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Sony @E3 2018 – Il Pagellone

E3 2018

Sony @E3 2018 – Il Pagellone

Il vento del cambiamento

Sony @E3 2018 – Il Pagellone

Los Angeles – La amata/odiata “console war” tra i due colossi del gaming, Sony e Microsoft, non viene interrotta durante il passaggio al Convention Center, territorio neutrale che da qualche anno a questa parte ospita l’E3, tutt’altro: la sfida mette da parte i pezzi venduti e le statistiche da analisti e investitori, e prende la forma di conferenze in cui la battaglia la si combatte a suon di annunci, di “bombe” vere e proprie, di colpi di scena degni di un’opera teatrale. Il dominio di Sony è stato lampante negli ultimi anni, ma in questo esplosivo E3 2018 qualcosa è cambiato: è cambiato l’approccio dell’azienda giapponese, che ha lasciato l’onore e gli oneri al diretto avversario di provocare la tachicardia agli spettatori con un ritmo incessante fatto di annunci mirabolanti, uno dopo l’altro, a piè sospinto. Le sorprese non sono mancate, per fortuna, e la carne al fuoco, seppur in minore quantità, è apparsa molto più sostanziosa e saporita che in passato. Scoprite come e perché grazie al Pagellone di GameSoul.it.

Location: 7.5/10

Alti e bassi per la location della conferenza PlayStation, che come le altre concorrenti ha abbassato il livello in certi aspetti, non senza però sfoderare qualche asso dalla manica. Dal punto di vista “climatico” un delirio: prima una tensostruttura strabordante di gente, poi una ventina di minuti sotto il sole cocente e con una calca assurda (manco fossero state le Termopili!), e infine una doppia location, con la prima che ha visto la quasi totalità dei presenti assistere in piedi alla presentazione di The Last of Us Part 2, e l’altra con un’aria condizionata in grado di portare un po’ di Norvegia nell’assolata California. Alla fine però siamo passati, merito delle splendide scenografie presenti all’esterno dei due “capannoni”, dalla New York di Spider-man al Giappone di Ghost of Tsushima, fino al brullo e incontaminato panorama di Death Stranding, con tanto di postazioni in cui venivano distribuiti cibi “a tema” (hot dog e spaghetti italo-americani; ravioli cinesi e spiedini di gamberi; il thai nei pressi della statua di Norman Reedus però dobbiamo ancora capire se nasconda o meno un qualche criptico riferimento al misterioso gameplay mostrato. E la ricostruzione della “chiesa” in cui è ambientato il trailer di The Last of Us Part 2 dove ci è stato mostrato non è altro che la ciliegina sulla torta. Camaleontica.

Giusto Sony riesce a farmi entrare in una chiesa (o qualcosa del genere)

Posted by Icilio Bellanima on Monday, June 11, 2018

Loot: S.V.

Niente gadget e ammennicoli, salvo giusto il classico braccialetto elastico brandizzato PlayStation che garantisce l’accesso alla conferenza stessa. Ma ad una pancia piena di hot dog, riso, gamberetti caramellati e patate miste a polipo e a boh, chissà cos’altro, non si dice mai di no. Rifocillante.

Performance 6.5/10

La sola performance da brivido di Gustavo Santaolalla con il suo banjo prima della proiezione del trailer di The Last of Us Part 2 meriterebbe un intero articolo a parte: un solo brano, ma carico di un pathos che solo un artista come lui è in grado di emanare con la sola imposizione delle dita. Anche prima della lunga sequenza di gameplay di Ghost of Tsushima siamo stati allietati da un shakuhachi (flauto tipicamente giapponese), ma in linea di massima, il contatto con il pubblico è stato davvero ridotto al minimo, con l’introduzione iniziale da parte di Shawn Layden, presidente e CEO di Sony America, e nulla più. Date le premesse, ci aspettavamo qualche approfondimento e “contestualizzazione” in più di quanto visto, non dei semplici spezzoni di gameplay buttati dritti in faccia al pubblico senza uno straccio di spiegazione: d’accordo tagliare le chiacchiere come chiesto a gran voce dagli utenti, ma così si esagera. Misantropa.

Line up: 7.5/10

Per quanto molto meno corposa rispetto agli scorsi anni, ai “vulgar display of power” in cui si trasformava ogni conferenza, non sono mancate le chicche allo show di Sony, che alla mera quantità ha preferito offrire qualità: dal focus sulle 4 mega-esclusive in arrivo che ci era stato promesso, si è passati ad un caleidoscopio di annunci, alcuni forse davvero troppo fugaci e sbrigativi, come Nioh 2, e Control, la nuova IP di Remedy (con forti richiami al suo precedente Quantum Break, in mano a Microsoft), culminato con la conferma di alcune insistenti voci di corridoio, ovvero il ritorno del monumentale Resident Evil 2 con una veste grafica completamente rivista da zero, quel remake tanto atteso e desiderato dai fan (che hanno riempito la sala di urla di gioia). Su alcuni dei titoli mostrati durante i nostri spostamenti o alla fine della conferenza (incluso il titolo VR di From Software) non mettiamo becco, in quanto visibili in diretta streaming, ma non durante l’evento (cosa molto strana). Schizzinosa.

Esclusive: 8.5/10

Se la line-up in generale non ha preso chissà quale voto, per via di non troppe (ma comunque ottime) sorprese, e per la fugacità con cui sono state presentate, il voto alle esclusive di Sony, anche alla luce da quanto mostrato dalla diretta concorrente, non può che salire sensibilmente: per quanto lontani, salvo il settembrino Spider-man (che abbiamo anche provato subito dopo la conferenza), The Last of Us Part II, Ghost of Tsushima e Death Stranding hanno provocato una sindrome di Stendhal generale, ai presenti e da casa, tra la brutale intensità del primo, la solenne tecnicità e i colori saturi del secondo e l’ermeticità della nuova opera di Kojima, i cui 8 minuti e mezzo di trailer non solo non hanno dato risposte, ma hanno solamente attivato nella nostra mente tante altre domande. Prorompente.

La Sorpresa: Resident Evil 2

D’accordo, è un remake, e a questa industria servono disperatamente nuove IP. Ma è innegabile l’importanza della saga di Capcom, vero e proprio tassello fondamentale del pantheon videoludico, e vederlo tornare in azione con una veste del genere, per altro relativamente presto (29 gennaio 2019), ha letteralmente fatto impazzire la folla presente. Nostalgica.

Il pezzo da 90: Death Stranding

Cosa diamine abbiamo visto. No, la grafica o il cast eccellente (a cui si sono aggiunte Lea Seydoux e Lindsay Wagner) non c’entrano: è tutto il resto ad averci lasciato esterrefatti, a metà tra l’incredulità, il mistero e tante domande che ci ronzano ancora in testa. Presenze eteree, neonati incapsulati che alimentano le speciali tute di vagabondi che vagano per lande sconfinate e brulle incaricati di chissà quale compito: portano con sé delle misteriose casse, attraversando letteralmente mari e monti e fiumi e intemperie, braccati da misteriose figure invisibili all’uomo ma dannatamente pericolose. “Give me your hand in life. Give me your hand in death. Give me your hand in spirit“. Surreale.

Il grande assente: le date

Il solito problema delle conferenze Sony: quando diamine giocheremo a queste “bombe”? Non ci è dato saperlo, sinceramente. Di sicuro sappiamo che Days Gone sarà il primo (dopo Spider-man) ad uscire, ed arriverà il 22 febbraio, quindi tutto il resto non vedrà la luce prima di quel giorno. Ma speravamo che tra le lamentele di pubblico e stampa, e questa rinnovata volontà di concretezza da parte di Sony, l’azienda ci avrebbe dato più arrosto e meno fumo, ma così non è stato. Evanescente.

Il voto generale: 8

Sia chiaro, il nuovo format adottato da Sony non ci ha convinto del tutto, ma apprezziamo lo sforzo. Più concretezza non può che far bene all’attuale leader del mercato, che ormai ha ben poco da dimostrare, e preferisce capitalizzare i suoi assets piuttosto che attirare le critiche di stampa e pubblico per via di annunci clamorosi di titoli ancora lontani dall’uscita. Peccato per l’assenza di date, ma quanto mostrato, tra le ottime sorprese (non troppe) e una marea di clamorose certezze (il poker di esclusive è semplicemente indescrivibile), unite ad una conferenza tutta da vivere (con tanto di cambio di location, scenografie e persino street food a tema per i presenti), non può che farci guardare ai prossimi mesi (e anni) con tanta fiducia per l’operato del colosso giapponese. Secchiona.


Traduttore e blogger freelance, adora (s)parlare di videogiochi e musica spaccatimpani tutto il dì. Quando può suona, gioca e legge, di tutto, anche le etichette degli shampoo. Terrore dei recensori e abbassatore di voti seriale, ha brillantemente sostituito le fatture ai suoi amati boss di Dark Souls, respingendo con caparbia ossessione e gioco di scudi qualsiasi backstab della vita sociale.

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