StarBlood Arena – Anteprima PlayStation VR

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StarBlood Arena – Anteprima PlayStation VR

Lotte a gravità 0 contro bot, amici o avversari casuali.

StarBlood Arena – Anteprima PlayStation VR

Quando si parla di battaglie nell’aria o a gravità zero, la realtà virtuale può aiutare parecchio nel conferire quella simulazione di volo altrimenti non raggiungibile con un semplice schermo. Non che sia bello avvertire motion sickness, ma quel minimo di chiusura alla bocca dello stomaco è un buonissimo indicatore che PlayStation VR abbia effettivamente ingannato il cervello per fargli pensare che StarBlood Arena non sia solo un gioco, ma la vera realtà in cui si è immersi.

StarBlood Arena è un gioco futuristico di combattimento in volo, esclusivamente per PlayStation VR. La libertà di spostamento nelle arene è totale, con rotazioni di 360 gradi grazie sia all’analogico destro che al modo in cui si muove la testa. Studiato per ospitare da due a otto giocatori, StarBlood Arena si divide in quattro modalità, che spaziano dall’azione multiplayer tramite StarBlood Network a quella cooperativa nel gameplay a ondate.

In base ai progressi, il giocatore può sbloccare equipaggiamenti estetici per modificare i veicoli e utilizzarli con i nove piloti disponibili, tutti dotati di abilità differenti. L’importante è imparare a sparare in modo preciso evitando i colpi dei nemici e i pericoli messi in atto dall’arena stessa. Abbiamo per questo provato la modalità Carnage, consistente nella classica Free For All in compagnia di qualche bot, prima con la difficoltà più bassa, poi a quella Folle, giusto perché siamo sempre in vena di esagerazione.

Entrare nell’azione di StarBlood Arena è facile e immediato, con un menu che fa scegliere tra le varie modalità per poi mettere in mano al giocatore i personaggi: ognuno ha una nave sua, con abilità diverse come armi a lungo raggio, lanciagranate e mine da lasciare dietro di sé. Accumulando esperienza nel gioco è possibile inoltre sbloccare elementi accessori di tipo estetico per personalizzare il pod, un po’ come avviene per Rocket League.

Di fatto, StarBlood Arena tenta infatti di essere il Rocket League di PlayStation VR, un compito intrapreso, fallendo, anche dal passato RIGS. Essendoci una playlist competitiva, i giocatori più bravi possono infatti immergersi in battaglie molto più stimolanti e difficili rispetto a quelle contro i bot, gli amici o gente trovata per caso su internet. Alla fine di ogni match, proprio come un qualsiasi FPS, i risultati finali recitano uccisioni, morti e altre statistiche.

All’inizio di ogni match, una piccola grafica informa il giocatore del significato che le varie barre sullo schermo hanno. Non serve dunque un tutorial, visto che il gioco non smette di ricordare quali siano i tasti da premere e quali i parametri da controllare per non finire crivellati dal fuoco nemico. Per mirare basta muovere la testa nella direzione prescelta, ma è comunque necessario spostarsi fisicamente con l’analogico sinistro e ruotare il pod con quello destro. Cosa può comportare una scelta del genere in termini di motion sickness? Dipende molto dalla persona, poiché mai come ora è un argomento talmente soggettivo da dover sottoporre il potenziale giocatore alla prova del visore per trarre una conclusione. Indubbiamente girare nello spazio può dare qualche senso di nausea alle prime rotazioni, ma restare seduti e con la consapevolezza di avere un casco in testa aiuta molto.

In tutto questo, ci sono alcuni aspetti di StarBlood Arena che potrebbero lasciare perplessi. Prima di tutto, pur non essendo affiliato, il gioco cresce nell’ombra di RIGS, il cui supporto è stato cancellato dopo pochi mesi dall’uscita. Il concetto di un gioco competitivo, basato sulle continue lotte tra vari giocatori, è comune a quello del titolo di lancio per PlayStation VR, quindi il dubbio sulla longevità è lecito.

Tuttavia, è altrettanto lecito aspettarsi che gli sviluppatori di StarBlood Arena abbiano imparato dal fallimento di RIGS per non ripetere gli errori e dare ai giocatori un titolo in grado di sopravvivere sulle basi della sua community.

Dal punto di vista tecnico, c’è da rilevare una gestione approssimativa dei punti di spawn, generati casualmente all’interno dell’arena. Inizialmente sembra che ci siano luoghi dedicati allo spawn, invece l’intera porzione 3D della mappa può essere scelta casualmente dal computer per riportare in vita i giocatori. Questo non porta grossi problemi nelle modalità a bassa difficoltà, dove i bot sono spesso dormienti e poco reattivi, ma significa la morte prematura a difficoltà Folle: a volte non si riesce nemmeno ad accorgersi del proprio spawn che si viene istantaneamente coperti da una scarica di colpi. Lo spawn kill è dunque all’ordine del minuto: contro i bot basta un minimo accorgimento, ma contro avversari reali può diventare ancora più fastidioso.

Impressioni dall’evento

Vista la frenesia che circonda le battaglie in StarBlood Arena e la sua impronta dedicata al multiplayer, è inevitabile voler continuare a giocare partita dopo partita, magari aumentando la difficoltà o cambiando gli avversari. Gli unici dubbi sono per il supporto post-lancio e per alcuni errori tecnici, comunque risolvibili con qualche patch. Si spera che possa diventare il gioco multiplayer di cui PlayStation VR ha bisogno per sfondare anche nella competizione online.

Sta cercando da tempo di trasformare le sue passioni in un vero lavoro. A parte i videogiochi, ciò che sogna è essere regista/sceneggiatore di un film, visto l'amore per fotografia e video-editing. Nel frattempo fa vedere quanto è scarso su Twitch (http://www.twitch.tv/ch_marcellomark).

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