuovo.

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Nato nel medioevo videoludico, i fantastici anni ’80, Amedeo è cresciuto con i grandi classici del gaming, passando per tutte le console sulle quali riuscisse a mettere le mani. Appassionato fino alla morte di Star Wars e The Witcher, vive fra mondi fatti di LEGO e GDR cartacei. Nel tempo libero gli piace dare legnate in palestra e leggere libri.

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