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Ken il guerriero: La leggenda di Hokuto – Recensione

Mai fare arrabbiare Kenshiro.

Ken il Guerriero: la leggenda di Hokuto

Lo conoscete. Lo amate. Il guerriero dell’Orsa Maggiore ha tenuto compagnia a moltissimi di noi per anni e anni: Ken il Guerriero (Hokuto no Ken) è stata una serie che ha colpito con forza la gioventù nostrana, imprimendo ricordi indelebili dentro giovani menti a suon di cazzottoni e urla in falsetto. D’altronde era difficile non innamorarsi di un anime (e manga) che caratterizzava tutti i suoi personaggi con un’iconica ultraviolenza e un eroismo tragico e cupo. Quell’omaccione nerboruto dai tratti simili a volte a Bruce Lee e altre volte a Sylvester Stallone è entrato nel cuore di fan e appassionati sin dal suo esordio sul piccolo schermo nel 1984. Nato dalle menti creative di Tetsuo Hara e Buronson, Kenshiro è indubbiamente un personaggio iconico, appartenente all’olimpo dei personaggi nipponici al pari di Goku e Naruto.

Per festeggiare i 35 anni dalla prima apparizione di Ken, arrivato nel settembre del 1983 sulle pagine della rivista giapponese Weekly Shōnen Jump, Koch Media porterà nei cinema, in due giornate evento il 25 e 26 settembre, una versione speciale di Ken il Guerriero: la Leggenda di Hokuto, rimasterizzata in alta definizione per celebrare la gloria della scuola dell’Orsa Maggiore.

Per i pochissimi che non conoscono Ken, è d’obbligo fare una piccola premessa. Dopo una guerra così distruttiva da aver posto fine alla società per come la conosciamo, il mondo è caduto preda della devastazione più totale. Gli oceani si sono prosciugati, le foreste sono scomparse: l’uomo è nuovamente schiavo della legge del più forte, e la violenza regna sovrana nelle lande desolate di questo mondo post apocalittico. La disperazione è ovunque, e la gente guarda il cielo in cerca di un salvatore. Fortunatamente per loro, il salvatore esiste e si chiama Kenshiro: un combattente formidabile che salva i più deboli e i bisognosi massacrando i malvagi grazie alle tecniche della divina scuola di Hokuto. Quest’ultima è un’istituzione depositaria di conoscenze millenarie ora nelle mani di Ken, il sessantaquattresimo legittimo successore della scuola, un maestro di tecniche letali basate sulla pressione di punti specifici sul corpo umano, i quali se premuti possono portare all’esplosiva dipartita dell’avversario.

KEn il Guerriero: la leggenda di Hokuto

Ken non è purtroppo l’unico a poter padroneggiare questo tipo di tecniche mortali: come lui ci sono i suoi due fratelli, Toki e Raoul. Il primo è quasi considerato un santo vivente, una persona buona che vive utilizzando le sue capacità per guarire la gente e difendere i deboli. Di tutt’altra pasta è invece Raoul, diventato uno spietato conquistatore che crede nel raggiungimento della pace attraverso il potere assoluto; il fratello maggiore di Ken è a capo di un’enorme armata e si fa chiamare il Re di Hokuto. Esiste inoltre un’altra scuola di combattimento altrettanto letale, la Sacra Scuola di Nando, ora dominata dal terribile e disumano Sauzer, autonominatosi Sacro Imperatore di Nanto. La storia di Ken è intrisa di sangue, di combattimenti e di tragedie. Ma è prima di tutto fatta di eroi, incredibili superuomini che seguono i loro ideali a qualunque costo e pagando qualunque prezzo. Nulla è mai troppo per i titanici personaggi di Hokuto No Ken: nemmeno la tortura, la morte o la perdita di una persona cara.

Qualunque cosa è sacrificabile nel perseguimento della propria versione di un mondo migliore: nell’olimpo di queste strane divinità umanizzate non esiste mai un vero e proprio malvagio; ognuno di loro, anche il più crudele, cela in fondo un passato triste e una devastante perdita che lo ha in qualche modo trasformato in ciò che è ora, e quel passato riemerge solitamente negli ultimi istanti di vita di ognuno di questi titani. Lo spirito di sacrificio è presente in questo film più che in tutti gli altri basati sul manga di Tetsuo Hara: personaggi chiave trovano la loro introduzione e la loro fine fra i fotogrammi de La Leggenda di Hokuto, ma tutto scorre coerentemente con la storia che tutti conosciamo, migliorandone addirittura diversi aspetti e chiarendo alcuni punti oscuri sulla trama di Hokuto no Ken.

La storia di Ken è intrisa di sangue, di combattimenti e di tragedie

La Leggenda di Hokuto riprende il cosiddetto arco della piramide di Sauzer, proponendoci quella storia conosciutissima dai fan sotto un’altra luce. Oltre a Ken infatti vengono approfonditi moltissimo i personaggi di Raoul e Toki, che acquisiscono più profondità rispetto al passato. Raoul in particolare passa sotto un vero e proprio processo di umanizzazione che spiega le sue scelte e i suoi comportamenti, anche grazie a Reina e Soga, due fratelli che hanno seguito il Re di Hokuto sin da bambini e che in questo lungometraggio hanno un ruolo chiave nell’evoluzione del personaggio di Raoul. Inaspettatamente è l’amore a essere il vero protagonista di questo film, la vera forza portante che fa muovere le vicende e i personaggi in questo mondo post apocalittico. Anche i combattimenti sono visti sotto un’altra prospettiva, più come una cosa inevitabile per portare a termine il proprio compito che non come una forma di violenza fine a sé stessa. I nostri eroi (e antieroi) uccidono solo quando necessario, e mai per puro divertimento.

Tecnicamente, il film è realizzato davvero bene. La rimasterizzazione in alta definizione si vede e fa risaltare ancora di più le abilità dei disegnatori (hanno collaborato anche autori del calibro di Tsukasa Hojo e  Shingo Araki). Le animazioni risultano convincenti e in puro stile Hokuto no Ken; la qualità visiva davvero sopra le righe si unisce a un doppiaggio italiano piuttosto particolare, forse diverso da quanto i fan di vecchia data si aspettassero ma comunque di innegabile valore. Spiccano le voci di Ken, ora doppiato da Lorenzo Scattorin; Toki, un Ivo De Palma forse un po’ troppo Pegasus; Raoul, Dario Oppido in splendida forma. Memorabile anche il Sauzer di Diego Sabre.

Se siete fan di Hokuto no Ken, questo piccolo film-evento non può passare in sordina. Vedere Ken e i suoi fratelli sul grande schermo non ha prezzo, e vi riporterà ancora una volta in quel mondo post apocalittico tanto desolato quanto amato dai suoi fan. 

Nato nel medioevo videoludico, i fantastici anni ’80, Amedeo è cresciuto con i grandi classici del gaming, passando per tutte le console sulle quali riuscisse a mettere le mani. Appassionato fino alla morte di Star Wars e The Witcher, vive fra mondi fatti di LEGO e GDR cartacei. Nel tempo libero gli piace dare legnate in palestra e leggere libri.

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