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GTA V (Next-Gen) – Recensione

GTA V (Next-Gen) – Recensione

Il rombo tellurico del Settembre di un anno fa, che ha terrorizzato datori di lavoro, angosciato fidanzate, scosso classifiche di vendita, e pacificato opinioni specializzate e non, è rimasto nelle nostre teste giocanti come rintocco di un presente in pieno compimento – preciso come il battere dell’ora -, mentre la sua eco sonora instillava il dubbio e la fantasia che oltre al dono potesse darsi anche una promessa, quella di un arrivederci ai nuovi macchinari in uscita, al tempo così imminenti e quindi investiti di impaziente desiderio. Con il nuovo che bussava con insistenza alle nostre porte, il fatto che l’ultimo metro nella staffetta di corsa verso il futuro evolutivo del videogioco sia stato affrontato in totale assenza di fiacchezza, tipica delle forze allo stremo, è merito indiscutibile dei responsabili di giochi come BioShock Infinite, The Last of Us, e appunto Gta V, che hanno saputo regalarci un 2013 memorabile e potente, lasciando il testimone (in parte affidandolo a loro stessi) all’apice della modernità e non in ritirata dall’impegno nei confronti di una fase di transizione.
A bang, not a whimper.

E tuttavia questa versione rivista, forse rimasterizzata, ma non necessariamente corretta, era già da tempo attesa sulle nuove console con una certa ottimistica sicurezza, perché il riarmo ludico, programmaticamente privo di retrocompatibilità, aveva lasciato troppe macerie dietro di sé, e troppi giocatori con in mano nuovi strumenti credevano che l’aggiornamento al nuovo standard tecnologico dovesse passare anche dalla continuità con l’eccellenza del passato prossimo. Rockstar Games allora, non la sola a comprendere le richieste del proprio pubblico, ha colto subito l’opportunità per rimettersi al lavoro sul suo prodotto di punta, e complice anche un’offerta next-gen ancora immatura, ha saputo riaccendere l’interesse e l’infatuazione per il proprio titolo impegnandosi nel restauro di un popolare affresco a cui nemmeno era stato dato il tempo sufficiente per invecchiare. Ecco perché la recensione del nostro Icilio ‘Kaltmond’ Bellanima, apparsa un anno fa su queste pagine, rimane ancora oggi attuale e centrata (la trovate qui, e merita in ogni caso una vostra lettura), ed ecco anche perché queste righe non hanno né possono avere lo scopo di puntualizzarla o di soppiantarla, dal momento che una completa rivalutazione del gioco cadrebbe fuori dalla misura e dagli intenti tanto di chi vi scrive, come probabilmente di Rockstar Games stessa.
Ma quindi, migliorie tecniche a parte, è dello stesso identico gioco che stiamo parlando?

In linea di massima direi di sì, e forse non avrebbe potuto essere altrimenti, ma vi sono alcune differenze. Sia detto preliminarmente e a scanso di equivoci: questa nuova versione di Gta V si sostiene su basi immutate, pur offrendo un’ottimizzazione dei contenuti, stilistici e funzionali, a cui sono state aggiunti elementi per rinfrescare l’esperienza complessiva, viscerale e terapeutica di un giorno nella vita a passeggio per Los Santos. Quindi si dica anche: tutto questo non è irrilevante, soprattutto per quei giocatori dispersi e isolati tra i milioni di appassionati che, per qualche motivo, ancora non fossero riusciti a mettere le mani su questa pietra miliare. Il censo di questa particolare popolazione si restringe -al massimo- attorno a chi, fino ad oggi, ha atteso nella speranza che una versione next-gen prima o poi sarebbe arrivata; oppure a chi, di ritorno da un ritiro monacale lontano dalle tentazioni e dai piaceri del gioco, si trovasse adesso a riparare alle inadempienze nei confronti di un’intera generazione videoludica. Se questi sono forse i veri destinatari dell’ultimo Gta V, per tutti gli altri, cioè la maggioranza, il fattore di appeal rimane decisamente soggettivo se non addirittura ambiguo, anche se cercherò comunque di descriverne il possibile ascendente.

La storia, i luoghi, i personaggi sono probabilmente già noti a tutti, e nel passaggio dal vecchio al nuovo rimangono ovviamente gli stessi. La sinfonia di Rockstar pervade le strade, le spiagge e il deserto di una California del sud distesa sul letto dell’analista, tra idiosincrasie nevrotiche e battute che, con alti e bassi, insistono sui cliché tipici della controcultura del web. Le varietà scenografiche dei panorami non sono altro che emanazioni dei tre protagonisti. Franklin segue la via della strada, Michael è un ricco bagnante che guarda al mare, e Trevor è generato nudo dalla polvere e dai sassi. Come i magi del tempo, i tre si incrociano in sella ai loro cammelli a quattro ruote motrici, portando in dono ossigeno, fuoco e nitroglicerina. Il botto che ne consegue ha la scia lucente del firmamento e l’odore vandalico di un’avventura battuta da cartucce di piombo.

Ma i colori esplodono davvero soltanto in questa nuova edizione, in tutta la loro brillante corposità. Nel dare nuovo lustro alla veste grafica, gli artisti e gli sviluppatori impiegati hanno infatti saputo intervenire dove era possibile farlo, riuscendo ad arrivare ad una risoluzione di 1080p a 30 frame per secondo, stabili nella maggior parte dei casi, sopperendo così ad un difetto di fluidità, già sottolineato nella nostra recensione, che aveva lasciato perplessi i vecchi utenti 360 e Ps3. Anche le texture sono state rimpiazzate completamente, e adesso presentano un grado elevato e convincente di nitidezza e pulizia d’immagine; le superfici a loro volta sono esaltate e impreziosite dalla riprogrammazione di quasi tutte le fonti luminose originali: un chiaro miglioramento apprezzabile esplorando soprattutto il contesto cittadino, con i riverberi del vetro e dell’acciaio e le sfaccettature dei tanti materiali riflettenti. Proprio Los Santos, con le strade che sembrano portare ovunque ma che in realtà ritornano sempre a loro stesse, si è ripopolata di nuove figure di fauna urbana, prima tra tutte il panzone in braghe di tela, nuovo re del marciapiede, ma anche di vetture inedite, diverse tanto nella forma quanto nello stile di guida, pronte a portarvi da una parte all’altra dell’isola o ad accartocciarsi dentro qualche lamiera di una berlina di passaggio. Duole in parte constatare come il restyling non sia riuscito a coinvolgere i modelli dei protagonisti, sostanzialmente immutati nel passaggio generazionale, e che in generale le animazioni soffrano ancora di una spigolosità poligonale che a volte bisticcia con il motore grafico del gioco: alcune collisioni tra i pedoni, così come certe cadute rovinose, appartengono decisamente più al genere del comico-grottesco piuttosto che alla vita del duro criminale.

Lasciata la città, e imboccata la highway per la prima volta, il vestito nuovo della festa inizia davvero la sua opera di seduzione. Le mille sfumature del cielo sono suggestive, e ogni ora trascorsa con gli occhi aperti saprà regalarvi uno scorcio imperdibile, molto spesso unico, per via dei sempre imprevedibili cambiamenti climatici che adesso risorgono potenziati da nuovi effetti particellari e dal moltiplicatore del filtro anisotropico. Giunti ai piedi delle zone selvatiche, vi sarà impossibile ignorare la qualità lussureggiante degli elementi boschivi, e degli animali che popolano i ruscelli montani, con il cielo e il deserto sullo sfondo a far correre la fantasia verso gli spazi irrealizzati di quella che Baudrillard chiamava l’America siderale. La vegetazione è stata completamente rivista, e adesso appare tridimensionale e abbondante, come se tanti piccoli capelli fossero cresciuti dove prima vi era soltanto un’incerta peluria. In questo caso, però, la versione Xbox One da me provata esce pesantemente afflitta da un effetto pop-up a comparsa piuttosto fastidioso, complice forse un orizzonte di elaborazione fissato fin troppo nelle vicinanze del campo visivo. Certamente, considerato che il gioco è sostanzialmente privo di tearing e che la priorità è stata concessa all’equilibrio del frame-rate, in questo caso è stata compiuta una ponderata e condivisibile scelta di stabilità.

La novità, che rappresenta davvero uno strappo al rigido codice che mantiene integra la coerenza dell’universo-Grand Theft Auto, è l’introduzione della visuale in prima persona, gradita sorpresa anche per chi non fosse un dichiarato amante degli sparatutto. Guardare attraverso gli occhi della “malvagia trinità” (come si esprimeva la recensione originale) è, nemmeno a dirlo, un interessante cambio di prospettiva. E bisogna concedere a Rockstar Games di non aver semplicemente schiacciato la telecamera al livello del volto, lasciando poi che ogni cosa si sistemasse da sé. Questa nuova visuale giunge con piena cognizione di causa, introducendo dettagli alle armi, sistemi di mira che si evolvono di pari passo con i miglioramenti acquistabili da ammu-nation, e soprattutto, fatto realmente sbalorditivo, una caratterizzazione impeccabile di tutti gli interni di ogni singolo veicolo pilotabile. Non soltanto le automobili dunque con i loro cruscotti, volanti e parabrezza, ma anche i motocicli con i manubri e i contagiri, e gli elicotteri e gli aerei, ognuno definito minuziosamente dal proprio pannello centrale, rotore e piatto oscillante. Una dovizia di particolari che onestamente nemmeno Gran Turismo era stato in grado di offrire. La prima persona concede al giocatore un’immersione del tutto unica, e un’accessibilità dello scontro a fuoco che pur trascinando il gioco sul fronte degli FPS, ne rimane tuttavia distante per una certa approssimazione nella gestione delle meccaniche basilari. Se volete provare a calarvi all’interno del suo potenziale immersivo, provate allora a indossare una maschera e scandagliate i fondali marini, oppure lanciatevi da un aereo dopo aver equipaggiato un paracadute e godetevi la vista in picchiata tra le nuvole.

A dispetto dell’introduzione di questi benefici, rimane comunque la perplessità sull’entità del contenuto aggiuntivo, quello in grado di riportare a San Andreas chi già vi aveva trascorso decine di ore esplorandone ogni angolo. Per chi vi scrive il gioco originale era abbastanza lontano dalla perfezione: l’idea delle rapine era piena di potenzialità soltanto in parte sviluppate, la crescita delle statistiche dei personaggi largamente ininfluente, e le missioni secondarie più spesso un riempitivo che un apporto strutturale al coinvolgimento nella narrazione. Nessuno di questi punti nodali è stato nel frattempo rivisitato, e anzi sono state aggiunte nuove missioni secondarie, sotto forma di collectibles, capaci comunque di strappare più volte un sorriso di intesa con gli sviluppatori. Il risultato è quello di una fissità dei contenuti che si traduce a lungo spettro soltanto in parte in un’esperienza arricchita, che esclusi i già illustrati miglioramenti grafici finisce ultimamente per ribadire sé stessa. L’attenzione per la rinnovabilità del titolo è allora completamente spostata sulla componente online, in colpevole ritardo al momento del lancio un anno fa, e poi lentamente reintrodotta come spazio autonomo, vero “gioco nel gioco”, in grado di portare assieme aspiranti criminali da tutto il mondo in un’orgia di arricchimento e vandalismo. In questa nuova versione si è cercato fin da subito di fare le cose per bene e, per quanto io abbia potuto testare, tutto fila liscio senza intoppi di alcun tipo. Le lobby sono state ampliate per accogliere fino a 30 giocatori contemporaneamente, e gli utenti di vecchia data saranno felici di sapere che il proprio personaggio, con tutti i propri achievements e i beni di lusso, potrà essere trasferito dalle versioni old-gen a quelle next-gen, anche seguendo una linea ereditaria incrociata: da Ps3 ci si potrà spostare su Xbox One, e da 360 su PlayStation 4. Il mondo di Gta Online è in continua crescita, si trovano occasioni per affrontare gare su strada o sull’acqua, effettuare saccheggi oppure missioni di salvataggio, e qualsiasi cosa voi e -auspicabilmente- i membri della vostra crew abbiate in mente per far crescere la reputazione e l’importanza del vostro gruppo. Gli elementi per disporre di tante, lunghe ore di divertimento sono lì pronti per essere colti, e Rockstar Games in questo caso si è assicurata di oliare a dovere la macchina funzionale, in modo che venissero corretti gli errori e le imprecisioni del passato.

In conclusione…

GTA V rimane in ogni sua forma e ventura il gioco ambizioso che in compagnia di pochi altri è rimasto a vegliare al capezzale di un’era ormai conclusa, un punto di arrivo e un vincitore ecumenico, portatore sotto molti aspetti di un pensiero autonomo, forte e attivo, che trascendendo il mondo dei videogiochi ha saputo penetrare fin dentro al cuore della cultura popolare che guarda all’Occidente.

Questa rivisitazione per Xbox One e PlayStation 4 amplifica indubbiamente la qualità e la fruibilità generale del gioco, introducendo nuovi elementi di interesse, dalla visuale in prima persona alla ottimizzazione e massificazione della proposta online, fugando ogni dubbio su quale attualmente sia la migliore e più completa versione in circolazione.

Per quanto al termine di questo giro nel parco delle meraviglie si possa provare un po’ di delusione per la mancata presenza di nuovi contenuti di gioco, questa insaziabilità è dovuta soltanto alle aspettative smisurate che nutriamo nei confronti di Rockstar Games, ed è assorbita e neutralizzata nella logica stessa di questa produzione seconda: a ben vedere, si tratta di un regalo per tutti quelli che, pur essendo pronti a partire per altri lidi, ancora vogliono tornare a vedere come si vive (e si muore) a San Andreas.

Voto: 9/10

Chi, come me, è nato intorno alla metà degli anni '80, può considerarsi a buon diritto figlio elettivo della generazione del videogioco. Perso irrimediabilmente tra sogno e nostalgia, mi aggrappo ostinato a un qualsiasi strumento di iniezione ludica -endorfina purissima a circuito chiuso- come una creatura che morde per il suo latte. Apprezzo e ammiro ogni proposta di intrattenimento intelligente, ma sono irrimediabilmente stregato dal genio di Nintendo.

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