Nuova clip esclusiva per Autopsy

Cosa succede quando scienza e sovrannaturale coesistono?

Se due autorità del calibro di Stephen King e Guillermo del Toro sono stati favorevolmente colpiti da Autopsy, il nuovo film diretto da André Øvredal e distribuito in Italia da M2 Pictures, una ragione deve esserci: viene definito un “horror viscerale, da vedere ma non da soli” e accostato a titoli come Alien, la cui “regia elegante, misurata ed efficace” è valorizzata dall’ottima recitazione di Emile Hirsch e Brian Cox.

La trama ruota attorno al medico legale Tommy Tilden (Cox), che assieme a suo figlio Austin (Hirsch) gestice un obitorio in Virginia. Un giorno lo sceriffo del posto si presenta con un caso di emergenza, il cadavere di una donna sconosciuta ritrovato in un seminterrato a seguito di un pluriomicidio: quello che sembra un caso come tanti scivola sempre più verso una situazione orrorifica a mano a mano che l’autopsia procede, rivelando una perfetta conservazione del corpo all’esterno ma una serie di ferite, cicatrici e bruciature interne come se fosse stato sottoposto a un terribile e misterioso rituale di tortura. Nel tentativo di ricavare una spiegazione scientifica plausibile alle orribili scoperte, padre e figlio si troveranno a fare i conti con accadimenti sempre più inspiegabili all’interno del loro stesso obitorio…

Autopsy nasce, si può dire, davanti a un piatto di curry, in un ristorante dove gli sceneggiatori Richard Naing e Ian Goldberg hanno incontrato il produttore Eric Garcia; è ispirato soprattutto a due produzioni claustrofobiche di Roman Polański, Il coltello nell’acqua e Repulsione, e accosta gli eventi soprannaturali a un’indagine scientifica e coerente che sarà, nel suo contrasto con l’impossibile, la vera fonte di terrore. Øvredal, il regista premiato per il mockumentary Trollhunter (2010), si è dichiarato molto colpito dalla sceneggiatura e da quello che potrebbe essere il nucleo del film; il rapporto turbolento fra padre e figlio, che si troveranno costretti a riconoscere il classico elefante nella stanza e risolvere così i loro contrasti.

Ruotando principalmente attorno a due attori (sebbene il ruolo di Kelly Olwen, che interpreta la Jane Doe di turno, sia altrettanto impegnativo), non era facile trovare due persone che abbracciassero fin da subito la parte e creasero fra loro un perfetto connubio. In questo, il produttore Fred Berger e Øvredal si sono dichiarati soddisfatti della scelta ricaduta su Cox e Hirsch, che fin da subito si sono mostrati entusiasti.

In soli 80 minuti e in linea con la solidità di un thriller quale è stato Seven, Autopsy si pone l’obiettivo di impressionare gli spettatori e non farsi dimenticare tanto facilmente. E chissà che King e del Toro non abbiano ragione. Il film uscirà nelle sale l’8 marzo ma in apertura potete avere una piccola anticipazione del modus operandi utilizzato dall’assassino o dagli assassini per uccidere la sconosciuta Jane Doe.








Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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