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Il Barcellona accusa Dembélé di essere “dipendente dai videogiochi”

La moderazione prima di tutto

Il Barcellona accusa Dembélé di essere “dipendente dai videogiochi”

In questi giorni il collegamento tra videogiochi e calciatori sembra essere di moda.

Se Krzysztof Piatek che ha sfruttato la PlayStation per conoscere i suoi nuovi compagni del Genoa rappresentava un utilizzo positivo del videogiochi, purtroppo non si può dire lo stesso di Ousmane Dembélé. Il calciatore del Barcellona infatti è sotto il mirino della sua squadra e dei media spagnoli a causa di una forte “dipendenza da videogiochi” che avrebbe portato Dembélé a passare le serate davanti alla PlayStation, a dormire pochissimo e di conseguenza  arrivare spesso in ritardo agli allenamenti e litigare con i compagni, rendendo la situazione “insopportabile”.

I dirigenti del Barcellona naturalmente non sono contenti del comportamento del calciatore, anche perché è costato la bellezza di 105 milioni più 40 di bonus, e al momento le sue prestazioni in campo sono del tutto insufficienti. La società ha quindi dato un ultimatum al calciatore, e se entro giugno la situazione non sarà migliorata, si procederà al cedimento.

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@rafyou

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Il compagno di squadra Luis Suarez ha commentato:

Dovrebbe concentrarsi solo sul calcio ed essere più responsabile in alcuni aspetti. Essere un calciatore è un autentico privilegio. Nello spogliatoio del Barcellona ci sono diversi esempi di professionalità e deve trarre ispirazione da quelli.

Chissà se tra i titoli preferiti di Dembélé c’è anche Fortnite, recentemente premiato come Gioco dell’Anno ai Golden Joysitck Awards.


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Il suo sogno è vedere un giorno la fine delle console war e tornare ai tempi in cui si giocava per divertirsi, non per contare i pixel o i frame. Nel profondo è consapevole che si tratta di un'utopia, ma nel frattempo lui si gode tutte le piattaforme disponibili sul mercato senza rinunciare a nulla, alla faccia dei fanboy. Ha una ossessione al limite del maniacale per Batman, Star Wars e il collezionismo di statue e Collector's Edition di videogiochi, tanto che la madre ancora si chiede perché semplicemente non si droghi come tutti i ragazzi della sua età... di sicuro spendeva di meno.

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