Killzone: Shadow Fall – La Recensione

Killzone: Shadow Fall – La Recensione

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Lo so, molti di voi si staranno chiedendo per quale motivo il nuovo Killzone: Shadow Fall stenti a scalare le classifiche e a convincere la stampa specializzata come, a suo tempo, fece il predecessore. Ebbene, non vorrei essere troppo laconico rivelandovi subito l’amara verità, ma la questione è quanto mai semplice: Shadow Fall non è “bello” come Killzone 3. Per certi versi si tratta di un’affermazione forte, forse temeraria, visto e considerato che stiamo parlando di uno sviluppatore talentuoso come Guerrilla Games e di un sistema di intrattenimento tecnologicamente evoluto come PlayStation 4. Niente di più scontato che aspettarsi LO shooter, l’esperienza FPS definitiva capace di dettare nuovi standard nell’industria e, allo stesso tempo, di annullare ogni possibile forma di competizione, almeno nel single player.

Ma ormai vi ho già rovinato la sorpresa, e se da un lato l’esclusiva di rappresentanza di PS4 incarna senza incertezze un titolo degno di nota e ben confezionato, si dimostra dall’altro incapace di eccellere in tutte quelle aree che i giocatori davano quasi per ovvie. Quindi sì, insomma, è meno next di quanto sperassimo.

Lo ameranno: gli amanti dell’FPS futuristico, i fedeli di Guerrilla Games
Lo odieranno: chi non ama la prima persona, lo shooter frenetico
È simile a: uno qualsiasi degli episodi precedenti

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255847_gen_aTitolo: Killzone: Shadow Fall
Piattaforma:  PS4
Sviluppatore: Guerrilla Games
Publisher: Sony
Giocatori: 1
Online: 1 – 24 giocatori
Lingua: Completamente in italiano

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Imparerete a conoscere questo bel faccino molto presto…

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Middle Generation

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Uno dei brutti ceffi Helghast che incontrerete in Shadow Fall…

Tranquilli, nelle prossime righe scoprirete per filo e per segno tutte quelle ragioni che impediscono a Shadow Fall di essere il portabandiera della chiacchierata nuova era dell’intrattenimento digitale. Piuttosto, ci preme sottolineare sin da subito che il titolo in esame si conferma comunque un signor shooter. Non può essere condannato per mancanza di idee o innovazione, vista l’abilità nell’introdurre nuovi elementi di gioco (OWL in primis) con caparbietà e consapevolezza. Le meccaniche FPS, per quanto scolpite nel granito, sfiorano la perfezione nella loro immediatezza e fruibilità, la varietà e la potenza delle armi sono encomiabili e, dulcis in fundo, il simpatico drone OWL lavora in modo ineccepibile in pressoché tutte le situazioni. E sì, ci si diverte pure parecchio, senza contare che la campagna single player piglia a proverbiali ceffoni (in quanto a longevità e rigiocabilità) ogni Battlefield o Call of Duty del caso.

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… e un suo amico, ancora meno raccomandabile !

Ignorare questi aspetti positivi sarebbe dunque un torto per questa nuova installazione del franchise che, dovesse essere valutata alla vecchia maniera, si porterebbe a casa senza troppi problemi un 8 tondo tondo. Ma se Shadow Fall non tradisce gli stilemi dello sparatutto in prima persona e si dimostra solido, perché questa accoglienza più tiepida del previsto? Fondamentalmente il motivo è uno: ha poco di next-gen. Certo, questa locuzione ha valenza soggettiva e può significare qualcosa di completamente diverso da giocatore a giocatore. Esclusion fatta per un comparto grafico delle grandi occasioni, Shadow Fall fa poco – se non nulla – che possa davvero considerarsi “avanzato”. Detta terra terra, non c’è nulla nel titolo Guerrilla che non sia già stato visto o provato nella generazione appena terminata. Anzi: in alcuni casi, quello che si vede è pure un passo indietro.

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Non sarà certo un drone volante armato sino ai denti a spaventare un Marshall!

L’intelligenza artificiale rappresenta forse l’aspetto più emblematico di quanto appena detto, laddove nessuna delle declinazioni precedenti è stata così altalenante. La maggior parte degli Helghast attacca a testa bassa in direzione frontale, nascondendosi sporadicamente dietro un riparo – che abbandonerà pochi istanti dopo prima di tornare perfettamente nella nostra linea di tiro. Non è nemmeno così raro imbattersi in soldati bloccati nello scenario, intenti a correre contro un muro senza possibilità di separarsene. Le torsioni parossistiche del busto che faranno nell’estremo tentativo di eliminare chi gioca valgono ben un proiettile nel cranio. Non mancano squadre di miliziani super addestrati che si fiondano addosso a Lucas Kellar (il nostro alter ego) in fila indiana, senza nemmeno immaginare di sparpagliarsi o, perché no, di trovare un riparo. Se già su PS3 questi comportamenti avrebbero fatto storcere parecchi nasi, sulla nuova ammiraglia Sony il quadro complessivo ne esce parecchio stonato.

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La potenza di PS4 si vede nella realizzazione dei modelli dei protagonisti, a dir poco esemplare.

Una sceneggiatura un po’ in ombra…

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Il drone OWL, il miglior alleato che un Marshall può desiderare!

Anche la storia, volendo proprio essere puntigliosi, non è uno degli aspetti meglio riusciti del titolo. Ed è una sfortuna enorme, alla luce di un potenziale narrativo tutto tranne che indifferente ma sfruttato tuttavia in modo solo parziale da un team di sceneggiatori che, nel passato, aveva saputo mostrare grandi cose. Le frequenti pieghe emotive e drammatiche del plot sono troppo fugaci, incapaci di veicolare tristezza o sconforto come dovrebbero o di coinvolgere attivamente il giocatore. Sotto quest’ottica, The Last of Us vive su un altro pianeta: la sequenza iniziale di Shadow Fall, per quanto possa essere prevedibile (i cliché, del resto, esistono per un motivo), non riesce a scrollarsi di dosso una patina di artificialità e faziosità. Sì, c’è il dramma umano, ma il giocatore non ne esce minimamente scosso. Se a questo sommate un doppiaggio non propriamente stellare inutile spiegare perché la campagna single player, per quanto divertente, regala un minimo sindacale di emozioni per concentrarsi sull’azione nuda e cruda.

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L’evoluzione grafica da PS3 a PS4 è evidente…

Prima che gli appassionati di Killzone prendano i forconi e si precipitino furibondi verso chi vi scrive, non vi nascondo che per certi versi sto dipingendo questo Shadow Fall ben più brutto di quanto sia in realtà. Da amante della saga, però, affrontare un titolo di questo calibro su PS4 per scoprire che, a conti fatti, non è poi molto diverso da quanto già conoscevo mi ha lasciato un certo amaro in bocca. Quando si pensa alla nuova frontiera del videogioco si è naturalmente portati a pensare ad un’esperienza migliore sotto tutti i punti di vista: AI, narrazione, direzione artistica, meccaniche base o innovazione. Scoprire che la punta di diamante del lancio di PS4 non riesce ad essere davvero migliore, confermandosi in realtà “soltanto” come un valido shooter sopra la media, è una di quelle sorprese a cui rinunceremmo volentieri in molti.

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Il sistema di illuminazione e di gestione degli effetti particellari/volumetrici sfiora la perfezione.

In termini oggettivi, tuttavia, Shadow Fall merita comunque di essere giocato. Offre una fisica lodevole e un pregevole sistema di movimento capace di trasmettere un’effettiva sensazione di peso. Le manovre di corsa, copertura e mira brillano per reattività, e in tutto l’enorme armamentario che avremo a disposizione in quel di Vekta non esiste una sola arma che sembri inutile o superflua. Al contrario, si è sempre incoraggiati a sperimentare nuove armi, e l’esplorazione del proprio arsenale bellico viene puntualmente premiata. La vastità delle aree di gioco (sensibilmente maggiori rispetto ai capitoli precedenti) dona un’ulteriore dimensione alle dinamiche classiche dello shooter in prima persona. Senza contare che la ricerca dei collezionabili (fumetti e giornali) amplifica la componente esplorativa.

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C’è del nuovo sotto il sole!

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Pur non offrendo una trama particolarmente articolata, la campagna single player è ricca di azione.

Se la già citata intelligenza artificiale nemica fatica a sfruttare a proprio vantaggio il maggior respiro delle location esterne, nessuno vieta al giocatore di trarne qualche beneficio nel combattimento. È possibile avvicinarsi al nemico in modo squisitamente stealth, minimizzando così la controffensiva degli irascibili soldati avversari, oppure affrontarlo a muso duro sfoderando la terribile potenza del fuoco Vektan. Il giocatore potrà quindi optare per il classico (e dirompente) effetto sorpresa o, al contrario, piazzarsi a debita distanza e seminare morte con un fucile da sniper. Notiamo quindi una diversificazione inedita nell’approccio alla battaglia, una soluzione amplificata dallo stesso drone OWL che, alla faccia delle previsioni iniziali, si conferma a pieni voti come new entry efficace da cui difficilmente vorreste separarvi. L’utilizzo del touchpad del DualShock 4 per impartire i comandi al drone può essere leggermente difficoltoso nelle prime sessioni di gioco, ma rappresenta il giusto dazio da pagare per godere dei servigi di un alleato impagabile. OWL può fare fuoco sui nemici, violare i terminali Helghast, fungere da scudo quando il fuoco nemico si fa intenso, fornire un cavo da utilizzare per gli spostamenti veloci e, non bastasse, riportare in vita Kellar – a patto di avere riserve di adrenalina. Tutte queste funzioni sono disponibili sin dall’inizio, a portata di swipe, e il relativo setup rappresenta uno degli aspetti meglio integrati del gioco.

Tra le novità, segnaliamo anche le occasionali sezioni a gravità zero, diversivi interessanti che soffrono tuttavia di un’implementazione non ineccepibile. La campagna per giocatore singolo offre un livello di sfida più che soddisfacente, e non dà mai l’impressione di dover affrontare due volte una stessa incombenza. Nonostante la storia lacunosa, si tratta di una single player che difficilmente vi pentirete di giocare, un aspetto non certo secondario quando si parla di FPS.

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Cartoline da Vekta City… e dintorni!

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Bello da soli, bellissimo in compagnia…

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Il motion capture ha permesso di ricreare un set di animazioni precise e verosimili.

Il multiplayer di Shadow Fall, quasi a sorpresa, è una vera chicca, forse persino migliore della controparte in solitaria. Lato infrastruttura non abbiamo assistito a fastidiosi intoppi nel matchmaking e più in generale nelle sfide online (disponibili, ricordiamo, per un massimo di 24 giocatori). Gli incontri offrono un buon sistema di bilanciamento, e la varietà di contenuti proposti può soddisfare tranquillamente anche i palati più esperti ed esigenti. La modalità Warzone vince e convince, grazie anche alla possibilità di mescolare nella stessa partita tipologie di scontro differenti. Guerrilla, dal canto proprio, si riconferma maestra nella creazione di mappe per sfide multiplayer, dimostrando doti di map-design che farebbero comodo a molte software house.

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Meglio un’uccisione stealth, un attacco diretto o un fucile da cecchino?

Personalizzazione è la parola d’ordine del comparto multi. È possibile modificare una quantità impensabile di parametri di gioco, cambiare gli hot spot della specifica battaglia o specificare classi e armi rigorosamente custom: non è ancora possibile creare l’incontro dei propri sogni, ma ci siamo parecchio vicini. Le opzioni su cui agire sono così tante da garantire un’esperienza di gioco longeva e duratura, visto che raramente uno scontro sarà identico a quello precedente. E in un mercato come quello attuale, dove una componente multiplayer valida deve assolutamente garantire varietà e qualità, questi sono aspetti che fanno la differenza.

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In Shadow Fall, nessuna arma è inutile o superflua.

Chiudiamo la disamina spendendo qualche parola sul comparto tecnico del gioco che, inutile girarci intorno, è davvero next-gen. Graficamente Shadow Fall è superiore anche all’ottimo Assassin’s Creed IV: Black Flag, che offre sì panorami gargantueschi e un level design ineccepibile ma sfiora soltanto la cura maniacale del dettaglio dei grafici di casa Guerrilla. Il nuovo Killzone vince a mani basse il premio di titolo visivamente più appagante del lancio di PS4 (il paragone con NBA 2K14, anch’esso autentico mostro, è alquanto sterile vista la totale divergenza del genere di giochi): la ricchezza dei dettagli delle ambientazioni farà scuola negli anni a venire, le animazioni sono fluide e realistiche, gli effetti particellari e volumetrici sono al limite del fotorealismo. Difficilmente a Vekta City non poserete il pad per contemplare il brulicante universo futuristico che vi circonda. Lato sonoro, difficile non accorgersi di un piccolo problema di bilanciamento delle componenti audio, con la maestosa colonna sonora e gli FX della battaglia pompati sulle casse ad un volume maggiore di quello delle voci, non sempre perentorie e squillanti. Il voice over, volume a parte, è intenso e convincente: nulla che chiunque abbia già provato Killzone 3 non sapesse.

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Le location esterne si perdono a vista d’occhio: il tutto a vantaggio dell’esplorazione.

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Un primo passo verso il futuro…

Killzone: Shadow Fall, prima escursione del franchise di Guerrilla nell’universo nascente di PS4, è un gioco solido e robusto, che già da ora lascia presagire un futuro interessante per gli shooter e per l’intera industria videoludica a venire. Chiunque fosse in attesa di una vera e propria rivoluzione nel genere, a malincuore, dovrà rimandare l’appuntamento a data da destinarsi: sono ancora presenti difetti anacronistici quali una sceneggiatura imperfetta o una AI a dir poco danzerina, a fianco di un’offerta sì valida ma non certo inedita nello showbiz del videogioco. La next generation di Guerrilla è leggermente differente da quella che si aspettava l’utenza PS4, che tuttavia potrà godere di un impianto grafico impressionante (a conti fatti, il solo portabandiera del salto generazionale), di un multiplayer ben congeniato e frenetico e di un drone specializzato nell’ammazzare Helghast.

Ogni transizione ha un proprio punto di partenza, e Killzone: Shadow Fall rappresenta il primo mattone verso il nuovo concetto di videogioco secondo Sony. Un primo passo con ottimi pregi e innegabili difetti, ma se quanto di buono elencato non merita una recensione positiva allora, è il caso di dirlo, non se la merita nessuno.

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Bello, simpatico, intelligente e super esperto di videogiochi, ha sviluppato un'incredibile capacità nello scrivere cazzate.. Gioca ai giochini elettronici dall'86 e ci scrive a riguardo dal 2006 o giù di lì.. Ma non fateglielo notare, che poi si monta la testa..

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