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Il rock 'n' roll è un rischio

Sing Street – Recensione

Il rock 'n' roll è un rischio

sing steet group

Dublino, 1985. Siamo nei favolosi anni ’80, quelli raccontati dalla televisione, dal cinema ma soprattutto dalla musica: dai Duran Duran di Rio a Take on me degli A-ha. Anni di transizione, se vogliamo, ma ricolmi di fascino e ricchi di potenzialità sfociate poi nella società che conosciamo oggi, tra la libertà di esprimere la propria sessualità e lo sperimentare con le forme artistiche, anche musicali.

Sing Street racconta le avventure di un gruppo di ragazzi, capitanati da Conor (Ferdia Walsh-Peelo), impegnati a dare vita ad una band che nasce dalla volontà di quest’ultimo di conquistare una ragazza, Raphina (interpretata da Lucy Boynton), una modella più grande di lui di un anno e dal fascino magnetico.

La storia di Sing Street, vista così, potrebbe risultare piuttosto banale: un ragazzo cerca di conquistare una ragazza attraverso la musica? No, il nuovo film di John Carney, già autore di Tutto può Cambiare (Begin Again il titolo originale) e Once, non parla solo di amore, quello un po’ impulsivo e adolescenziale che ci accompagna per tutto l’arco della nostra vita.

Sing Street parla dell’amore per la musica, quella forte e sicura di sé che aiuta le persone ad esprimersi, ad amare, ad inseguire un treno in corsa per realizzare i propri sogni, della vicina ma lontana Londra che in quel periodo era l’unica speranza dei giovani irlandesi.

Once e Begin Again parlavano, anzi, suonavano una canzone molto simile a quella di Sing Street: può la musica essere l’unica, certa salvezza nel caos del quotidiano? Il nostro John, con una regia frizzante ed un cast giovane, fatto anche di non attori, ci racconta proprio questo. Musica e drammi di una Dublino che non c’è più, ma che allo stesso tempo vive in ognuno di noi, soprattutto tra i giovani, in cerca di strade spesso precluse per svariate ragioni, anche personali.

Sing Street

Si canta, si suona, ma si racconta anche di una famiglia, quella di Conor, con i genitori in crisi ed un fratello maggiore, Brendan, interpretato con grande intelligenza da Jack Reynor: lui rappresenta il fallimento, la crisi d’identità di chi pensava di aver trovato la propria strada e invece la abbandona. Il personaggio è scritto da John Carney proprio per raccontarci che il fallimento non è un’ultima fermata, il treno può ancora ripartire. Magari proprio attraverso la musica, e l’amore per un fratello piccolo ma tenace. Conor è in questo senso la voglia di partire, di spaccare il mondo con la sua musica e con una visione: andare a Londra e incidere il primo disco dei Sing Street, la band raffazzonata, che suona in strada e agli eventi studenteschi, e che da il nome al film.

C’è le vita adolescenziale, gli ostacoli familiari e sociali, tra bulli e una scuola che anche nei favolosi anni ’80 era tutto fuorché “liberale” e l’amore verso Raphina: una modella misteriosa, forse uno dei personaggi più belli messi in scena da John, anche grazie alla bella prova di Lucy Boynton. Enigmatica, come cita la prima canzone composta dal gruppo “The Riddle of the Model” e a lei dedicata, e una delle ispirazioni per la musica di Conor.

può la musica essere l’unica, certa salvezza nel caos del quotidiano?

Sing Street è un piccolo grande film, che racconta storie potentissime tra una musicassetta e l’altra, è il ritratto di un gruppo di giovani che si mettono in gioco, col rischio di apparire ridicoli: l’arte va vissuta a pieno dopotutto, non si possono fare le cose a metà e bisogna andare fino in fondo. John Carney, con una regia e una sceneggiatura impeccabile, fa proprio questo: vive l’arte a pieno, con una fotografia calda, dei brani originali esaltanti (“Drive it like you stole it” è oggettivamente una gran bella prova) e un cast meraviglioso.

Il film è a suo modo anche una favola, il testamento di ciò che molti di noi avrebbero o vorrebbero fare ma che forse non trovano il coraggio per mettere in atto. In una scena finale di rara bellezza, John Carney ci suggerisce di andare ora, rischiare come Conor, con “Go Now” di Adam Levine, verso le mete e i sogni che ci siamo prefissati: verso la nostra Londra, o verso qualsiasi inattaccabile gigante si staglia su di noi bloccando il nostro cammino.

Può la musica aiutarci in questo? Ad abbattere i nostri ostacoli, a ricominciare come in Tutto può Cambiare e, forse, a darci la forza per iniziare davvero, come in Sing Street. Oltre alla musica, può venirci in aiuto anche il cinema, con storie come questa. E allora sapremo con assoluta certezza che sì, il gioco vale la candela e anche il prezzo del biglietto (anche digitale).

Il film è disponibile in on demand legale e in Blu Ray in Europa ed è in arrivo nei cinema in Italia a Novembre, distribuito da BIM Distribuzioni. 







Inizia la sua carriera videoludica con un Game Boy e una cartuccia di Wario Land. Da allora non ha più smesso, e continua a perdere decimi all'occhio destro giocando a The Legend of Zelda e a qualsiasi titolo stuzzichi il suo (finissimo, a detta di molti) palato da videogiocatore. Quando non gioca si dedica al perfezionamento della sua imitazione di Joe Bastianich, senza disdegnare la compagnia di un buon film.

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