Sid Meier’s Starships – Recensione

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Pensando a Civilization la mente del giocatore non può che pensare immediatamente alla complessità ed alla profondità che hanno reso questa serie di 4X una icona pressoché identificativa del genere. L’ultimo parto di Sid Meier e Firaxis si è concretizzato con il discreto Civilization: Beyond Earth, lo strategico a turni che ha fatto vivere sogni di conquista tra le stelle su pianeti lontani. Tuttavia, senza un grandissimo preavviso, lo studio statunitense ha sviluppato Sid Meier’s Starships prendendolo direttamente dalla costola di Beyond Earth. In quest’enfasi creativa – e perdonate il paragone biblico – Meier ha voluto ampliare il suo ultimo Civilization portandolo ad un livello successivo: l’esplorazione dei sistemi stellari. Chi ha giocato a Beyond Earth saprà già la sinossi che racconta di alcuni coloni spaziali i quali, atterrando su un pianeta distante, hanno iniziato a modellarlo per stabilire la propria nuova civiltà. In Starships, quella civiltà creata in Civ:BE ha superato ormai la propria vita terrena ed ha rivolto lo sguardo al contatto alieno: l’evocativo filmato introduttivo di questo nuovo gioco ci spiega come sia avvenuto un contatto con un’altra popolazione senziente e sia partita così la corsa all’esplorazione della galassia con una flotta appositamente costruita per l’occasione.

Il simpatico pretesto con cui viene introdotto Starships serve quindi da collante per cavalcare l’onda del successo di Beyond Earth ed a noi personalmente non è dispiaciuto tornare tra le stelle e vivere un nuovo strategico con il suo pedigree. Inoltre, coloro che possiedono una copia di Beyond Earth potranno usare il proprio salvataggio per trasportare in Starships gli assetti diplomatici ed i bonus ottenuti con i successi della propria civiltà. Ad ogni modo, stavolta Meier ha proprio stravolto le carte in tavola per le quali è conosciuto e se i suoi giochi sono rinomati per la loro difficoltà e per il loro spessore, Starships viene ridotto all’osso e fa della semplicità la propria carta vincente.

Fin dai primi minuti con Starships è chiaro che l’intento del titolo non è quello di fornire un prodotto corposo e che rappresenti una sfida impegnativa per il giocatore, quanto quello di far trascorrere delle ore leggere e spensierate ad usare un po’ di sano e vecchio senso strategico basilare. Dopo aver scelto il proprio leader di partenza – ritroverete dei volti già noti, presi direttamente da Civ:BE per offrire un senso di continuità – e la propria affinità, avremo immediatamente accesso al pannello galattico. È da sottolineare come le affinità che si possono scegliere sono le tre classiche di Beyond Earth, ovvero Purezza, Supremazia ed Armonia, ma lungi dall’essere estremamente caratterizzanti per il proprio stile di gioco, poiché in Starships esse si tradurranno principalmente in un diverso modello grafico per l’aspetto delle astronavi ed in qualche leggero bonus. Il ruolo più importante ce l’avrà più che altro il nostro comandante il quale influenzerà in modo sensibile la nostra partita grazie alle proprie abilità: avremo il comandante che ci offrirà il 25% di produzione in più di metallo, o di cibo o, magari, una nave della flotta in più ad inzio parita. A seconda di come vorremo affrontare l’esplorazione galattica, questo è l’unico punto che ha bisogno di un’attenzione maggiore prima di immergersi nel gameplay vero e proprio. Dopo aver impostato il livello di difficoltà, il numero di avversari e la grandezza della galassia, ci ritroveremo in una essenziale mappa stellare in cui al centro comparirà il mondo natale ed intorno ci saranno delle connessioni ad altri sistemi liberamente esplorabili. Nelle primissime fasi avremo solo due navi armate con sistemi scarsi e che potranno risultare pericolose solo per qualche caccia pirata. Ogni sistema adiacente avrà una missione da svolgere che offrirà influenza e risorse bonus se superata con successo, ma il pianeta potrà dirsi annesso al proprio impero solo dopo aver acquisito quattro segnalini di influenza. Concentrandoci sulla prima missione, abbiamo spostato la flotta sul pianeta più vicino ed una volta giunta a destinazione si è aperto il menù antecedente alla fase di battaglia. In questo momento si può decidere sostanzialmente cosa fare: il menù offrirà un breve briefing su quanto si sta per svolgere in quel sistema stellare. Si potrà decidere di sapere qualcosa in più sul pianeta o sulla flotta nemica, oppure si potrà dare un’ultima aggiustata alla flotta per affrontare meglio le probabilità di vittoria. Se proprio non si ha voglia di rischiare, si può fare dietrofront, ma difficilmente delle probabilità insufficienti di vittoria si trasformeranno in una reale sconfitta, specialmente a livelli di difficoltà bassi. Accettando di dare il via al combattimento, ecco che l’azione si sposta su una mappa a classici esagoni e permeata degli elementi tipici dello strategico a turni, quasi come se fosse quasi un rudimentale XCOM. Le navi della propria flotta potranno muoversi di un numero limitato di caselle e la distanza percorsa sarà vincolata al livello di motori montati su ogni singola nave. Gli obiettivi di missione son sempre diversi, anche se non superano le 5-6 tipologie: una volta dovremo distruggere la flotta di invasori pirati, la successiva dovremo impedire che una nave nemica arrivi ad un portale, o ancora dovremo conquistare per un numero definito di turni una particolare posizione sulla mappa. Il campo di battaglia rappresenterà il sistema stellare che abbiamo invaso e se sullo sfondo capeggia la stella del sistema al centro avremo il pianeta da conquistare e una miriade di asteroidi a circondarlo. Proprio gli asteroidi sono il fulcro di ogni strategia in quanto possono offrire copertura – talvolta totale – dal fuoco nemico, ma allo stesso tempo potranno proteggere i nemici dal fuoco delle proprie armi. Talvolta, gli asteroidi si muoveranno in campo per offrire dei passaggi stretti attraverso cui avanzare per prendere delle posizioni chiave precedentemente inaccessibili. Una volta imparato ad usare bene la copertura dei detriti spaziali, si è metà dell’opera per vincere ogni battaglia, poiché la nota che stona pesantemente in Starships è la IA dei nemici, mai all’altezza di un giocatore professionista. Questa ultima creazione di Meier, infatti, pare strizzare l’occhio più ad un approccio da casual gaming e si presta ad una longevità altissima. L’intelligenza artificiale altalenante non rappresenta mai un ostacolo duro per il giocatore e certe volte le astronavi nemiche volano dritte dritte in trappole poco ingegnate. E pur volendo sorvolare sulla logica degli avversari, le proprie astronavi saranno sempre molto più potenti rispetto alla maggior parte dei nemici. Usando le risorse energetiche accumulate di turno in turno, le navi si potranno addirittura potenziare attraverso l’aggiunta dei moduli che spaziano da quelli difensivi – come scudi o corazza – a quelli stealth – come sensori e sistemi di occultamento -, passando naturalmente per i moduli d’attacco. Ogni modulo modificherà l’aspetto grafico della nave che passerà dall’apparire una piccola semplice fregata ad essere una vera ammiraglia. Le navicelle non solo diverranno più potenti grazie ai moduli, ma anche grazie alle scoperte scientifiche che daranno dei bonus tecnologici importanti. Spendendo punti scienza, si potrà scegliere tra diversi potenziamenti tutti legati esclusivamente alla propria flotta e non alla produzione di risorse spendibili. Tale risorse si accumuleranno conquistando pianeti, effettuando missioni o costruendo delle strutture nei sistemi annessi, ma il gioco non vi offrirà mai soddisfazione nel vedere sostanziali modifiche tridimensionali al vostro sistema, in quanto la costruzione delle nuove strutture si basa su un menù puramente testuale e numerico. L’unica differenza grafica la noterete costruendo delle città grazie al cibo accumulato sui pianeti e ad un numero maggiore di megalopoli, oltre a corrispondere un incremento nella produzione, si noteranno dei puntini luminosi sempre più frequenti sulla superficie del corpo celeste. Eppure, queste mancanze di dettagli si sposano perfettamente con la leggerezza che contraddistingue Starships, perché è chiaro che il titolo non vuole stupire, ma vuole solo regalare al giocatore un senso di spensieratezza senza scendere necessariamente in quello di frustrazione. Protagoniste indiscusse sono le navi quindi tutto il resto è accessorio, così come sono ridotte al minimo anche le interazioni con i pianeti e con gli altri abitanti della galassia: a parte costruire strutture – o Meraviglie, potenti artefatti che daranno dei bonus strepitosi -, sviluppare tecnologie, comprare influenza, migliorare le navi ed usare un semplicissimo mercato per acquistare risorse aggiuntive, non si potrà fare molto altro. Anche l’aspetto diplomatico non vuole essere ingombrante e presenterà poche opzioni principali, facendo convergere tutto il gameplay su una dinamica da punta, clicca, combatti, conquista piuttosto essenziale. In sostanza, ogni sessione di gioco può durare più o meno tre-quattro ore a seconda della difficoltà e si potrà giungere alla vittoria in diversi modi che variano dalla supremazia tecnologica, all’annientamento militare per terminare con la vittoria per popolazione la quale tronizza il giocatore se riesce ad inglobare nel proprio impero galattico il 51% dei sistemi conosciuti.
Ad aumentare l’indice di gradimento di questo titolo sono anche i bassi requisiti richiesti per potervici giocare. Nonostante l’aspetto generale sia relativamente carino, questo non richiederà mai potenze di calcolo eccessive: le mappe di battaglia rievocano tempi lontani in cui la grafica non era tutto e ci si concentrava più sul divertimento che sull’impatto degli effetti. Il comparto sonoro, invece, è abbastanza trascurabile e si può giocare comodamente a Starships con il background della propria playlist preferita.
In definitiva, Sid Meier’s Starships gratifica il giocatore donandogli delle partite molto veloci e ripetibili in cui immedesimarsi in un novello conquistador galattico. Non si può negare che nel campo sconfinato dei 4X spaziali ci siano titoli che sorpasserebbero in curva il gioco qui analizzato, ma questa volta Meier ha voluto più che altro presentare un prodotto quasi sperimentale, di poco peso, venuto anche ad un prezzo molto accessibile ed equo rispetto a quanto offerto.

In conclusione…

Sid Meier’s Starships racconta le conseguenze della nostra colonizzazione spaziale vissuta in Civilization: Beyond Earth, ma si identifica anche come un gioco stand-alone leggero e spensierato col quale trascorrere delle avventure rigiocabili pressoché all’infinito. Con delle dinamiche semplici che offrono una facile assuefazione, Starships si presenta senza grandi pretese e potrebbe non essere compeso da coloro che si aspettano un simulatore strategico complesso all’altezza della fama di Meier.

Voto: 7/10

Amo i videogiochi sin da quando ho messo le mani sul mio primo Commodore 64 nel lontano 1992. Ora cerco di coltivare la mia passione videoludica in ogni momento libero della giornata. Il mio genere preferito? JRPG per tutta la vita.

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