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GDC 2017

Tacoma – Anteprima GDC 2017

Cambiando l'ordine degli addendi, il risultato non cambia

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San Francisco – Finalmente, dopo lungo tempo dall’annuncio, siamo riusciti a mettere le mani su Tacoma, in un certo senso il successore spirituale di uno dei giochi che ha dato il via al successo (ed al propagarsi) dei cosiddetti “walking simulator”, ossia Gone Home. Sviluppato da Fullbright ed in uscita questa primavera su PC/Mac e in esclusiva console su Xbox One, Tacoma presenta un contesto completamente diverso, lo spazio, ma dopo averlo provato possiamo dirvi che mantiene intatti molti dei fondamentali che hanno fatto di Gone Home un successo mondiale.

Siamo all’interno di una stazione spaziale orbitante e, proprio come nel primo titolo di Fullbright, sappiamo poco o nulla di quello che ci circonda e del perché siamo lì. L’ambientazione Sci-Fi avrebbe potuto far pensare a qualcosa di totalmente nuovo, ma la struttura narrativa resta la stessa, e quello che dovremo fare sarà principalmente esplorare, in questo caso la stazione, per arrivare al nocciolo della questione e fare in modo che tutto acquisisca un senso. Era questo il modo in cui Gone Home ci raccontava una storia, attraverso gli oggetti e gli appunti che potevamo trovare girovagando nella casa. L’ambientazione futuristica mescola un po’ le carte in tavola, avremo una sorta di “log” virtuali che mostreranno le azioni ed i discorsi degli altri membri dell’equipaggio, che nel corso della nostra (purtroppo) breve demo, abbiamo potuto conoscere solo in quella forma. E potremo attivare un hub che raccoglierà le informazioni in nostro possesso, così come gli obiettivi da portare a termine in quel momento.

Una sorta di festa si sta tenendo in una delle sale, ma all’improvviso un boato cattura l’attenzione di tutti coloro che ne stanno prendendo parte. Cosa sarà stato? Ma soprattutto, i log che abbiamo visto risalgono a tre giorni prima, cosa ne è stato dell’equipaggio? Siamo noi gli unici sopravvissuti? Queste sono senza dubbio le prime domande che ci vengono in mente, e da cui non esigiamo una risposta adesso, consapevoli del fatto che forse solo alla fine del gioco, arriveranno le risposte.

Parliamo di un genere in cui l’aspetto grafico ha un’importanza relativa, visto che il cuore dell’esperienza è la storia, ed in questo caso più degli altri, il modo in cui viene raccontata. Tuttavia l’ambientazione Sci-Fi ci attrae non poco e possiamo dire che dal punto di vista tecnico scorre fluida, con scorci sull’universo infinito che ci circonda particolarmente suggestivi. Non poteva mancare una maniacale cura per i dettagli, per gli oggetti che si trovano in giro e che potremo afferrare e visualizzare da ogni angolazione, sempre con lo scopo di trarre qualche informazione utile ai fini della ricostruzione della trama. Controllare il nostro personaggio, nonostante in alcune zone vi sia assenza di gravità, è stato piuttosto intuitivo, ma allo stesso tempo ci ha donato la sensazione di non avere mai il pieno controllo di noi stessi, come crediamo sarebbe se ci trovassimo realmente nello spazio, in assenza di gravità.

Dire che c’è qualcosa di Tacoma che non ci è piaciuto sarebbe inopportuno, principalmente a causa della brevità della demo, che altro non ci ha permesso che capirne le meccaniche base, oltre al fatto che forse qualcosa è andato storto nella stazione spaziale. Quindi forse l’unica cosa di cui possiamo lamentarci è il fatto di esser stati fermati sul più bello, quando finalmente potevamo vedere da vicino un gioco che attendiamo da tempo. Una breve demo che però non fa che accrescere l’hype, proprio per il fatto che abbiamo ritrovato intatta la natura di quel gioco che tanto ci era piaciuto, considerando anche che viene unita ad un contesto sempre affascinante, come quello spaziale.

Impressioni dalla GDC 17

Non potete immaginare la nostra espressione sorpresa quando ci siamo trovati davanti ad una postazione PC con una demo di Tacoma, tra l’altro libera. Nonostante crediamo che le fiere non siano il contesto migliore per provare questo genere di giochi, la curiosità, unita all’impossibilità di provarlo fino ad ora, non ci hanno fatto esitare un secondo. Ci siamo seduti, ansiosi di capire come mai Fullbright avesse cambiato orizzonte così drasticamente, ma è stato subito dopo aver iniziato la demo che ci siamo accorti che nonostante la nostra protagonista si trovasse molto lontana dal pianeta terra, e le questioni e gli eventi da affrontare fossero ben diversi da quelli di un’adolescente e della sua famiglia, la sostanza è rimasta la stessa. Tacoma è proprio un’avventura alla Gone Home, il cui fulcro è l’esplorazione e la ricostruzione degli eventi, o meglio, di una storia. Cosa è successo all’equipaggio che ora ci appare sotto forma di ologrammi? Beh, purtroppo non abbiamo avuto la possibilità di scoprire molto, e da un lato ne siamo contenti perché potremo farlo questa primavera, ma certo, poter esplorare la stazione orbitante qualche minuto in più non ci sarebbe dispiaciuto affatto.

E' passato troppo tempo per ricordare il mio primo approccio al mondo videoludico... Limpido è invece il ricordo della prima console, un Atari 2600, e dei giorni interi passati a giocarci. Da allora sono cambiate molte cose: i videogiochi sono diventati il mio lavoro, non ho più tutto quel tempo per giocarli ed ormai sono pochi quelli che mi lasciano a bocca aperta. Ma aldilà di tutto, l'amore c’è ancora, così come la voglia di arrivare un giorno a crearne uno… Ecco, se non si fosse capito, sono un eterno “sognatore"!

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