Oxenfree – Recensione

Oxenfree – Recensione

Lo sviluppo indipendente, sia esso supportato o meno da un publisher, ormai è appurato, ha raggiunto negli ultimi anni livelli qualitativi piuttosto alti: Life is Strange, Undertale e molti altri, hanno dimostrato che con i giusti mezzi si può utilizzare il medium videoludico in modi diversi rispetto a ciò a cui siamo abituati. Stravolgere le regole, l’esecuzione e i generi per creare esperienze interattive sempre più originali e potenti.

Una potenza spesso riversata nell’aspetto narrativo, che rispetto al cinema può fregiarsi di una interattività e di possibilità visive altrimenti irrealizzabili. Oxenfree è solo l’ultimo appartenente a questo filone di “esperienze” interattive, spesso definite “non-giochi” e bistrattate dal pubblico. Night School Studios però non se ne cura, e nel suo piccolo confeziona un titolo d’esordio assolutamente memorabile: scopritelo con noi!

 Oxenfree

Piattaforma: PC, Xbox One

Genere: Avventura grafica

Sviluppatore: Night School Studios

Publisher: Night School Studios

Giocatori: 1

Online: Assente

Lingua: Completamente in inglese

Versione testata: PC

Formato da veterani dei Disney Studios e di Telltale Games, Night School Studios ha confezionato quella che potrebbe essere definita come un’avventura grafica, spogliata però di tutte quelle interazioni, fatte di enigmi e di oggetti da combinare, proprie del genere. Si vede infatti una forte influenza dal passato Telltale, che viene però qui applicata in modo diverso, originale e al tempo stesso coraggiosa.

Ma facciamo un passo indietro: Oxenfree ci racconta la storia di un gruppo di ragazzi che, giunti su un isola turistica, scoprono e restano invischiati in qualcosa più grande di loro: entità, presenze sconosciute aleggiano sull’isola, e si fanno sentire attraverso la radio della protagonista, con delle interazioni e degli enigmi tutti basati sulle frequenze dell’oggetto in questione. Quale segreto nasconde l’isola? Questa è una risposta che dovrete trovare voi stessi, ma nel mentre è giusto parlare, come accennato in precedenza, di uno degli aspetti più particolari dell’esperienza: i dialoghi.

la scrittura dei dialoghi di Oxenfree è realistica, intelligente e mai noiosa, anche quando si concede qualche “lungaggine” di troppo.

In Oxenfree si legge molto, spesso anche troppo, e con un ritmo particolare: i dialoghi infatti sono un continuo botta e risposta, un flusso costante di discorsi, pensieri e battute dei protagonisti che “parlano” proprio come nella vita reale. Le risposte di Alex, la ragazza che impersoneremo, saranno evidenziate da delle nuvolette intorno a lei, che andranno selezionate per tempo pena la scomparsa delle stesse e una conseguente risposta “silente”. Il bello di Oxenfree però non sta nei silenzi, ma proprio nella costante e realistica interazione tra i personaggi: battute, voci che si accavallano e un caos calmo (i dialoghi sono comunque facili da seguire, visto anche l’ottimo doppiaggio inglese) che aggiunge spessore agli eventi ed ai personaggi che li stanno vivendo.

Personaggi adolescenti tra l’altro, supportati da una scrittura eccelsa che ben evidenzia il carattere di ognuno e ben delinea quelli che sono i punti di forza (e i difetti) degli stessi. Insomma, si legge e si ascolta tanto, ma ne vale la pena: la scrittura dei dialoghi di Oxenfree è realistica, intelligente e mai noiosa, anche quando si concede qualche “lungaggine” di troppo.

Dopotutto il titolo è prettamente incentrato sui dialoghi e sull’esplorazione dell’isola, a dire il vero abbastanza contenuta in termini di grandezza, ma comunque ricca di segreti e collezionabili che arricchiscono il background delle vicende raccontate. E se ci vogliamo esimere dall’entrare nel dettaglio della trama, non possiamo che toglierci il cappello di fronte al lavoro svolto. Quella di Oxenfree è una storia di formazione, un po’ thriller e un po’ horror, che mette in scena degli eventi spesso disturbanti e inquietanti, ma senza mai dimenticare ciò che rende una storia davvero indimenticabile: i personaggi.

Quella di Oxenfree è una storia di formazione, un po’ thriller e un po’ horror, che mette in scena degli eventi spesso disturbanti e inquietanti, ma senza mai dimenticare ciò che rende una storia davvero indimenticabile: i personaggi.

Il setting, proprio in relazione con la trama, è sempre dalle parti dell’inquietante e disturbante, con le interazioni con le misteriose frequenze che creano distorsioni su schermo e suoni sintetici assolutamente da brividi. In questo senso la colonna sonora è assolutamente memorabile, che ci ha ricordato (di primo impatto) il lavoro viscerale svolto dai Nine inch Nails con Gone Girl di David Fincher.

Il tutto supportato da uno stile grafico estremamente peculiare, che affianca sfondi disegnati a mano (di grande impatto e assolutamente eccelsi) a piccoli modelli 3D dei personaggi, deliziosamente animati e belli anche se privi di particolari dettagli. Quel taglio un po’ Disney, insomma, si vede tutto.

In conclusione…

Ho completato le intriganti vicende di Oxenfree in circa 5 ore, il tempo secondo me ideale per un’avventura come questa, unica pecca forse al di là di alcuni elementi narrativi poco sviluppati, insieme a qualche calo di ritmo che accompagna la parte intermedia dell’avventura.

Per il resto siamo di fronte ad un’esperienza interattiva memorabile, che offre una storia entusiasmante e particolare supportata da una scrittura eccellente (a patto di masticare bene l’inglese) e da dei personaggi che vanno oltre lo stereotipo adolescenziale, nonostante le apparenze. Oxenfree è una storia di formazione moderna, “coming of age” come la definiscono gli americani, che attraverso il mistero ci fa esplorare la psicologia di un manipolo di personaggi in un’avventura più grande di loro. Il 2016 è ancora lungo, ma Oxenfree ha già un posto sul podio. 

Voto: 8.5/10

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Inizia la sua carriera videoludica con un Game Boy e una cartuccia di Wario Land. Da allora non ha più smesso, e continua a perdere decimi all'occhio destro giocando a The Legend of Zelda e a qualsiasi titolo stuzzichi il suo (finissimo, a detta di molti) palato da videogiocatore. Quando non gioca si dedica al perfezionamento della sua imitazione di Joe Bastianich, senza disdegnare la compagnia di un buon film.

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