La dura vita del Pro Gamer – Intervista

La dura vita del Pro Gamer – Intervista

1471090_798443086868923_1828404117645814589_nHa 21 anni, si chiama Nicolò Mirra (ma online è conosciuto come “NxG Insa“), e giorno dopo giorno ce la mette tutta per farsi strada nel difficile mondo del gaming competitivo, duro e pieno di avversari, non solo quelli che si sfidano direttamente sul campo, sia esso di battaglia o sportivo: sacrifici di ogni genere, limiti geografici, connessioni internet scadenti (soprattutto se paragonate a quelle degli altri paesi), e un’opinione pubblica che non vede l’ora di condurre al patibolo il gioco del momento, in un mix letale di ignoranza, preconcetti e finto perbenismo.

Giochi cruenti come Gears of War, ad esempio, che non vengono visti benissimo: qui, del resto, si squartano mostracci di ogni tipo, senza censure né troppi convenevoli! Quando però al posto della locusta di turno c’è l’avatar di un altro giocatore, c’è solo una cosa che conta: la competizione, pura e semplice. NxG Insa ha giocato a GoW dal 2008 al 2014, militando in diversi team (Vision, KS, QuiD, PoS TCU) supportato da diversi sponsor (come Oz3, TCU, QuiD, NxG), e ha vinto anche delle competizioni, a livello nazionale ed europeo sia online (come GowForum ed EGL, entrambi tornei di Gears of War: Judgment) che in lan (Personal Gamer e Videogames Party), ma non solo: ha portato la sua passione ben oltre il gioco e l’agonismo, diventando admin della community italiana del gioco, e ha collaborato alla realizzazione di una campagna di viral marketing di Gears Of War: Judgment. A voler forse ricordare che i videogiochi non rappresentano solo l’ennesima “deviazione adolescenziale”, ma, a volte, una chiave per qualcosa di unico e imprevedibile.

Ora si dedica principalmente a FIFA, tra tornei, streaming (anche su Gears) sul suo canale Twitch, ma i suoi progetti non si fermano qui. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui per capire quant’è difficile la vita del progamer, tra soddisfazioni, sacrifici e un supporto che, almeno in Italia, si fa sempre più raro da trovare.

GameSoul.it: Come e quando hai iniziato la tua carriera da pro? Letteralmente, per gioco, o sei sempre stato mosso dall’ambizione?
NxG Insa: Tutto è iniziato, totalmente per caso, grazie a Gears Of War, nell’ormai lontano 2007. Iniziai, per puro divertimento, ad unirmi ad alcuni amici per formare un “clan” che col tempo si tramutò in qualcosa di più serio, iniziando a partecipare ai miei primi tornei online e alla gloriosa ladder dell’ormai morto e sepolto “Mondoclan”. All’inizio ero mosso dalla curiosità di conoscere questo mondo che poi si tramutò in voglia di mettermi alla prova, con nuove sfide e player di livello sempre più alto.

GS: Quali giochi rappresentano la tua “specialità”?
Insa: Gears Of War e FIFA.

GS: In quali, invece, ti ritieni una frana?
Insa: Nei picchiaduro! Ho sempre giocato schiacciando letteralmente tasti a caso!

GS: Parlaci delle tue sessioni di allenamento, sia quelle di tutti i giorni che quelle che precedono un torneo importante.
Insa: Innanzitutto dipende dal gioco!
Con FIFA ho un tipo di approccio particolare: nel primo mese gioco almeno 6-7 ore al giorno, per capire le differenze del gameplay rispetto al capitolo precedente e i “bug” sfruttabili per vincere i match. Dopo il primo mese, ci dedico almeno 3 ore alla sera, pressoché tutti i giorni, per mantenermi allenato, lucido e superare le mie debolezze; difatti oltre alle sessioni di game vero e proprio, dedico diverso tempo a studiarmi i miei match per capire se ho sbagliato qualcosa e dove posso migliorarmi. Oltre a questo, ovviamente, è fondamentale il “mental training” che seguo insieme al carissimo Mauro Lucchetta, l’unico psicologo dello sport che segue il gaming e che mi aiuta a migliorare molti aspetti mentali, come la concentrazione, la visualizzazione o la gestione dello stress. Inoltre almeno 1-2 ore, a giorni alternati, vado a correre per scaricare lo stress che questo mondo comporta.

GS: Cosa ti spinge ad essere un pro gamer, e dove vuoi arrivare?
Insa: Sinceramente: la pura voglia di competere. Mi piace mettermi alla prova, superare ostacoli e l’adrenalina che una competizione importante ti regala, è unica.
Dove voglio arrivare? Non mi pongo limiti.

10645038_798442490202316_5631608328679383149_nGS: Quale momento della tua carriera non dimenticherai mai?
Insa: Sicuramente il mio primo evento importante: le finali del campionato italiano di Gears Of War: Judgment, organizzato da Personal Gamer e svoltosi nello stadio di Radio 105 a Rimini. Arrivammo come “testa di serie” ma perdemmo inaspettatamente in semifinale, contro il team che poi vinse l’evento.
Poi non scorderò mai l’esperienza al Play Like A Legend di GFinity, a Londra e la rocambolesca vittoria al Milan Games Week dello scorso anno.

GS: C’è un qualcosa a cui devi rinunciare, costantemente o meno, per seguire la tua passione? C’è un sacrificio in particolare che hai fatto, ma che rifaresti all’infinito perché alla fine ne è valsa la pena?
Insa: L’anno scorso in particolare ho fatto davvero tanti sacrifici tra agosto e marzo, ero davvero affamato di vittorie e la mia passione mi spinse a veder sempre di meno gli amici, la mia ex. Non sono andato, poi, a vedere concerti che mi interessavano, ho saltato compleanni e quant’altro. Era diventato un vero e proprio impegno a tempo pieno, il resto veniva dopo. Rifarei ogni sacrificio perché mi ha dato la possibilità di conoscere tante persone magnifiche, di vincere ben 10 eventi in pochissimo tempo, di migliorare come persona e di viaggiare tanto.

GS: In un team ben affiatato ci si allena solo come matti tutto il giorno, o ci sono altre figure a ruotare attorno alla sua orbita, nel professionismo e nel semi-professionismo?
Insa: Premetto che per diventare un team “DAVVERO affiatato” ci vuole tempo, sudore e passione, la quale se la si perde si è letteralmente fregati.
In base al gioco, come ho anticipato prima, cambia il tipo di approccio e tempo da dedicarci. Su sparatutto come Gears, Halo e CoD, per essere al top e competere ad alti livelli, è necessario allenarsi almeno 5 giorni a settimana 6-7 ore al giorno, divise tra sessioni in team e in single player, che poi possono aumentare con l’avvicinarsi degli eventi.
Ovviamente è fondamentale che la “virtual life” sia affiancata da una solida “real life”, senza la quale nessuno potrebbe avere la lucidità necessaria per giocare.

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GS: La situazione italiana com’è? Mi riferisco a fattori come pubblico, tornei, infrastrutture adatte, sponsor.
Insa: Siamo molto, molto indietro.
Quando ho giocato al campionato italiano di Personal Gamer, a Rimini, lo stadio era pressoché vuoto; se fossimo stati in UK sarebbe stato sicuramente pieno!
In quest’ultimo anno e mezzo, incomincio a vedere qualche struttura nascere e qualcosina muoversi, ma siamo ancora davvero tanto indietro. Non tutti i giochi hanno un “campionato italiano” o un circuito che permetta di trasformare il suddetto game in professionismo, mentre gli sponsor difficilmente investono, al massimo forniscono hardware o accessori… insomma, siamo indietro! Ma penso che un giorno ci arriveremo anche noi!

GS: E all’estero? Hai partecipato a non pochi tornei, soprattutto in Inghilterra. Lì come vanno gli eSports?
Insa: Gli eSports in UK sono uno sport VERO, in Italia no. Penso che questa affermazione dica tutto!

GS: Ma non solo tornei: di cos’altro ti occupi nell’universo eSport?
Insa: Gestisco diverse community italiane come Gears Of War Italy, Titanfall Italia, Major League Gaming Italia, ma allo stesso tempo scrivo news per una redazione di eSport, gestisco alcuni progetti interessanti e creo eventi!

Ma è vero che i giochi sono così “nocivi”? Perché sinceramente, vedere ragazzi della tua età che girano il mondo e che trasformano il loro talento con i videogiochi in un lavoro vero e proprio, una cosa tanto brutta non mi sembra.
Insa: Non sono nocivi, anzi! Come hai già anticipato tu, mi han permesso di viaggiare il mondo, di fare esperienze indimenticabili e sopratutto di conoscere persone magnifiche.
Tuttavia, come ogni cosa, il troppo chiaramente storpia.

Un grazie a Nicolò per aver riposto alle domande di GameSoul.it. Se volete seguire i suoi progetti, lo trovate su FacebookTwitterTwitch e Youtube.

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Traduttore e blogger freelance, adora (s)parlare di videogiochi e musica spaccatimpani tutto il dì. Quando può suona, gioca e legge, di tutto, anche le etichette degli shampoo. Terrore dei recensori e abbassatore di voti seriale, ha brillantemente sostituito le fatture ai suoi amati boss di Dark Souls, respingendo con caparbia ossessione e gioco di scudi qualsiasi backstab della vita sociale.

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