Gravity Rush Remastered – Recensione

Gravity Rush Remastered – Recensione

C’era una volta una bellissima console portatile. Il suo nome era PlayStation Vita, aveva uno schermo bellissimo, un design meraviglioso e così tante possibilità di interazione da far ridere (uno schermo touch posteriore? Maddai!). Come accade spesso per ogni console, le cosiddette killer application, ovvero i giochi migliori, sono quelle studiate sull’hardware della console, quelle che ne sfruttano le caratteristiche e in PS Vita c’era sicuramente un ottimo potenziale.

Da questo ragionamento nacquero sulla console portatile di Sony due piccoli capolavori: Tearaway (che sfrutta ogni singola funzione della PS Vita) e, in misura minore, Gravity Rush. Questa purtroppo non è una storia a lieto fine, almeno per la console portatile in questione: possiamo infatti considerare PS Vita una console a tutti gli effetti defunta, sulla quale persino gli indie solitamente giocati su PC hanno smesso di arrivare.

Ma come si suol dire oltre al danno, in questo caso c’è la beffa: non solo non escono più giochi nuovi degni di rilevanza su PS Vita, ma i pochi che la caratterizzavano e ne potevano giustificare un potenziale acquisto sono stati lentamente convertiti sulla sorella maggiore, PlayStation 4.

 Gravity Rush Remastered 

Piattaforma: PS4

Genere: Action/Adventure

Sviluppatore: Project Siren, Bluepoint Games

Publisher: Sony Computer Entertainment

Giocatori: 1

Online: Assente

Lingua: Testo in italiano

Versione testata: PS4

Dopo Tearawy – Avventure di Carta è quindi ora la volta di Gravity Rush, che approda sulla console casalinga senza un sottotitolo particolare (a differenza del sopracitato titolo sugli origami che così sottolineava i cambiamenti rispetto all’originale), ma come una normale remastered di un titolo che però ha appena quattro anni. Per tutti i giocatori che si fossero persi l’avventura di Kat su PS Vita è bene fare un minimo di introduzione al mondo di Gravity Rush: questo particolare ibrido tra un platform ed un action/adventure vede per protagonista la bionda ed avvenente Kat, una strega che ha perso la memoria e non ricorda nulla del suo passato. Sfruttando il topos dell’eroe senza memoria, la personalità di Kat si costruisce man mano che giochiamo ed esploriamo labellissima città di Hekseville, una metropoli sospesa nel vuoto che si estende su più quartieri, ognuno dei quali ben caratterizzato sia per stile che per musiche. Ma che avventura sarebbe senza nemici? Ovviamente Kat avrà il suo bel da farsi, combattendo la minaccia dei Nevi, piccole (la maggior parte, almeno) creature oscure che infestano all’improvviso le zone della città.

la personalità di Kat si costruisce man mano che giochiamo ed esploriamo labellissima città di Hekseville, una metropoli sospesa nel vuoto

Quel che però rende Gravity Rush davvero particolare è il suo gameplay: Kat è in possesso, grazie al suo gattino Dusty, di un potere incredibile, ovvero può manipolare la gravità a suo piacimento. Ecco quindi che è possibile puntare il controller in un determinato punto (oggi con il DualShock 4, una volta con il sensore di movimento della PS Vita) e sfrecciare verso di esso infischiandosene altamente della banale e normale gravità. Con un tasto è quindi possibile distaccarsi da terra, si può puntare una zona d’atterraggio e poi ripremere lo stesso tasto per attivare la nuova gravità che farà letteralmente volare Kat. La sospensione di gravità può essere usata anche per fermarsi a mezz’aria e cambiare la traiettoria di volo di Kat, permettendo così lunghe attraversate nei cieli intorno ad Hekseville. Lungo i 21 capitoli che compongono la storia principale avrete modo di imparare nuove abilità e ampliare sempre più le capacità di Kat che dovrà affrontare i Nevi in un’avventura che riserverà qualche sorpresa, come ad esempio l’incontro con un’altra strega, una ragazza mora molto simile a Kat, ma che ha come animale d’accompagnamento un corvo.

Un’altra grande protagonista di Gravity Rush è proprio la città di Hekseville: il mistero più totale l’avvolge. Perché sta lì nell’aria? Da dove arriva? Chi l’ha creata? Molti di questi quesiti non troveranno soluzione, contribuendo così a quell’alone di mistero che l’abbraccia come una nebbia. La direzione artistica poi amplia il fascino con una scelta dei colori e un’illuminazione generamente soffusa che crea sempre un’atmosfera assolutamente unica. Da questo punto di vista, l’uso del cel shading è stato sfruttato molto bene per creare qualcosa che sì rimandi al mondo degli anime, ma al tempo stesso sia molto poetico, in bilico tra steampunk ed art nouveau.

Questo splendore grafico aveva lasciato stupiti i giocatori su PS Vita, ma come si comporta su PS4? La nuova risoluzione, l’anti-aliasing e il frame rate (e più in generale l’estrapolazione dal contesto portatile ad uno casalingo) fanno sì che sia i pregi che i difetti vengano messi in luce. La città resta in effetti un po’ spoglia e talvolta spigolosa, ma i tempi di caricamento e il generale lifting non posso che mettere in risalto la bontà della superba direzione artistica. In fase di porting sono stati rivisiti anche i controlli che ora non fanno più uso della componente touch (nonostante il DualShock 4 sia dotato di tale funzione), esempio eclatante quindi di come alcune funzioni talvolta seppur scomode vengano inserite per sfruttare l’hardware su cui girano.

L’uso del cel shading è stato sfruttato molto bene per creare qualcosa che sì rimandi al mondo degli anime, ma al tempo stesso sia molto poetico, in bilico tra steampunk ed art nouveau

Se quindi controlli e grafica sono stati perfezionati, nulla è stato toccato dal punto di vista del gameplay, nel bene e nel male: l’idea di partenza, seppur interessante, non trova mai uno sviluppo concreto che vada oltre l’apprendimento di qualche tecnica di combattimento nuova o una durata maggiore del tempo a disposizione di Kat per rimanere a mezz’aria e giocare con la gravità.

Il susseguirsi delle missioni resta abbastanza monotono e inframezzato soltanto da alcuni boss, mai troppo difficili (ad eccezione di quello finale). Oltre alle missioni principali, avrete infine da portare a termine soltanto delle sfide secondarie. Le sfide sono di vario tipo e consistono perlopiù in attività come da portare gente in salvo usando la bolla gravitazionale, sconfiggere il massimo numero di Nevi possibile in un determinato tempo o portare a termine un percorso nel minor tempo possibile. Queste sfide saranno l’unico passatempo a cui potremmo dedicarci fra un episodio e l’altro oltre al collezionare tutti i cristalli nascosti.

In conclusione… 

L’approdo di Gravity Rush su PS4 farà sì contenti molti giocatori che non hanno la console portatile Sony, ma è tristemente l’ultimo chiodo sulla bara di PS Vita, ora del tutto priva di un qualsiasi gioco in eslcusiva che ne giustifichi l’acquisto e questo è un elemento che è doveroso segnalare parlando sia di Gravity Rush che in generale delle esclusive Sony, composte per lo più nel 2015 da remastered provenienti dalla scorsa generazione e da PS Vita.

L’avventura di Kat è comunque degna della vostra attenzione e si spera che la maggior utenza di PS4 possa spingere Sony a dare il meglio per Gravity Rush 2, in arrivo (in esclusiva stavolta) direttamente su PlayStation 4. Insomma, addio PS Vita, bentornata Kat.

Voto: 7/10

Da quando ho scoperto che i piaceri che i miei pollici opponibili potevano darmi con un joypad erano pressoché infiniti non ho mai smesso di videogiocare.
Appassionato di cinema e musica, sempre e solo a livello maniacale.

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