Homefront: The Revolution – Anteprima GamesWeek 2015

Homefront: The Revolution – Anteprima GamesWeek 2015

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MilanoHomefront è un videogioco fantastorico in cui nei panni della resistenza i giocatori saranno in lotta con gli invasori coreani che in un futuro prossimo riusciranno ad occupare gli Stati Uniti d’America. Deep Silver, con un semplice “guizzo” è riuscita ad accaparrarsi il brand per poi annunciare successivamente un nuovo capitolo intitolato Homefront: The Revolution, in uscita per il primo semestre del 2016 sulle console current-gen e PC.

Gli eventi narrati in questo titolo avranno luogo quattro anni dopo l’occupazione originale della Corea e due anni dopo le vicende del primo capitolo in uno scenario che ricorda per tanti versi la pellicola “Apocalypse Now”. E’ il 2029, la Repubblica Coreana (GKR) ha perso gli stati occidentali, tra cui le Hawaii e l’Alaska, dopo una sanguinosa battaglia a San Francisco. Il GKR, tuttavia, è pronto ad invadere e catturare molti degli stati orientali e fisserà la propria base a Philadelphia. La città sarà blindata e i civili vivranno momenti di paura a causa dell’esercito Coreano fino a quando non nascerà una seconda ribellione e un’adeguata resistenza. Sotto il comando di Dana, Ethan “Birdy” Brady, il membro più giovane della squadra, avrà come obiettivo, la riconquista della libertà.

copertina homefront

GamesWeek Divisorio (1)

Rispetto alla build presentata in quel di Colonia è cambiato nulla ed è lo stesso gameplay a farlo capire.

La città di Philadelphia, terreno di battaglie portate avanti dai ribelli, si mette in mostra sin da subito, come un vero e proprio elemento pensante del gioco: mano a mano che procediamo nella missione disponibile, un attacco ad uno Strike Point, la città descrive il proprio passato recente attraverso le ferite lasciate sul suo volto, cicatrici che tenderanno ad aumentare con il proseguo della narrazione. Non si tratta più di una vera ribellione, ormai è una guerra totale mascherata da questione di sopravvivenza.

Non avendo mai messo mano a Homefront: The Revolution, il mio approccio è stato più tattico che un semplice “corri e spara”, anche perchè la mappa mi ha fornito elementi validi per coperture e strategie diverse dal solito. Se però all’inizio proseguo adagio, con molta cautela, il dito sul grilletto freme per essere pigiato in continuazione, in modo da scaricare sul nemico interi caricatori di piombo ribelle, e cedo a questo desiderio tanto bello quanto bellico. I bossoli volano e lo scontro ha inizio, ma subito si nota la differenza tra gli armamenti ribelli, recuperati sul campo di battaglia da cadaveri nemici e riparazioni di fortuna, e quelli dell’Esercito Coreano, perfettamente funzionati e in grado di infliggere una mole di danni spaventosa: questa è la realtà dopotutto, se si hanno finanziamenti privati si può contare sul meglio del meglio, se non si hanno mezzi per acquistare determinati oggetti, tocca “prenderli in prestito” dal nemico.

Sebbene l’Esercito Coreano abbia dalla sua il top della dotazione, i ribelli possono contare sulla modifica dell’equipaggiamento e il desiderio di lotta in continua crescita misto alla disperazione per la mancanza di libertà. Ogni arma potrà essere modificata, anche drasticamente, e questa feature è l’unico modo che avranno i Ribelli per vincere sulle forze coreane, che successivamente abbandoneranno il settore, rendendo la zona collegata visitabile senza rischi degni di nota. Non è da precisare che più Strike Point eliminerete, maggiore sarà la possibilità di girovagare in completa tranquillità.

L’esperienza grafica sarà analizzabile solo in seguito, data la versione non finale giocata, ma ci aspettiamo grandi cose da Deep Silver, uno studio che si è fatto carico di un titolo con enormi potenzialità e che in molti stanno attendendo.

 

Bisogna combattere per il proprio futuro, e la rivoluzione è il metodo giusto

 

Di giochi con queste tematiche se ne sono visti tanti, ma il lavoro svolto sino a questo punto su Homefront: The Revolution ci fa ben sperare per un prodotto finale ben calibrato, stabile ed estremamente godibile. I lavori da svolgere sono ancora molti e rimandiamo il nostro appuntamento con il titolo a quel “generico 2016”, non appena metteremo le mani sulla versione definitiva del gioco preparatevi all’arrivo della nostra recensione.

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Appassionato sfegatato e divoratore di videogame, scemo a tempo pieno, cacciatore di Cosplayer, aspirante Game Designer e cercatore di risposte a domande esistenziali come: "A cosa servono gli slot uniti delle armi di Final Fantasy VII?", "Cosa diavolo sono le Junction?", "Freija che animale è?" e "Quina quant'è brutta?". Comunque non ho ancora capito quanto sia brutta Quina e se Freija sia un topo o uno shitzu.

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