Star Wars Galaxy of Heroes: Spese Stellari

I motivi che ci hanno portato a giocarci per due anni e mezzo, e quelli che ci stanno spingendo a smettere di farlo.

Star Wars Galaxy of Heroes

Ho iniziato a giocare a Star Wars: Galaxy of Heroes nel 2015, poco prima dell’arrivo nei cinema di tutto il mondo de Il Risveglio della Forza, ma è stato solo verso marzo del 2016 che il gioco mobile di Electronic Arts e Capital Games ha iniziato a prendermi sul serio. Per chi non lo sapesse, Galaxy of Heroes è un titolo “strategico” free to play disponibile su App Store e Google Play, nel quale il giocatore veste i panni di un avventore in una delle tante cantine di Star Wars, fra baristi alieni e ambienti fumosi. Insomma, fra una musichetta allegra e un Hutt poco amichevole, si gioca ad un tavolo olografico (avete capito bene, si interpreta un giocatore di un videogioco dentro a un videogioco) con i nostri eroi di Star Wars preferiti. Ci sono tutti o quasi, da multiple versioni di Han Solo ai meno conosciuti cavalieri Jedi. Lo scopo del titolo di Capital Games è quello di collezionare e formare diverse squadre di personaggi provenienti dall’immenso lore di Guerre Stellari per trionfare contro gli altri giocatori o contro complessi raid da compiere assieme alla propria gilda.

Una Nuova Speranza

Il mio approccio iniziale con questo titolo mobile è stato abbastanza blando, con una dedizione inferiore ai 30 minuti quotidiani di gioco. Tuttavia Galaxy of Heroes ha saputo far breccia nel mio cuore di fan di Star Wars, in particolar modo all’inizio: i novizi sono infatti bombardati da contenuti gratuiti che sembrano non finire mai. Personaggi famosi e iconici ottenibili gratuitamente, energia che si accumula, valuta di gioco abbondante ed eventi tematici divertenti: sembrava un caso più unico che raro, un gioco completamente free to play che non obbliga il giocatore a spendere cifre improponibili per avere un’esperienza videoludica degna di essere provata. Così il mio tempo sul gioco ha iniziato a crescere, passando da minuti ad ore, proporzionalmente alle dimensioni della mia gilda. Quest’ultima infatti aveva compiuto i suoi primi passi come una combriccola di amici appassionati, e si è ingrandita fino a diventare una forza da 50 giocatori che partecipano giornalmente. La community sviluppata intorno a questo gioco è stata sin dagli albori davvero attivissima, con centinaia di utenti che si scambiavano consigli e strategie sui forum ufficiali. Tutto sembrava andare per il meglio.

Star Wars Galaxy of Heroes

Rey in versione addestramento Jedi è stata uno dei personaggi più ardui da ottenere.

Inoltre, il titolo di Capital Games aveva iniziato a mostrare la parte migliore di sé: mi aveva infatti fatto scoprire un sacco di nuovi amici grazie alla forza che ci legava tutti: la nostra gilda. Quest’ultima ha infatti riacceso in un vecchio nerd come me la voglia di gioco di squadra, esattamente come fece World of Warcraft più di quindici anni fa. Grazie a Galaxy of Heroes ho conosciuto un sacco di persone fantastiche, gente di ogni età con cui parlo giornalmente, tutte unite dalla incredibile passione per Star Wars, che per alcuni (sottoscritto incluso) è quasi una religione. Insomma, questo gioco mobile che avevo iniziato con aspettative pari a zero era diventato una parte importante della mia vita da giocatore, che iniziava ad essere scandita dagli orari dei raid, dei refresh per ottenere valuta di gioco e dalle serate in TeamSpeak con i miei compagni di gilda per commentare i nuovi ed i futuri aggiornamenti del client. La popolarità del gioco era inoltre in continua crescita: con l’avvento dei nuovi film, aumentavano i contenuti tematici, aumentava il numero di utenti e di conseguenza i guadagni dovuti alle microtransazioni. EA stessa ha iniziato a guardare a Galaxy of Heroes con molto più interesse, tanto da dedicare al gioco mobile un booth alla scorsa edizione dell’E3 di Los Angeles.

La vendetta del Pay to Win

Vorrei dirvi che le cose hanno iniziato a prendere una brutta piega dopo un determinato evento, ma la verità è che non è stato affatto così. La trasformazione di Galaxy of Heroes da paradiso per i fan a inferno di microtransazioni è stata lenta, subdola, e quasi impercettibile. Il metodo di monetizzazione che il gioco utilizza, vendendo pack con “frammenti” di personaggi, è diventato più stretto, quasi obbligato, come una rete da pesca per tonni che inizia a stringersi intorno al banco di pesci. Un esempio diretto di quanto soprascritto è il rateo di rilascio dei nuovi personaggi: durante i primi tempi un nuovo eroe in arrivo significava eccitazione da parte della playerbase, un evento da seguire con attenzione e positività. Da mesi oramai escono tre, quattro, cinque eroi nuovi al mese, rilasciati molte volte con poca cura e spesso afflitti da diversi bug, ma pubblicizzati da YouTuber al soldo di Capital Games in modo da convincere i giocatori che per rimanere competitivi occorre possederli, potenziarli ed utilizzarli. In poche parole, spendere. E non parliamo certo di cifre ridicole: per portare un nuovo eroe al suo massimo potenziale (identificato nell’economia del gioco con 7 stelle di rarità ed equipaggiamento a livello 12) occorre spendere quasi 500 euro. Non stupisce quindi che Galaxy of Heroes sia il gioco mobile più redditizio per Electronic Arts, che arriva a guadagnare anche 15 milioni di dollari al mese solo con le “micro” transazioni del titolo di Capital Games.

La trasformazione di Galaxy of Heroes da paradiso per i fan a inferno di microtransazioni è stata lenta, subdola, e quasi impercettibile

Star Wars galaxy of heroes

Una vignetta di CAD Comics sugli updates di Galaxy of Heroes.

Proporzionalmente ai crescenti introiti di denaro aumentava la frustrazione dei giocatori, anche quelli paganti: sempre più eventi hanno iniziato a richiedere personaggi specifici e difficili da ottenere, dando il via ad una catena infinita di “panic farming“, ovvero quel fenomeno che induce il giocatore a spendere risorse e denaro reale per cercare di ottenere i requisiti ideali per sbloccare questo o quell’eroe nuovo in arrivo. La sensazione, per moltissimi giocatori, era quella di inseguire una “pace videoludica” che non sarebbe mai arrivata, continuando un loop senza sosta di farm insensato per rimanere competitivi e avere un team META (“Most Efficient Tactic Available“, la squadra tatticamente più forte) necessaria per stare nella top 20 dei giocatori del proprio server. Inoltre, per rimanere competitive, anche le gilde hanno reagito a questa politica denarocentrica, iniziando a espellere i giocatori “più deboli” che semplicemente non vogliono spendere denaro su Galaxy of Heroes; io stesso sono rimasto vittima di questo trend, avendo sempre più frequenti discussioni con i miei amici a proposito di raid, requisiti e obiettivi di farm. La nostra gilda, una volta un’oasi per fan di Star Wars, si stava trasformando in un farm lager per tenere testa alle sempre più stringenti politiche di EA.

Galaxy of Heroes fa guadagnare quasi 15 milioni di dollari al mese ad Electronic Arts

La rabbia dei giocatori esplode spesso sul forum e alcuni, come CAD Comics, hanno anche iniziato a trasformare il disagio videoludico di Galaxy of Heroes in simpatiche strisce satiriche. Ho provato anche a contattare il team di sviluppo, Capital Games. Nessuno dei ragazzi di Sacramento ha voluto rispondere alle mie preoccupate domande, continuando a rimandare la mia intervista per ben quattro mesi prima di darmi il benservito. Il messaggio era chiaro: a nessuno di loro importa davvero quello che pensano i giocatori, e questo si evince anche dai loro post ufficiali sul forum, sempre più vicini ai monologhi dei politici alle prime armi che non a un team di sviluppo cosciente dei bisogni della propria community.

Allo stato attuale, non consiglio più a nessuno di scaricare Galaxy of Heroes, perché così com’è, è nient’altro che una trappola tematizzata Star Wars, una favola finita in tragedia sotto lo schiacciante stivale delle microtransazioni. Peccato, perché con poco impegno in più per ascoltare i propri giocatori e meno avidità sarebbe stato un gioco davvero stellare.


 

Nato nel medioevo videoludico, i fantastici anni ’80, Amedeo è cresciuto con i grandi classici del gaming, passando per tutte le console sulle quali riuscisse a mettere le mani. Appassionato fino alla morte di Star Wars e The Witcher, vive fra mondi fatti di LEGO e GDR cartacei. Nel tempo libero gli piace dare legnate in palestra e leggere libri.

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