ADR1FT – Recensione

Adr1ft

Lost in Space.

Lo spazio è l’ultima frontiera, anche del divertimento videoludico. Lo sanno bene i ragazzi di Three One Zero, che con il loro Adr1ft hanno deciso di portare l’ansia e il disorientamento del disastro spaziale sui nostri schermi. Sviluppato tenendo in mente la realtà virtuale, Adr1ft è un’avventura per giocatore singolo in prima persona, un nuovo tipo di walking simulator che ci metterà nei panni del capitano Alex Oshima, astronauta sopravvissuta ad un tragico incidente su di una stazione spaziale, che ne ha distrutto struttura ed equipaggio.

Non avendo a disposizione un Oculus Rift, ci siamo dovuti ‘accontentare’ di giocare con la versione normale del gioco, visualizzata con l’ausilio di un normale monitor. Siamo convinti che il comparto artistico di Adr1ft sia decisamente più apprezzabile in versione VR, data la cura che gli sviluppatori hanno infuso nel ricreare gli scorci più evocativi del nostro azzurro pianeta visto dallo spazio. Per seguire i movimenti di Alex ci siamo serviti inoltre di un controller Xbox One, che migliora a nostro avviso l’esperienza di gioco rispetto alla più classica combinazione mouse e tastiera.

ADR1FT

Piattaforma: PC

Genere: Adventure game

Sviluppatore: Three One Zero

Publisher: 505 Games

Giocatori: 1

Online: no

Lingua: Sottititolato in italiano

NEED TO KNOW

Abbiamo giocato a Adr1ft su una configurazione high-end che potete consultare di seguito:
– Processore Intel Core i7 4790K @ 4.0 GHz
– Scheda Video NVIDIA GTX 980 Ti
– 32 GB di RAM G.Skill Ripjaws
– SSD Samsung 850 Evo da 512 GB
– Controller Microsoft Xbox One
– Monitor con tecnologia NVIDIA G-SYNC
– Windows 10
– Cuffie Corsair Void 7.1 USB

 

Siamo nel 2037. La nostra avventura spaziale ha inizio con un sussulto di Alex, che riprende conoscenza dopo un misterioso incidente del quale non ha memoria. Il disastro ha devastato irrimediabilmente la stazione spazialedove lavorava, che ora giace in pezzi fluttuando nell’orbita terrestre. Ed è proprio la Terra a colpirci immediatamente: dal punto di vista di Alex, il nostro pianeta è magnifico, e ricostruito dettagliatamente grazie alla versatilità dell’Unreal Engine 4. I particolari sono così convincenti che i primi minuti di gioco scorreranno via ad osservare la bellezza del corpo celeste più vivo dell’intero sistema solare.

Superato il disorientamento iniziale, ci ritroveremo subito a far pratica con i controlli in un ambiente dove il concetto stesso di “sotto e sopra” perde completamente di significato: Alex fluttua ad una lentezza sconcertante ma realistica, tentando di mantenere una rotta che sia la più sicura possibile per i suoi spostamenti precari. La nostra protagonista avrà ben presto bisogno di tutte le nostre attenzioni, poiché la sua tuta spazialeEVA è gravemente danneggiata e perde ossigeno, risorsa fondamentale per rimanere vivi nello spazio. Ed ecco che fa il suo ingresso un elemento survival che non ci abbandonerà fino alla fine del gioco, ovvero la ricerca continua di cilindri di ossigeno pressurizzato per alimentare il nostro sistema di sopravvivenza.

Dal punto di vista di Alex, il nostro pianeta è magnifico e ricostruito dettagliatamente.

Infatti questo continuo ed assillante bisogno di procurarsi bombolette di ossigeno diventa tedioso dopo i primissimi minuti di gioco. I cilindri di prezioso gas si trovano senza difficoltà praticamente in tutti gli ambienti della stazione spaziale, portandoci a dubitare del motivo di inserimento di questo elemento tipicamente survivaltotalmente snaturato dalla incredibile quantità di bombolette sparse per la mappa. Come nel sogno folle di un asmatico cronico, vi ritroverete a galleggiare nel vuoto tentando di afferrare l’ennesimo cilindro metallico che vi darà una dose di vitale gas.

Come se non bastasse, per stringere fra le mani la bomboletta tanto agognata dovrete avvicinarvi e tenere premuto il tasto dedicato (X sul controller Xbox One), con il rischio di mancare spesso il bersaglio e sbattere contro qualcosa: anche il più leggero degli urti infatti danneggerà la vostra tuta e decurterà le vostre riserve di aria respirabile. L’ossigeno è inoltre una risorsa condivisa con il nostro (lentissimo) sistema di propulsione, il che significa che dovremo mantenere un’oculata gestione della spinta, pena una morte per asfissia in meno di 120 secondi.

Il gameplay di Adr1ft è quanto più vicino possibile a quello dei più classici walking simulator e consiste sostanzialmente nel muoversi da un punto all’altro della mappa, galleggiando nel vuoto. L’obiettivo di Alex è quello di tornare a casa sana e salva, e per farlo deve riparare il sistema di gestione dei ‘gusci di salvataggio’ della stazione spaziale. Dovremo quindi fluttuare avanti e indietro fra i rottami della base stellare, rincorrendo cilindri di ossigeno e godendoci nel frattempo i fantastici panorami offerti dal nostro pianeta e dallo spazio profondo.

Altro problema di nota in Adr1ft è il difficile orientamento generale all’interno della stazione spaziale. Sostanzialmente la grossa struttura è divisa in quattro moduli chiamati Solaris, Vocalis, Mobilis e Spiritus. I danni subiti a causa dell’incidente hanno diviso queste sezioni della base e le hanno sparse lontano; pertanto per orientarci dovremo far affidamento ad un l’HUD con le indicazioni da seguire per muoverci all’interno della stazione spaziale. Mancando un vero e proprio punto di riferimento nel vuoto, le semplici ‘frecce direzionali’ risultano confusionarie e spesso fuorvianti, e c’è il rischio di perdere decine di minuti a fluttuare fra ambienti asettici e rottami per nulla.

Per quanto riguarda la narrazione invece siamo abbastanza soddisfatti. Nonostante la protagonista di Adr1ft sia quasi sempre muta (fatta eccezione per gli spasmi saltuari), le voci narranti e le note audio del suo equipaggio oramai deceduto rendono l’atmosfera del gioco credibile e non banale. Quello che manca ad Adr1ft dal punto di vista del gameplay viene compensato da una storia ben scritta che mette curiosità al giocatore. Peccato però che, ancora una volta, per approfondire la trama dovremo cercare di recuperare oggetti collezionabili comeSSD, emails e registrazioni vocali, aggiungendo ulteriori minuti di gioco dedicati all’esplorazione lenta e tediosa della stazione spaziale.

Quello che manca ad Adr1ft dal punto di vista del gameplay viene compensato da una storia ben scritta

Completare l’avventura di Alex Oshima richiederà circa quattro o cinque ore del vostro tempo. Nonostante non sembrino molte in apparenza, la pesantezza del gameplay lento e macchinoso vi farà sentire come se foste nello spazio da giorni. Inoltre il rischio di perdersi dentro la stazione spaziale è altissimo, a causa delle indicazioni poco chiare dell’HUD e degli ambienti piuttosto simili fra loro, dall’aspetto asettico e volutamente meno caratterizzato per assomigliare a laboratori spaziali realistici.

L’esperienza complessiva rimane piacevole, sicuramente l’impatto visivo sarà maggiore se deciderete di utilizzareOculus Rift o HTC Vive. L’intera struttura di gioco è stata costruita e sviluppata tenendo appunto in mente la tecnologia più recente in ambito di realtà virtuale, e gli sforzi degli sviluppatori in tal senso sono visibili e notevoli.Adr1ft riesce a trasmettere quel senso di ansia e claustrofobia tipico dell’ambientazione spaziale più realistica, complice un comparto sonoro notevole che ricorda capolavori fantascientifici del passato come 2001: Odissea nello Spazio e Blade Runner, strizzando l’occhio al più recente Gravity con Sandra Bullock.

In conclusione…

Adr1ft è un’avventura particolare, un’esperienza solitaria che porta il giocatore lontano dagli schemi dei più classici walking simulator presenti sul mercato. La fedeltà fantascientifica dell’ambientazione e la verosimiglianza dell’intreccio narrativo rendono questo titolo interessante. Anche il lato tecnico è ben curato e a volte decisamente stupefacente: alcuni scorci del pianeta Terra sono davvero incredibili, e lo sarebbero ancora di più se goduti indossando un visore VR.

Tuttavia, un gameplay eccessivamente lento, ripetitivo e non all’altezza del comparto tecnico esaspererà il giocatore, che potrebbe stancarsi già dopo un’ora di gioco. L’inserimento un po’ forzato di un elementosurvival come la raccolta di cilindri di ossigeno viene reso inutile dall’eccessiva quantità degli stessi, trasformando un’opportunità in un meccanismo tedioso e troppo ricorrente. Il titolo è disponibile suSteam a 19,90 euro, un prezzo accettabile, ma non perfetto (arriverà anche su Xbox One e PS4 in futuro). Sicuramente Adr1ft è consigliabile agli appassionati del genere, ma a tutti gli altri consigliamo di rimandare la passeggiata a gravità zero fino ai prossimi saldi.

Voto: 6,5/10

Nato nel medioevo videoludico, i fantastici anni ’80, Amedeo è cresciuto con i grandi classici del gaming, passando per tutte le console sulle quali riuscisse a mettere le mani. Appassionato fino alla morte di Star Wars e The Witcher, vive fra mondi fatti di LEGO e GDR cartacei. Nel tempo libero gli piace dare legnate in palestra e leggere libri.

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